Il dopo’Referendum’ catalano

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I commentatori politici si soffermano sui gravi errori della corona spagnola e del premier Rajoy, eletto Presidente del Governo grazie alla astensione dei socialisti, e giustamente criticano le violenze sulla popolazione, da loro ordinate alla polizia per impedire il referendum catalano. I più attenti ritengono che la loro insipienza abbia ora approfondito il solco tra Madrid e Barcellona e paventano una situazione di non ritorno.

A questo punto, poco importano sia la dietrologia sullo zampino finanziario di Soros & globalizzatori vari, sia le informazioni sulla inattendibilità di cifre e percentuali emersi da un Referendum senza nemmeno la parvenza di un minimo di controllo democratico; oggi, quegli oltre 800 feriti e le immagini delle violenze portano dritto alla secessione della Catalogna dalla Spagna.

Non sarà il colpo mortale per il ‘toro’ Europa, come non lo è stato la Brexit, ma dietro la banderilla Catalogna ci sono quelle degli altri popoli che reclamano la propria indipendenza da Stati entro i cui confini sono stati inseriti per antiche acquisizioni-cessioni tra casate reali.
L’Europa delle ingiustizie e delle sperequazioni sociali si regge sul sostegno politico e mediatico dei partiti e dei media della grande finanza e questo sostegno viene ripagato da politiche che indeboliscono la sovranità popolare a vantaggio del potere globale di banche e multinazionali; ma sono proprio queste politiche a renderla debole e invisa ai popoli europei.
Tutte queste spinte, indipendentemente dalle diverse ragioni storiche, dall’ orientamento politico che ne è egemone e dal diverso consenso (quelle catalane erano una netta minoranza, prima della infinita serie di errori di Governo e Corona, mentre quelle balcaniche furono gestite da USA e NATO per disgregare la Jugoslavia, portando Slovenia, Croazia e Bosnia in orbita tedesca) sono come delle banderillas che, dopo la vicenda catalana, saranno rilanciate e sostenute, dalle fondazioni e Onlus di Soros & globalizzatori complici, per stremare il toro Europa.

E’ curioso che i colpi più duri sin qui sferrati all’Europa, progettata nel 1927 dal Conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi (la cui somiglianza con Draghi è anch’essa singolare), siano venuti dalla monarchia inglese (che guida le logge massoniche globali) e dalla, debilitata, monarchia spagnola, mentre un altro Conte, Paolo Gentiloni Silveri, nobile di Filottrano, Cingoli e Macerata, è stato posto alla guida dell’Italia (e c’è ancora chi crede che i ‘fratelli’ siano una associazione politica della borghesia contro la nobiltà).

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Analizzando le ragioni socio-economiche che mettono questa UE ed i partiti che la gestiscono (Popolari & Socialdemocratici) contro la sovranità e gli interessi dei loro popoli per servire quelli delle grandi banche e delle multinazionali (testimoniato dal grande consenso ai partiti ‘euroscettici’, o che come tali si presentano, in Grecia, Italia, Inghilterra, Francia ed ora nella stessa Germania) si possono comprendere le ragioni politiche che, contrariamente a quanto sarebbe necessario per una efficace gestione delle comunità e dei beni comuni, stanno spingendo i governi europei (PPE & PSE) come quello italiano, a centralizzare ancor più il potere decisionale contrapponendosi alla partecipazione democratica delle autonomie locali.

Personalmente, resto fedele al progetto della Democrazia Diretta esercitato dalle Assemblee Sovrane delle Comunità (che elaborammo ai tempi di ‘Per il Comune’) in grado di unire e valorizzare tutte le spinte sinceramente autonomiste, ma ora, come allora, so benissimo che quella è una Europa Dei Popoli, che è di là da venire …

La priorità resta quindi quella di sconfiggere la grande finanza globalizzatrice che persegue per vie dirette e/o per vie traverse la propria necessità di distruggere –indebolire gli stati sovrani, per assorbirne tutto il potere e le competenze .

Perciò, se i catalani non riusciranno a liberarsi dalla egemonia degli uomini di Soros & soci che già vogliono gestire una Catalogna indipendente da Madrid, ma dipendente da loro, questo si tramuterà in un danno per quel popolo e per gli altri popoli e nazioni europee.

 

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Nikola Tesla: anche il caso fa la storia

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La visita alla casa natale di Tesla consente di farsi un’idea della sconfinata genialità di questo scienziato rimasta per decenni oscurata, nonostante la ventina di lauree honoris causa conferitegli.

Il furto e l’occultamento dei  suoi studi, esperimenti  e brevetti da parte  di altri ‘inventori’(tra cui il nostro Marconi, per quello della radio), delle multinazionali e dei servizi segreti, civili e militari, USA,  hanno privato l’umanità degli straordinari sviluppi civili delle sue invenzioni e intuizioni.

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Libro su l’FBI e Tesla

Ciononostante sono 700 le invenzioni e circa 300 i brevetti che hanno cambiato il mondo (Nikola Tesla: le 10 invenzioni che hanno cambiato il mondo , https://www.aprireazienda.com/invenzioni-nikola-tesla/) e arricchito banche e e multinazionali USA, diversi altri sono stati posti sotto segreto dalla FBI ( fu lo stesso J. Edgar Hoover, capo dell’FBI, a dichiararle “most secret”, vista la natura delle invenzioni di Tesla e dei suoi brevetti).

Prima che la Continental Edison Company lo  ‘pescasse’ nel 1882 a  Budapest , dove lavorava alla compagnia dei telefoni, per portarlo a Parigi, e due anni dopo negli USA, Tesla aveva abbandonato gli studi alla Università tecnica di Graz. (Charles Batchelor, suo superiore alla Continental,  scrisse a Thomas Alva Edison, nella lettera di accompagnamento “Conosco due grandi uomini: uno siete voi, l’altro è questo giovane”. Edison assunse Tesla nella sua azienda Edison Machine Works).

20987667_1648839741824806_1353719078_nSmiljan, Croazia, casa natale di Tesla, pannelo con i numeri dei suoi brevetti

Approfondendo le cause di tale abbandono scopriamo che fu un funzionario dell’Impero Austro-Ungarico, a togliergli senza alcuna motivazione l’assegno – borsa di studio dell’esercito per gli universitari delle zone di confine croate.

Come sarebbe cambiata la storia economico-politica del mondo se Tesla avesse terminato gli studi in Austria e poi a Praga, senza dover andare a lavorare per la Edison a Budapest e poi a Strasburgo e definitivamente negli USA ?

Cosa sarebbe successo se le sue scoperte e invenzioni, invece che negli USA a beneficio delle loro banche, industrie e multinazionali della energia, comunicazioni, industria bellica (i motori inventati da Tesla sono ritenuti la base della seconda rivoluzione industriale), si fossero sviluppate in quegli anni in Europa?

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Con la produzione di energia infinita e la sua gratuita fruizione da parte delle persone non avremmo avuto la concentrazione di potere finanziario-politico nelle mani dei Rockefeller (petrolio),  così come le applicazioni militari delle scoperte di Tesla, dal radar al ‘Bulbo di Tesla’, ecc. , non sarebbero state  USA , ma austro-ungariche prima e croato-serbe poi, e oggi avremmo un altro mondo.

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Citazione di Nikola Tesla

Certamente migliore, visto che la potenza politico-economica delle banche e multinazionali USA è servita per creare guerre a go go, l’uso della bomba atomica e l’asservimento di gran parte dei popoli del pianeta .

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Particolare della parete che ospita copie dei libri dedicati nel mondo a Tesla. Molti parlano di una morte ‘non naturale’, utile agli interessi delle multinazionli dell’energia e dell’industria bellica

Info :

 

 

 

Dopo Salvini, su fiscal compact Renzi copia anche ‘sovranisti e populisti’

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Il primo banchiere di Renzi  si è (o è stato) suicidato*.

Pare che Serra & Banchieri Rothschild non intendano imitarlo e abbiano dato gli 8 mesi al loro ex Presidente; per questo Matteo Renzi , dopo aver copiato il ‘razzista’ Salvini sulla immigrazione clandestina, ha deciso di copiare anche i ‘ sovranisti e populisti’ che si oppongono al fiscal compact (**), che il suo PD ha messo in Costituzione (!),  pur di recuperare consensi, sostegni  e voti per le prossime elezioni politiche.

I globalizzatori germanocentrici, su pressioni dei banchieri,  prima di scartarlo a vantaggio del Conte Gentiloni o di Franceschini, gli hanno dato un tacito lasciapassare (come quello pre-referendum) per poter dire minchiate elettorali fino alle elezioni, ma qualcosa pare non aver  funzionato:  o lui ha tirato troppo la catena o qualcuno non era a conoscenza dei taciti accordi .

Sta di fatto che all’eurogruppo hanno impallinato e deriso la sua proposta, ‘a reti mediatiche unificate’, di alzare il debito al 2,9% per 5 anni ***.

Da bravo pokerista Matteo fa finta di nulla,  anzi (sulle orme dell’altro pargolo sorosiano, Tsipras) gioca la carta di presentarsi agli italiani come strenuo combattente contro la Commissione, la BCE e la Merkel.

Ora, lui, Piagnone Richetti e Martina (il sosia di Fassino), hanno aperto una lunga campagna elettorale e gireranno l’Italia, sul treno e sui media, con la scusa del libro acchiappavoti di Matteo. Un estremo tentativo di riorganizzare le truppe renziane rimaste nel PD, e di recuperare i ‘fratelli’ e gli opinion leader, di centrodestrasinistra, delle varie regioni e città.

Nonostante lui e le due scimmiette (la terza rimarrà acquattata nei Boschi) non manifestino dubbi o paure, dentro al PDirenzi e nel Governo Renziloni, c’è chi, ligio agli input dei globalizzatori germanocentrici, fa trapelare il proprio dissenso.

Loro, e alcuni giornalisti, pensano che i bluff di Renzi finiranno per favorire chi, come Lega e 5 Stelle dice questo da anni, alienando all’attuale gruppo dei ‘Leopoldini’, impadronitisi del PD, la solidarietà dei popolari, dei socialdemocratici europei e dei loro burattinai della grande finanza, .. e vede già il masso in fondo al tunnel ..

(*) https://www.pressreader.com/italy/libero/20150304/281479274875666

(**)  https://it.wikipedia.org/wiki/Patto_di_bilancio_europeo

(***)  http://www.lastampa.it/2017/07/11/economia/lue-ignora-le-proposte-di-renzi-parliamo-con-ghttps://it.wikipedia.org/wiki/Patto_di_bilancio_europeoentiloni-e-padoan-e0uyUu0cLSEYNVBKuOruDO/pagina.html

 

 

Amarcord. NAPOLITANO & COMPLICI AVEVANO LA LORO ‘MISSION’ GIA’ DAL 2006

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Parisi era venuto al Senato i primi di febbraio 2007, più che altro per appuntarsi sul petto la medaglia di chi “portava a casa” una nuova base militare americana in Italia, in aggiunta a quelle imposte, 62 anni prima, dagli occupanti della nostra nazione sconfitta.

Ma vari fattori, complicarono la questione. Il leghista Calderoli, annusata l’aria delle riserve di una parte dei DS e di Rifondazione sul come si era posto Parisi, presentò un ordine del giorno di elogio e pieno sostegno al Ministro della Difesa, per contro, dopo ripetuti incontri della maggioranza venne fuori uno scarno testo di risoluzione che “prendeva atto” delle dichiarazioni del Ministro. La risoluzione Calderoli prese più voti di quella della maggioranza, poiché fu votata anche da alcuni senatori della Margherita.

Fu quindi un pesante smacco per il Governo.

D’Alema dopo pochi giorni dichiarò, alla stampa, che sarebbe andato lui di persona in Senato a sistemare le cose. Nel giro di pochi giorni giocò anche il jolly: “Se il 21 febbraio vado sotto, io mi dimetto”. A ruota, Napolitano: “Un governo, in politica estera, deve avere una sua autonoma maggioranza in Parlamento”. Ergo, se si dimette D’Alema, dovrà dimettersi anche Prodi.

Prima della puntuale ricostruzione di quella seduta, che qui esporrò, è utile anche considerare che :

  1. All’indomani del voto politico 2006, di fronte alla risicata maggioranza di Prodi in Senato, gli opinionisti e l’insieme dei media con La Repubblica di De Benedetti in testa, rilanciarono il modello della “Grosse Koalition”, sperimentato in Germania (giunto poi in Italia con i successivi ‘Governi Napolitano, non eletti’). Ma se il tema politico del dopo voto 2006 erano i soli 5 (cinque ) senatori di differenza, perché non venne offerta la Presidenza del Senato al PDL che la rivendicava ? Ciò avrebbe portato la differenza a +6, visto che il Presidente non partecipa alle votazioni. In verità le opposizioni rivendicarono la Camera, che era sempre servita per  la rappresentanza della opposizione (Pietro Ingrao, Nilde Iotti), ma Bertinotti minacciò sfracelli pretendendo il rispetto degli accordi con i DS e così il centrodestra spostò la sua richiesta di garanzia/visibilità sul Senato. Qui però a puntare i piedi fu Marini, supportato da quasi tutti i Popolari-Margherita.     Con l’elezione di Marini, la differenza scendeva a +4, che poi divenne di 2, con l’acquisto di De Gregorio, passato da IDV a Forza Italia, quindi, uno in più al CD e uno in meno al CS.

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    C’erano tensioni interne alla maggioranza, ma soprattutto tra la maggioranza e movimenti di popolo nel paese, sui temi del precariato, della guerra e nuova base militare USA a Vicenza, dell’ambiente, delle privatizzazioni e della distanza tra la casta dei politici ed il popolo (enorme successo del libro di Rizzo-Stella).

  3. I DS avevano platealmente invitato Casini ad entrare in maggioranza e un Bertinotti più preoccupato della sua poltrona di Presidente della Camera che dell’Italia, nel mese di febbraio 2007, aveva mandato messaggi di completa apertura, dietro al velo di un: “Purché non si stravolga il programma”. Follini era il ‘pontiere’ che per settimane, tra riunioni, pranzi e cene, aveva lavorato alla preparazione dell’allargamento della maggioranza.

                          ***

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La mattina del 21, mentre in aula si sviluppava la discussione sulla relazione D’Alema, la capogruppo Finocchiaro mi fece chiamare e mi disse che le cose stavano precipitando.

“.. Mancano ancora Scalfaro e Pininfarina, la Montalcini non sta bene mentre la discussione sarà lunga; Andreotti non si sa cosa deciderà di fare (durante la seduta presentò una risoluzione per la liberazione del soldato Shalit, che ovviamente, tutti gli votarono, sia per ingraziarselo pensando al successivo voto su D’Alema, sia per non mettersi in cattiva luce rispetto alla potente lobby sionista-mediatica e bancaria, quel giorno presente anche in tribuna oltre che in aula con i suoi senatori), Cossiga è imprevedibile, ma ha già parlato con D’Alema ..”, e alla fine, “Vedremo quale situazione si presenterà dopo la replica…”; poi mi consegna ad un suo collaboratore che, numeri alla mano, simula varie ipotesi sulla votazione per indurmi a votare a favore.

Dopo un po’ la Finocchiaro ritorna e dice che gli altri voti dei senatori contro la guerra sono già garantiti, siamo rimasti solo io e Turigliatto che ora abbiamo la responsabilità sulla vita del Governo.  Così le ricordo che 20 giorni prima noi senatori contro la guerra, avevamo preso contatto con il Ministro Chiti (che era stato garante dell’accordo dell’autunno 2006, per avere il nostro voto a favore delle missioni di guerra, in cambio di un ritiro programmato fissato in 9 punti, oggetto di altrettante mozioni accolte, e poi, dopo 1 anno, ‘tradite’  dal governo) chiedendo  al Governo di mettere il ‘voto di fiducia’.

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Con l’istituto del voto di fiducia, l’oggetto del voto non sarebbe più stato “Restiamo in guerra, nuova base militare americana e nuovi accordi militari con Israele”, ma sarebbe diventato “Governo si, o governo no”. Chiti ci rispose allora ( e Franceschini, capogruppo DS/Margherita alla Camera, me lo confermò personalmente) che era una discussione aperta, che anche nel Governo c’era chi voleva mettere la fiducia, ma che sarebbe passata la scelta di non farlo, sia per non forzare i lavori del Parlamento con troppi voti di fiducia (Napolitano era irresoluto ?!), sia perché mettendo la fiducia si sarebbe impedito il voto a favore dei “non componenti della maggioranza” (!?), in effetti sulla guerra, sia Blair, in Inghilterra, che Shroeder, in Germania, avevano avuto maggioranze trasversali, per supplire alle astensioni ed ai voti contrari delle sinistre e dei pacifisti dei loro parlamenti.

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Nel salutare la Finocchiaro ribadii che non ci sarebbe stato verso di farmi votare a favore della guerra, al massimo avrei potuto non partecipare al voto, in modo da ridurre il quorum da raggiungere, come avevo visto nelle varie ipotesi fattemi dal suo collaboratore.

Nel dibattito in aula, molti senatori della maggioranza, almeno 7,  avevano intanto espresso critiche durissime alla relazione; l’UDC le cavalcò per dimostrare che quella era la debolezza del Governo Prodi ed esprimendo grande apprezzamento per D’Alema che, così dichiararono in aula,… ‘aveva costruito un ponte verso la politica estera dei governi democristiani’.

Cossiga invece non terminerà l’intervento, chiedendo di metterlo agli atti…così non udii in aula quanto lessi solo l’indomani in segreteria e che ognuno può andare a leggere negli atti parlamentari.

 … “Vedo che lei va affermando erroneamente che i nostri militari in Afghanistan prendono ordini solo e soltanto dai comandanti italiani. Sembra che lei, e me ne duole, abbia dimenticato ormai le nozioni fondamentali sulla catena di comando della NATO, che così ben aveva appreso a Palazzo Chigi, ai tempi dell’intervento unilaterale degli Stati Uniti contro la Repubblica di Jugoslavia, quando lei con grande coraggio schierò l’Italia accanto all’alleato d’oltre Atlantico, e anche autorizzò i duri e spietati bombardamenti aerei contro Belgrado e le fondamentali infrastrutture militari e civili serbe, bombardamenti che dopo trentasette duri giorni piegarono, grande successo della politica democratica del celebrato duo “unilateralista” Clinton-D’Alema, il Governo comunista di Milosevic, e portò all’occupazione del Kosovo, occupazione che ancora oggi dura. E a quei bombardamenti parteciparono, per volontà e decisione del Governo, con decisione e perizia, numerosi aerei dell’Aeronautica militare e della Marina militare, i cui comandanti ed equipaggi ella, con grande dignità, ringraziò per il coraggio e la professionalità da essi dimostrata nella sua, mi creda, dai nostri militari non dimenticata visita alla base di Gioia del Colle”…,”Rimarrò quindi idealmente, signor Ministro, al “centro”, anzi al centro-sinistra con il trattino, come ai tempi del suo Governo, di questa Assemblea, e voterò caso per caso, secondo quello che sarà il mio convincimento, libero da vincoli anche solo di amicizia politica, ma senza venire meno ai vincoli di amicizia personale che mi legano a molti, e a lei in primo piano, signor Ministro, che militano nel centro-sinistra”.

Al ritorno dall’incontro con la Finocchiaro informai subito il sen. Boccia, segretario d’aula, della mia decisione di non partecipare al voto, lui mi batté una mano sulla spalla dicendomi che se proprio non ce la facevo a votare a favore della guerra, quella era la scelta giusta, e aggiunse che era preoccupato perché mancavano ancora Scalfaro e Pininfarina. Ad una mia domanda rispose che se gli altri senatori ‘contro la guerra’ avassero votato a favore, il Governo sarebbe passato, anche perchè con Pininfarina eravamo sicuri, garantiva D’Alema; tra Cossiga e Andreotti, dopo la replica un voto sarebbe arrivato, mentre l’altro poteva anche non partecipare al voto.

Nei giorni successivi pensai che lui, o era un bugiardo patentato o non sapesse nulla della torta che era stata preparata per far cadere il Governo.

Terminato il dibattito, arrivarono le conclusioni di D’Alema.

Prima disse che non voleva i voti della minoranza perché la sua politica estera era in discontinuità con quella praticata dai loro governi (ma se ci avevano detto  di fiducia per avere l’appoggio anche da settori della minoranza !?);  poi, mentre nella relazione aveva glissato su Vicenza, dicendo che il Senato ne aveva già discusso con Parisi, disse addirittura che la nuova base era un necessario allargamento dell’altra base americana già esistente, e  ‘In cauda venenum’ concluse: “Chi condivide la politica estera del Governo la voti, chi non la condivide voti contro, anziché dire che la sostiene dicendo che è un’altra da quella che è !”

Ci siamo cercati con gli sguardi, tra tutti i senatori contro la guerra più, altri “simpatizzanti” (gli stessi che durante la giornata, dentro e fuori dall’aula ci avevano rassicurato che nelle conclusioni avremmo potuto cogliere gli aggiustamenti di tiro che, grazie alla loro mediazione, si erano  ottenuti e tra questi l’exit strategy dall’ Afghanistan, cioè quello che gli avevamo già chiesto e non ottenuto nel 2006), e gli sguardi attoniti e stralunati, esprimevano chiaramente un : “Ma che c…o sta dicendo !?!”

Poi ci furono le dichiarazioni di voto. (http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=15&id=253523);

questa la registrazione della mia

(http://video.google.com/videoplay?docid=-5869184715324334471); successivamente, in un clima tesissimo si passò alla votazione, allora sfilai la mia tesserina, risultando assente.

Assente risultava anche Turigliatto, uscito dall’aula (e solo l’indomani verificai che assenti in Congedo (!) risultavano pure i senatori di maggioranza: Scalfaro e Vernetti. Un’altra domanda mi sorge spontanea: perché in aula non lo sapeva nessuno?)

Durante il voto “elettronico simultaneo”, man mano che sui due pannelli che danno conto delle espressioni di voto dei singoli senatori, si accendevano le luci verdi “a favore”, rosse “contrari”, bianche “astenuti”, si moltiplicarono le pressioni per farmi votare a favore (tralascio tutte le espressioni usate, e gli oggetti tirati, tra i lanciatori notai Rosa Calipari, eletta in Senato per ‘compensare’ l’uccisione in Iraq del marito Nicola, agente dei servizi italiani, da parte dei militari USA).

Intanto Marini non chiudeva mai la votazione elettronica…durò quasi 5 minuti … in Senato non era mai successo e non successe più!

Durante questi minuti, qualche senatore convinto che i giochi fossero già fatti senza doversi esporre e lasciando il cerino in mano alla sinistra interna alla maggioranza, si accorse, o gli fu fatto notare che, invece, il Governo rischiava di farcela, così all’ultimo secondo del lungo recupero stabilito dall’arbitro Marini, si accesero due lucine rosse (voto contro) sul tabellone elettronico (ci sono i filmati), di fronte agli scranni di Andreotti e Cossiga.

Marini, lesse il risultato della votazione: “Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo (sic), mediante procedimento elettronico: Senatori presenti 319; senatori votanti 318 (perché Marini non poteva votare); maggioranza 160; favorevoli 158; contrari 136; astenuti 24, il Senato non approva”. Quindi, per chi non è idiota, se io e Turigliatto avessimo votato a favore, il risultato sarebbe stato: senatori presenti 321, votanti 320, maggioranza (votanti/ diviso 2/ +1) 161, favorevoli 160…..il Senato non approva !!

Pochi minuti dopo scattò la campagna che era già stata preparata e si sprecarono cronache e notizie d’agenzia sui due senatori che avevano fatto cadere il Governo. Una campagna indecente a cui presero parte anche i media ferraresi a guida Franceschini (DS-Margherita), L’Unità, il Carlino la Nuova Ferrara, Telestense e le varie radio ex DC.

Mentre Prodi andava da Napolitano per le dimissioni, l’UDC emetteva un comunicato che poneva il tema dell’allargamento della maggioranza e faceva circolare i nomi di nuovi Presidenti del Consiglio che loro avrebbero votato: Marini, Amato, Dini o altra figura “tecnica”.

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Poco prima di mezzanotte, Napolitano decise a sorpresa  di non accettare le dimissioni del Governo Prodi, rinviandolo alle Camere.

Sarebbe un bel pezzo del puzzle, sapere chi fece cosa, in quelle frenetiche ore (da Berlusconi all’Ambasciata USA, dalla Superloggia massonica a Israele, dal Bilderberg alla Trilaterale, ecc..) ma la sostanza fu il dietrofront di Casini e un flop dell’imboscata a Prodi.

Alle prime luci dell’alba l’UDC emise un comunicato in cui prendeva atto del mutato clima politico e si sganciava dagli sviluppi della crisi.

Le camere votarono la fiducia, con la maggioranza che con l’arruolamento dello ‘scafista’ Follini, dalla minoranza alla maggioranza, tornava a +4,  e con Prodi che successe a se stesso.

A luglio, il Governo Prodi superò la seconda imboscata, preparata da Dini, ma poi cadde alla terza, ordita nel gennaio 2008.

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Questo assalto decisivo fu ‘corale’, da ‘Anno Zero’di Santoro al Corriere, ma testa d’ariete fu il gruppo editoriale L’Espresso di proprietà di De Benedetti (tessera n°1 del neonato veltroniano PD) che sviluppò una ampia campagna mediatica contro il Ministro Mastella e sua moglie, rei dei medesimi reati/comportamenti clientelari (nomine di presidenti USL e primari ospedalieri di ‘fiducia’) di tutti gli altri partiti del centrodestrasinistra.

Mastella e quasi tutti i suoi uscirono dalla maggioranza e Napolitano sancì la crisi.

Marini fu incaricato, insieme a Bianco, di condurre le false consultazioni sulla ipotesi di dar vita al un ‘Governo tecnico’, con il solo compito di fare la Riforma Elettorale e gestire  l’ordinaria amministrazione. Il mio colloquio con loro fu molto strano, e quella che credetti rassegnazione, si rivelò condivisione della strategia Napolitano-Veltroni.

Infatti, al rientro dalla consultazione, mi fermai a pranzo in un ristorante della zona e lì mi capitò di udire il famoso Scarpellini parlare (a voce alta per vantarsene), con la segreteria di Veltroni che gli aveva chiesto contributi per un concerto (non so se fosse Odovaine), da cui io, il titolare  e altri astanti apprendemmo che l’indomani Veltroni  si sarebbe dimesso da Sindaco di Roma per candidarsi a Premier nelle ormai certe elezioni politiche anticipate.

La trombatura di Marini alla  Presidente della Repubblica non è che la minima parte del conto che lui e i suoi complici dovrebbero pagare per le trame di palazzo con cui ci hanno preso in giro

(nonostante Renzi, che l’ha bocciato, e Mattarella che ha preso il posto che a lui avevano promesso, non siano persone e politici diversi e/o migliori di lui).

TERRORISMO: la creatura è andata fuori controllo

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La monarchia inglese è a capo delle logge massoniche globali ed i servizi segreti militari inglesi sono coinvolti, non meno di quelli americani ed israeliani, nei progetti del Bilderberg e della Trilaterale di usare gli estremisti wahhabiti, salafiti e jihadisti, per demolire il socialismo arabo, creare la guerra di religione con l’Islam e dentro l’Islam tra sunniti e sciiti, con i previsti e funzionali effetti collaterali delle migrazioni e del terrorismo in Europa, che deve rinunciare ai raggiunti livelli di diritti civili, sociali ed economici.

Ancora una volta però il diavolo ha dimenticato il coperchio e prove alla mano è ora impossibile, per i conservatori come per i laburisti inglesi, per i democratici come per i repubblicani americani, per i popolari come per i socialdemocratici italiani (o qualcosa arrivato da lì), sfuggire alla responsabilità  di aver creato e alimentato il terrorismo.

I ‘pensatori’ delle università, fondazioni e istituti geopolitici finanziati dalle famiglie egemoni del finanzcapitalismo globalizzatore, sanno che i loro mandanti non si fanno certo impastoiare da questioni di coerenza o di principio e hanno quindi sfornato una enorme ‘strambata’.

Ora il nemico, annunciato dopo la visita di Trump e l’enorme fornitura d’armi ai criminali al potere in Arabia Saudita, è lo stato islamico dell’ISIS (che da alleato diventa nemico, come gli USA già fecero con Saddam, dopo averlo usato nella decennale guerra contro l’Iran), insieme al Qatar che fa da ‘capro espiatorio’, accusato di essere il vero e unico finanziatore sostenitore dei terroristi, ma che in realtà paga il prezzo di non aver sposato i piani per la nuova fase, la guerra delle monarchie del Golfo contro l’Iran.

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Una decisione sciagurata che porterà nuovi massacri e che difficilmente si rivelerà vincente, ma purtroppo per noi quand’anche Sauditi e servizi vari comunicassero il contrordine ai loro accoliti entrati in Europa e ai 5000 Foreign fighters rientrati da Siria e Libia, l’odio che è stato seminato non si dissolverà in tempi brevi.

 L’ultimo attentato terroristico di Londra, attesta che l’odio ‘antioccidentale’ coltivato tra gli immigrati musulmani dagli imam appositamente inviati e finanziati da Arabia Saudita e Qatar, nelle moschee europee ne ha fatto una fabbrica di apprendisti terroristi, in grado di operare anche senza la regia e la supervisione dei foreign fighters dell’ISIS e/o di bande terroristiche varie, addestrate da Nato, CIA o Mossad (per colpire Milosevic, Gheddafi o Assad).

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Le finte cinture esplosive e i coltelli da cucina invece di mitragliatori e bombe, danno la cifra esatta di questa situazione, militarmente inconsistente ma strategicamente e politicamente devastante e in grado di sancire una ‘rottura’ con l’intero quadro geopolitico esistente.

 “Theresa May ha sostenuto che la battaglia contro il terrorismo è in primo luogo, ideologica, ed è una battaglia per i valori. Ma soprattutto ha detto che è finita l’era della tolleranza nei confronti dell’estremismo e ha fatto capire che non ci saranno più cautele dettate dal rispetto della società multiculturale.” http://www.corriere.it/esteri/17_giugno_04/may-l-attacco-londra-quando-troppo-troppo-65c1491e-490d-11e7-bdef-f5dafe5374ed.shtml

Penso sia una questione rilevante che porterà al ‘Game over’ per l’attività delle Onlus finanziate da Soros, Rockefeller, Rothschild e dai nuovi miliardari cia-sion proprietari dei social e di Silicon Valley, coop e Comunione e Liberazione a nostre spese ospitanti, che dovranno riciclarsi in altre profittevoli attività.

Fino ad oggi su guerre ‘per la democrazia e i diritti umani’, che hanno portato milioni di morti e di profughi, hanno operato soggetti, lobby e cordate diverse , dalla estrema sinistra alla estrema destra, chi contro la guerra (o che fosse ‘breve’ ?!), chi a favore; chi per il dovere di accogliere tutti , chi per chiudere a tutti, ma dietro di loro la regia era unica.

Chi era finanziato per alimentare le ragioni del risentimento socio-culturale-politico e religioso verso l’occidente, ignorava che la stessa mano loro ‘benefattrice’ alimentava anche le ragioni della paura dell’invasione della cultura, della destabilizzazione sociale e delle infiltrazioni terroristiche in Europa.

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Senza saperlo, tanto per stare in Italia, Boldrini , scafisti e coop dell’accoglienza, con lo ius soli e l’eliminazione del reato di immigrazione clandestina, motivati  da generosità, carità cristiana e diritti umani, hanno operato quanto Casa Pound dall’altra parte per l’affermazione dello stesso progetto: preparare e far scattare la trappola del caos e della paura, da cui ora ci faranno uscire loro (grande finanza e sue lobby e logge), ma meno sovrani e con meno diritti di prima (dopo aver distrutto e sputtanato i ‘sinistri’ facendogli costruire o approvare le loro guerre e usandoli per attuare quella immigrazione fuori controllo che nessun sano di mente può ora riproporre).

 

Il Conte racconta e come il capo ha .. la balla pronta

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Gentiloni: ” Dati Istat , crescita incoraggiante ” (?!)

Non più tardi di 1 mese fa, pressato dalla Commissione Europea ha dovuto sistemare i conti del bilancio rivelatisi non credibili. Per evitare il suggerito aumento IVA, aborrito da Renzi  in chiave consenso elettorale da difendere, il Governo Renziloni  per far tornare i conti inseriva un PIL in crescita dell’1,1% che ‘migliorava’di 3 miliardi il parametro del rapporto Debito/PIL.

I dati ISTAT, dicono ora (22 maggio), che il PIL 2017 non supererà l’1% e il Conte Gentiloni  Silveri, nobile di Filottrano, Cingoli e Macerata, nominato da Renzi custode della sua sedia da Presidente del Consiglio dei Ministri, appare trionfante nei TG  fingendo  che questa  sia una ‘buona notizia’ per il Governo e per gli italiani.

Ma Gentiloni e Padoan, già Ministri con Renzi , non sono certo nuovi a darci numeri  ballerini (da ‘balla-bugia’, non da ‘ballo-danza’).

Per il 2016, infatti, il loro governo aveva, nel 2014, previsto di raggiungere l’1,6% di crescita per poi salire all’1,8% l’anno seguente e addirittura fino all’1,9% nel 2019.

Nel documento successivo – varato il 10 aprile 2015 – il loro stesso governo aveva limato all’1,3% la crescita 2016 (1,2% nel 2017), mentre l’anno dopo – l’8 aprile 2016 – , lo stesso governo  sgonfiava la sua previsione all’1,2% (1,2% anche nel 2017).

A queste considerazioni sulla attendibilità delle dichiarazioni dei governi renziani,  va aggiunto che il sacro PIL di sacro non ha proprio nulla essendo già stato artatamente gonfiato del 15 %, motivando tale operazione di ‘finanza creativa’ con la spannometrica valutazione che  a tale cifra ammontino i ‘consumi’ di prostituzione, droga, criminalità & economia sommersa.

Ma debito /PIL è uno dei parametri fasulli di questa UE (unitamente al  folle ‘pareggio di bilancio’) in cui siamo entrati con dei trucchi e con dei trucchi continuiamo a restarci, con la complicità dei controllori (degli stessi partiti-lobby dei controllati).

Nonostante i conti non tornino, la Commissione UE ha concesso un ulteriore rinvio delle misure draconiane per aumento tassazione, IVA e reintroduzione IMU prima casa per redditi alti:

Riguardo a Cipro, all’Italia e al Portogallo, che presentavano squilibri macroeconomici eccessivi, la Commissione ha concluso che non vi sono dati analitici che giustifichino il passaggio alla fase successiva della procedura, a condizione che i tre paesi attuino pienamente le riforme indicate nelle rispettive raccomandazioni specifiche per paese.

Dal testo ufficiale sottolineo elementi contenuti nei due primi punti:

Al punto 1 di tali ‘raccomandazioni’ troviamo “Trasferire il carico fiscale gravante sui fattori produttivi verso imposte meno penalizzanti per la crescita” il che significa caricare tasse indirette (accise, IVA, bolli, ecc.) per alleggerire redditi di famiglia e di impresa, con buona pace del costituzionale ‘pagare in base al reddito’; “(..) un’azione decisa per ridurre il numero e l’entità delle agevolazioni fiscali,(..)” con ciò togliendo anche i residui margini di manovra economica rimasti agli stati dopo la sottrazione di sovranità da parte di BCE e UE, inserita ‘con trucco postumo’ nel trattato di Lisbona.

Al punto 2 troviamo “ Potenziare la lotta contro la corruzione, in particolare riformando l’istituto della prescrizione.” Che uomini politici degli stessi partiti, dicano una cosa quando hanno incarichi a Brussels ma ne facciano un’altra quando stanno al Governo a  Roma è ipocrita in generale, ma sulla corruzione lo è ancor più; se davvero sconfiggere la corruzione è una priorità per popolari e socialdemocratici di Brussellles, perché non chiedono a Renzi e Berlusconi di tirarsi da parte e non puntano su chi quella lotta la condivide davvero ? Ma è ovvio che si tratta solo di un gioco delle parti. Sempre al punto 2 emerge che per la Commissione ci sono ancora diritti da cancellare e salari da abbassare, infatti eccoli chiarire che l’Italia deve “Adottare e attuare rapidamente la legge sulla concorrenza rimasta in sospeso e rimuovere le rimanenti restrizioni alla concorrenza.” Chiaro no ? Bisogna spalancare le porte a chi ha la sede dove non paga tasse e paga i suoi lavoratori con salari e diritti da terzo mondo.

E’ lo stesso Commissario per gli Affari economici e finanziari Pierre Moscovici a fornire la chiave di lettura delle ragioni del rinvio dei provvedimenti che stavano scattando per l’Italia: le elezioni politiche. Vinto in Francia con Macron, vinto in casa con la Merkel, banchieri e multinazionali vogliono vincere anche in Italia con Renzi, poi dopo la festa (gabbato lo santo) a metà 2018 se ne riparlerà e arriverà il conto, con gli interessi, da pagare

Allego link dell’articolo  sulle decisioni della Commissione per l’Italia http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/22/conti-pubblici-ue-chiede-di-rimettere-limu-per-chi-ha-redditi-alti-ma-sul-debito-linea-morbida-niente-procedura/3604349/

SERVA ITALIA, DI DOLORE OSTELLO… Obbligatorietà vaccini.

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Una massiccia e martellante campagna pro vaccinazioni indiscriminate, è stata portata avanti da media, politici e numerosi baroni universitari (le cui ‘ricerche’ sono guidate e finanziate da Big Pharma), censurando le tante sentenze, studi e testimonianze che avrebbero spinto alla cautela, e condendo TG e talk show (senza contradditorio) con dati e notizie ‘strazianti’ quanto ‘fasulle’.
L’ultima è stata quella del bambino con forte leucemia, che ha preso il morbillo da un bambino e quindi si è aggravato; i giornalisti e i politici sono certamente ignoranti e non si curano di approfondire, ma chi ha ‘passato’ la notizia non è certo in buonafede, poiché non ha chiarito che anche i virus di una piccola influenza portano pesanti danni a chi è afflitto da grave leucemia.


Agli studi sull’impressionante aumento di autismo e intolleranze, che qui rinuncio a riportare per brevità e per non sentirmi dire ‘non sei un medico’, dopo la scandalosa decisione del Governo Renziloni, aggiungo 3 considerazioni :


– Se davvero esistono seri problemi di epidemia di morbillo, perché non far produrre un vaccino monodose per il morbillo e, fatti attenti esami ‘pubblici’ su quanto contiene, non si rende quello obbligatorio, invece di spacciare quello polivalente (vaccino bivalente del morbillo e della parotite e il vaccino trivalente del morbillo, della parotite e della rosolia, cosiddetto vaccino MPR), ora prodotto e venduto da Big Pharma ?


– Il fatto che il Trentino Alto Adige sia la regione con la copertura vaccinale più debole, ma anche quella con minor numero di casi verificati, non consiglierebbe cautela e approfondimento invece della fretta imposta da Big Pharma ?


– L’Italia con 12 vaccinazioni obbligatorie ( anti-poliomelitica; anti-difterica; anti-tetanica; anti-epatitica B; anti-pertossica; anti Haemophilus influenzae tipo B; anti-meningoccocica B; anti-meningoccocica C; anti-morbillosa; anti-rosolia; anti-parotite; anti-varicella), diventa ora ‘maglia gialla’ della obbligatorietà dei vaccini (http://www.iltempo.it/…/vaccini-obbligatori-ecco-cosa-prev…/).
Noi ne avevamo 4, insieme a Malta, Grecia e Francia, poi la Francia l’8 febbraio 2017, si è defilata scendendo a 3. In Unione Europea, sopra ai 4 vaccini, Big Pharma è riuscita a portare solo quelli strappati all’URSS e portati sotto il controllo della grande finanza (e delle sue banche e multinazionali): Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Lettonia, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia; mentre il Belgio ne ha 1 (uno) . I Paesi con ‘0’(zero) vaccini obbligatori, sono la grande maggioranza: Austria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito. Non è strano che il tanto decantato modello ‘democratico’& ‘finanziario’ britannico, smetta di esserlo quando non accetta di fare ciò che vuole Big Pharma ?
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Didascalia della foto Sirchia /Lorenzin
SANTA PRESCRIZIONE HA SALVATO PURE LUI !
(da Wikypedia): Procedimenti giudiziari
Il 2 febbraio 2005 è stato indagato per corruzione .
Il 17 aprile 2008 è stato condannato (sentenza di primo grado) a tre anni di reclusione per tangenti nel mondo della sanità, più cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Insieme a lui sono stati condannati i presunti corruttori, in particolare della Haemonetics Italia. Alla condanna sono valse solo le accuse riferitesi a fatti successivi al 2000, mentre per le precedenti è scattata la prescrizione. Il 3 marzo 2010 la sentenza di appello ha confermato l’appropriazione indebita in relazione a circa 300.000 franchi svizzeri sottratti alla fondazione Il Sangue di cui era tesoriere, ma lo ha assolto dall’accusa di corruzione. Per un terzo capo d’imputazione, relativo a 10.000 dollari ricevuti dalla giapponese Kawasumi nel dicembre 2000, i giudici hanno infine dichiarato la prescrizione; altre contestazioni per le quali pendevano accuse di corruzioni erano già state dichiarate prescritte durante il primo grado. La pena è stata così ridotta a 5 mesi di carcere e 600 € di multa: la Corte d’Appello di Milano ha quindi revocato nei confronti di Sirchia anche l’interdizione dai pubblici uffici.

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