Sotto il potere globale del capitalismo finanziario …

Lascia un commento

mai liberi, nè uguali

sisifo    La sinistra/Sisifo continua a seguire chi vuol farle collocare l’antico masso della egemonia della classe operaia sulla cima del monte del popolo. Fa sforzi sovrumani, ma ogni volta che guadagna qualche metro, la naturale forza di gravità fa tornare il masso alla base del monte.

Per preparare e gestire il golpe in Ucraina le fondazioni di George Soros e i servizi NATO hanno reclutato gruppi paramilitari sedicenti nazisti da mezza Europa, Macedonia, Albania e Israele. Decine di uccisioni, stupri e violenze di ogni sorta. Un fatto clamoroso.

Ma partiti e media italiani del centrodestrasinistra non hanno riesumato nessuno slogan su un risorgente nazi-fascismo.

ucra1.jpg

In questi giorni invece, per futili motivi politici (un documento letto da alcuni skinheads durante la riunione di una Onlus a Lodi e una bandiera della Marina militare tedesca dei primi del ‘900, nella camera di un militare a Firenze), è stata scatenata una eccezionale campagna politico mediatica e non c’è stato TG o talk show che non abbia richiamato il pericolo di un ritorno del fascismo, ovviamente collegato al voto populista e anti euro in vari paesi d’Europa.

Parto da qui, sia per evidenziare la ridicola e strumentale montatura fatta dal PD & company alla continua ricerca di espedienti mediatici che facciano da paravento ai disastri combinati dal loro governo dell’Europa, dell’Italia, delle regioni, delle città, delle banche, delle coop, dei sindacati, delle Onlus, ecc., ma soprattutto per cercare, nuovamente, di far emergere la necessità, per chi si ritiene comunista o socialista, di ripensare a idee forza e schemi ideologici ancorati a sistemi, economici e di potere, non più esistenti (anche se non penso che, presso chi si trova più a suo agio nella recita di vecchi copioni, potrò avere più fortuna di 4 anni fa. [1] )

fiat money

Sono molti i sociologi e gli analisti economici che parlano apertamente di proletarizzazione del ceto medio.

La borghesia, dai contadini agli artigiani, dai commercianti ai pescatori, dagli impiegati agli insegnanti, dai giornalisti ai rappresentanti, è stata falcidiata per numero, per reddito, per ruolo sociale e potere politico.

Non va certo meglio alla residua classe operaia.

La portata dei cambiamenti che li ha accomunati, è sottolineata anche dal drammatico dato dei suicidi. Nel solo 2014, i dati ufficiali (sottostimati per una presunta perdita di dignità/prestigio da parte dei familiari) riportano che, in Italia, oltre 200 persone, soprattutto imprenditori e lavoratori rimasti senza lavoro, si sono suicidate per ragioni economiche.

La distruzione/privatizzazione delle industrie pubbliche; le innovazioni di processo e di prodotto che hanno mirato, e tuttora mirano, alla riduzione degli addetti per unità di prodotto; la delocalizzazione degli impianti produttivi verso aree e stati con meno diritti (civili, sociali e politici), la gara tra stati per competere, al ribasso, con altri sistemi paese sul costo del lavoro, sul livello dei diritti e della salvaguardia dell’ambiente; tutti questi aspetti hanno portato ad una riduzione, nel numero e nella forza sociale e politica, della classe operaia.

precario

Al rapido declino di occupazione, salari, welfare e diritti hanno contribuito anche quei partiti e sindacati che ‘sulla carta’ avrebbero dovuto tutelare la classe lavoratrice, ma l’hanno lasciata in balia della globalizzazione/liberalizzazione voluta dalla grande finanza, dando a ciò il nome di ‘progresso’ e di ‘innovazione’, quando non di ‘superamento del nazionalismo’ o di ‘internazionalismo proletario’.

Ma ciò, pur con tempi e modalità diverse, è avvenuto ovunque, dunque non è a causa di questo o quel governo, partito o sindacato.

Negli ultimi 70 anni, con il concentrarsi della ricchezza e del potere reale nelle mani delle famiglie della grande finanza, divenute proprietarie delle banche centrali degli stati, delle multinazionali e dei media, siamo entrati in una nuova fase/organizzazione del potere, quella che Marx definiva come passaggio dal capitalismo industriale al capitalismo finanziario (finanzkapitalism), anche grazie alla creazione, sviluppo e controllo della digitalizzazione.

Il luogo principale di produzione del capitale oggi non è più la fabbrica, ma sono le banche centrali proprietarie della moneta e le istituzioni globali che ne controllano l’emissione, la circolazione e l’utilizzo, e queste sono gestite dalla grande finanza che ne ha fatto l’arma più potente della propria dittatura.

Basti pensare che il denaro impegnato in titoli ‘derivati’ quindi immateriali (non relativi a beni prodotti) è 10 volte il PIL globale, cioè tutto quanto viene prodotto nel mondo. [2]

Questa è la ragione di fondo della perdita di ruolo e di potere della classe operaia, ma anche dell’imprenditore e del ceto medio.

Se non si parte da questo dato di fatto e non si analizza l’attuale struttura del potere, i suoi snodi, le sue ‘casematte’, si rischia di continuare a scrivere di ciò che sta avvenendo senza comprenderne il senso, né chi l’ha fatto accadere [3], fare convegni e manifestazioni tra pochi nostalgici e/o cercare un’improbabile egemonia operaia nella lotta contro un inesistente pericolo di ritorno del nazifascismo.

trilateral

Per affermare ed estendere la sua dittatura globale, la grande finanza, deve fare in modo che gli stati perdano sovranità, dipendano da lei attraverso il debito, abbiano economie deboli, organizzazione sociale in frantumi e il popolo non abbia fiducia in chi li governa, potendolo così pilotare con la paura.

La grande finanza ha concentrato il potere nelle sue mani e controlla ovviamente le banche, ma anche le multinazionali e l’informazione.

Le sue decisioni non seguono percorsi democratico-istituzionali, ma vengono assunte da summit di tipo mafioso e passate alla Superloggia massonica e ad organismi ‘rappresentativi’ della catena di comando (Bilderberg, Trilaterale, CFR, Club di Roma…), per la loro applicazione. Per questo parlamenti, governi e partiti (anche quelli non corrotti) hanno perso ruolo e potere.

Tutto il popolo italiano è oppresso dalla dittatura del capitalismo finanziario e dei suoi servitori; per questo occorre uscire da impotenti (poiché non incidono sui centri in cui si produce il capitale e si esercita il potere) visioni di classe e definire strategie e tattiche per vittoriose battaglie unitarie, di popolo.

loro

L’antifascismo e l’anticomunismo appartengono alla storia, bella o brutta che la si voglia ritenere, e oggi servono solo a rinviare la presa di coscienza che il popolo può liberarsi solo unendo tutte le forze contrarie al dominio del capitalismo finanziario… e a coprire chi, fingendo di combattere per una parte contro l’altra, assolve al compito di tenerci divisi.

  1. https://vk.com/videos452517770?z=video452517770_456239018%2Fpl_452517770_-2.
  2. https://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/11/i-derivati-valgono-10-economie-mondiali-e-la-regolamentazione-resta-lontana/117519/
  3. http://fondazionefeltrinelli.it/come-sta-cambiando-il-capitalismo-occidentale/

 

 

Annunci

Ah, l’Italia …

Lascia un commento

ah, l'Italia

Ascoltando i TG si è potuto apprendere

  • che anche la Boldrini (…venite tutti in Italia, serve gente che lavori per meno soldi e con meno diritti), figlia di genitori politici 1e2 (Vendola-Renzi) e successivamente adottata da altri genitori 1e2 (Lerner-Pisapia), ha innestato la retromarcia pronunciando il nuovo slogan renzian/misitiano: “Agli immigrati dobbiamo garantire buone condizioni di vita a casa loro”, si potrebbe così abboccare e pensare ad un rinsavimento generale dei politici che hanno, sin qui, attuato i programmi di guerre , sfruttamento e migrazioni, voluto dalla grande finanza globalizzatrice; ma sarebbe un errore. Il nuovo copione prevede infatti che di fronte al rischio che media, malavita e rete clientelare con denaro pubblico, non riescano a bloccare il disgusto popolare per le ingiustizie del loro sistema, e che questi sentimenti entrino nelle urne elettorali, i loro attori cambino provvisoriamente d’abito e di ruolo.

    Ma l’immigrazione clandestina continua, protetta dal sistema.

    Dallo stesso TG apprendiamo infatti che 1) Una nave spagnola raccoglie immigrati in acque internazionali e li sbarca, non in Spagna ma in Italia; 2) i clandestini continuano ad attraccare anche su centinaia di piccole barche, e se intercettati, nonostante esista il reato di immigrazione clandestina, vengono subito rilasciati, consegnando loro un invito a tornare da dove vengono, invito che subito stracciano e la cosa finisce lì.

    Mentre qui a Ferrara, Franceschini, di fronte alla insorgenza dei ferraresi verso il migliaio di clandestini dediti a spaccio, furti e prostituzione, ha cercato di coprire la politica dell’accoglienza sin qui svolta, facendo intervenire l’Esercito, ma è solo scena e non fanno nulla; infatti hanno regole d’ingaggio che li rendono impotenti e sono in numero esiguo al punto da non riuscire nemmeno a coprire i tre turni, visto che è il ministro del turismo nonché padrone-padrino di un comune in dissesto finanziario, facesse almeno pagare 50 Euro ai turisti per partecipare al giro della città su mezzi militari..

  • La seconda notizia è un Renzi che si dice dalla parte dei cittadini contro i banchieri. Ma questa camaleontica invenzione è tesa unicamente a creare un polverone sui nodi PD/banche e Renzi/Boschi che stanno giungendo al pettine. Le scene della Commissione d’Inchiesta, quella della contrarietà alla rielezione di Visco a Bankitalia e quella della ‘sfiducia/ rimpallo responsabilità’ tra Consob e Bankitalia, fanno parte dei finti cambi di costume e ruolo per confondere gli elettori più sprovveduti (che, anche per merito dei media, sono tanti).

  • L’altra notizia interna che troneggia nei TG è quella di una legge finanziaria per il 2018 che rinvia aumento IVA e riduzione debito pubblico a quella che dovrà essere adottata il prossimo anno, per il 2019. Ma nessuno può illudersi che la banda della Leopolda si sia convertita alle varianti keynesiane di Moser e Barnard sulla ininfluenza del debito a fronte di una moneta che torni ad essere dello stato, la loro invece è solo irresponsabilità.

    Cercando trucchi e illusioni che coprano i misfatti compiuti nel servire banche e multinazionali, i loro strateghi e consiglieri (che rispondono alla grande finanza) gli suggeriscono mosse politiche e scelte economiche che bruciano le pur minime possibilità di uscita dal cappio del debito pubblico.

    Per partiti e uomini politici che intendono mantenere il loro paese all’interno del sistema di potere cosiddetto liberista, in cui banche e multinazionali decidono liberamente regole del gioco ed eccezioni, il debito pubblico è un vincolo; averlo aumentato negli anni in cui il costo del petrolio e il dollaro forte, da un lato, e la sciagurata politica di taglio a welfare, pensioni e diritti, dall’altro, ne avrebbero consentito una forte riduzione, è stato un tradimento degli interessi nazionali.

    Ora il Governo Gentiloni, costola dei Governi Renzi, con la sua legge finanziaria, persevera nell’errore e arriva a teorizzare l’opportunità di una ‘panem et circenses’ pre elettorale che, per sottrarre consensi a Lega e 5 Stelle ha il dovere di tentare di salvarsi da una purificazione/lavacro elettorale, distribuendo prebende e mancette, a destra e a manca, rinviando i ‘rimedi/stangata’ alla Legge Finanziaria per il 2019, che per effetto di tali rinvii sarà ancor più ‘lacrime e sangue’(ovviamente non per loro & complici ma, ancora una volta, per chi vive del proprio lavoro, chi ha lavorato e chi ancora cerca lavoro).

    Non vi è economista o commentatore politico, di qualsiasi credo politico, ma con residui di dignità, che non rilevi la smaccata natura elettorale di questa legge finanziaria.

    Altro elemento rivelatore è la decisione di rifinanziare, non con i soldi del Pidirenzi, ma con quelli degli italiani, la disastrosa gestione renziana dell’Alitalia, rinviandone l’inevitabile fallimento al dopo elezioni.

Tra poche ore arriveranno i risultati del voto siciliano e speriamo che, nonostante tutto (scarsa affluenza e voto terminato ieri alle 22 con seggi ‘riaperti’ per lo scrutinio 10 ore dopo, con … ‘quasi tutti’ … gli scrutatori e rappresentanti di lista delle famiglie dei boss locali andati a letto) arrivi un’onda che poi giunga fino alle politiche disgregando il sistema di potere ora gestito da Renzi & complici.

 

Ma cos’è questa Europa?

Lascia un commento

Babele

Parlamento UE Strasburgo e Torre di Babele

Junker è il Presidente della Commissione Europea, quella organizzazione di cui fanno parte 28 stati, ma solo 18 hanno adottato la moneta unica, lasciando però anch’essi, sul proprio territorio 12 ‘aree libere’, di cui beneficiano piccole aree (e già il fatto che un’area venga lasciata fuori per proteggerne l’economia, in l’Italia l’area di Campione, aiuta a comprendere l’assurdità di una moneta unica per realtà europee disomogenee per tasse, economie, bilanci, costi, welfare, ecc.).

Junker, prima di essere nominato presidente, per accordo tra popolari e socialdemocratici europei, era primo Ministro del Granducato del Lussemburgo (576.000 abitanti, 6.000 in meno di Genova, ma 6 rappresentanti in Parlamento Europeo, in proporzione l’Italia dovrebbe averne… 600!), che irrazionalmente e con enorme dispendio finanziario-logistico, ospita la sede della Amministrazione della UE.

Poroshenko-and-Juncker-800x520Junker abbraccia un’altro grande ubriacone, il golpista ucraino Porosenko

Non che sia più razionale l’altra scelta di avere un volta al mese le riunioni del Parlamento Europeo e relative sedi e uffici a Strasburgo (1), ma quella è una condizione/ricatto politico imposta dalla Francia che ha 70 milioni di abitanti (non i 570.000 del Granducato) e che, per accordo con la Germania, gode anch’essa del ruolo di ‘Stato guida dell’Europa’.

Di fatto, con le sedi distaccate di Strasburgo e Lussemburgo si sperperano miliardi di Euro in spese superflue (sedi, facchinaggio, trasferte e viaggi di persone e materiali), poi si predica e applica l’austerità nelle spese sociali e nel welfare degli Stati.

L’Unione Europea, per le sue varie sedi e mansioni ha ‘stranamente’ privilegiato gli abitanti del Granducato  assumendone a migliaia, mentre tra gli alti funzionari, il piccolo Lussemburgo registra un imbattibile record di rappresentanti (in Medio Oriente c’è il ‘popolo eletto’ e in UE il ‘popolo raccomandato’ ?).

image

Perché ?

Il Lussemburgo, brilla per il record del riciclaggio del denaro sporco (nota 2), mentre insieme alla City di Londra (ora si è aggiunta Malta) è il buco nero/paradiso fiscale dell’Europa (note 3 e 4).

In Lussemburgo hanno sede migliaia di ‘creature’ della grande finanza per l’Europa, ecco spiegato il peso politico del Lussemburgo, in una Europa che è governata da banche e multinazionali, e le cui decisioni sono istruite e pensate dalla Round Table (5).

roundtable-chart

Sarebbe anche interessante sapere quanti politici e partiti europei hanno conti aperti (socchiusi ?) in Lussemburgo … a bocca di pozzo.

Guardando alla UE, noi italiani potremmo quasi consolarci per dipendenza da banche/multinazionali e vizi indotti, quali: sperperi, clientele, mobbing, molestie sessuali (6) e ambiente, … già anche sulla salvaguardia di ambiente e salute, con varie sedi imbottite di amianto (7), in UE non si fanno mancare nulla.

Del resto, come il pesce, l’Europa comincia subito a puzzare dalla testa …


Note:

(1)     https://it.wikipedia.org/wiki/Istituzioni_europee_a_Strasburgo

(2)     http://vocidallestero.it/2015/11/04/la-germania-e-seconda-solo-al-lussemburgo-in-quanto-a-riciclaggio-di-denaro-sporco/

(3)     http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2014/11/05/news/il-segreto-del-paradiso-fiscale-il-buco-nero-delle-tasse-1.186704

(4)     http://www.linkiesta.it/it/article/2014/11/18/luxleaks-lo-scandalo-tasse-in-lussemburgo-in-un-video/23535/

(5)     https://corporateeurope.org/eu-crisis/2013/06/mad-men-roundtable

(6)     https://www.facebook.com/daniela.aiuto?hc_ref=ARS_h0dgyPoSzsOrHFI8_vANQmm0savI5th7JPx-px2NgzB5zt3X1FabcwdPoWaMN8s&pnref=story

(7)     http://www.zeroamianto.it/news/amianto-sede-ue

 

Il dopo’Referendum’ catalano

Lascia un commento

catalogna

I commentatori politici si soffermano sui gravi errori della corona spagnola e del premier Rajoy, eletto Presidente del Governo grazie alla astensione dei socialisti, e giustamente criticano le violenze sulla popolazione, da loro ordinate alla polizia per impedire il referendum catalano. I più attenti ritengono che la loro insipienza abbia ora approfondito il solco tra Madrid e Barcellona e paventano una situazione di non ritorno.

A questo punto, poco importano sia la dietrologia sullo zampino finanziario di Soros & globalizzatori vari, sia le informazioni sulla inattendibilità di cifre e percentuali emersi da un Referendum senza nemmeno la parvenza di un minimo di controllo democratico; oggi, quegli oltre 800 feriti e le immagini delle violenze portano dritto alla secessione della Catalogna dalla Spagna.

Non sarà il colpo mortale per il ‘toro’ Europa, come non lo è stato la Brexit, ma dietro la banderilla Catalogna ci sono quelle degli altri popoli che reclamano la propria indipendenza da Stati entro i cui confini sono stati inseriti per antiche acquisizioni-cessioni tra casate reali.
L’Europa delle ingiustizie e delle sperequazioni sociali si regge sul sostegno politico e mediatico dei partiti e dei media della grande finanza e questo sostegno viene ripagato da politiche che indeboliscono la sovranità popolare a vantaggio del potere globale di banche e multinazionali; ma sono proprio queste politiche a renderla debole e invisa ai popoli europei.
Tutte queste spinte, indipendentemente dalle diverse ragioni storiche, dall’ orientamento politico che ne è egemone e dal diverso consenso (quelle catalane erano una netta minoranza, prima della infinita serie di errori di Governo e Corona, mentre quelle balcaniche furono gestite da USA e NATO per disgregare la Jugoslavia, portando Slovenia, Croazia e Bosnia in orbita tedesca) sono come delle banderillas che, dopo la vicenda catalana, saranno rilanciate e sostenute, dalle fondazioni e Onlus di Soros & globalizzatori complici, per stremare il toro Europa.

E’ curioso che i colpi più duri sin qui sferrati all’Europa, progettata nel 1927 dal Conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi (la cui somiglianza con Draghi è anch’essa singolare), siano venuti dalla monarchia inglese (che guida le logge massoniche globali) e dalla, debilitata, monarchia spagnola, mentre un altro Conte, Paolo Gentiloni Silveri, nobile di Filottrano, Cingoli e Macerata, è stato posto alla guida dell’Italia (e c’è ancora chi crede che i ‘fratelli’ siano una associazione politica della borghesia contro la nobiltà).

kalergi-draghi

Analizzando le ragioni socio-economiche che mettono questa UE ed i partiti che la gestiscono (Popolari & Socialdemocratici) contro la sovranità e gli interessi dei loro popoli per servire quelli delle grandi banche e delle multinazionali (testimoniato dal grande consenso ai partiti ‘euroscettici’, o che come tali si presentano, in Grecia, Italia, Inghilterra, Francia ed ora nella stessa Germania) si possono comprendere le ragioni politiche che, contrariamente a quanto sarebbe necessario per una efficace gestione delle comunità e dei beni comuni, stanno spingendo i governi europei (PPE & PSE) come quello italiano, a centralizzare ancor più il potere decisionale contrapponendosi alla partecipazione democratica delle autonomie locali.

Personalmente, resto fedele al progetto della Democrazia Diretta esercitato dalle Assemblee Sovrane delle Comunità (che elaborammo ai tempi di ‘Per il Comune’) in grado di unire e valorizzare tutte le spinte sinceramente autonomiste, ma ora, come allora, so benissimo che quella è una Europa Dei Popoli, che è di là da venire …

La priorità resta quindi quella di sconfiggere la grande finanza globalizzatrice che persegue per vie dirette e/o per vie traverse la propria necessità di distruggere –indebolire gli stati sovrani, per assorbirne tutto il potere e le competenze .

Perciò, se i catalani non riusciranno a liberarsi dalla egemonia degli uomini di Soros & soci che già vogliono gestire una Catalogna indipendente da Madrid, ma dipendente da loro, questo si tramuterà in un danno per quel popolo e per gli altri popoli e nazioni europee.

 

Nikola Tesla: anche il caso fa la storia

Lascia un commento

Nikola_Tesla,_with_his_equipment_Wellcome_M0014782

La visita alla casa natale di Tesla consente di farsi un’idea della sconfinata genialità di questo scienziato rimasta per decenni oscurata, nonostante la ventina di lauree honoris causa conferitegli.

Il furto e l’occultamento dei  suoi studi, esperimenti  e brevetti da parte  di altri ‘inventori’(tra cui il nostro Marconi, per quello della radio), delle multinazionali e dei servizi segreti, civili e militari, USA,  hanno privato l’umanità degli straordinari sviluppi civili delle sue invenzioni e intuizioni.

tesla cia

Libro su l’FBI e Tesla

Ciononostante sono 700 le invenzioni e circa 300 i brevetti che hanno cambiato il mondo (Nikola Tesla: le 10 invenzioni che hanno cambiato il mondo , https://www.aprireazienda.com/invenzioni-nikola-tesla/) e arricchito banche e e multinazionali USA, diversi altri sono stati posti sotto segreto dalla FBI ( fu lo stesso J. Edgar Hoover, capo dell’FBI, a dichiararle “most secret”, vista la natura delle invenzioni di Tesla e dei suoi brevetti).

Prima che la Continental Edison Company lo  ‘pescasse’ nel 1882 a  Budapest , dove lavorava alla compagnia dei telefoni, per portarlo a Parigi, e due anni dopo negli USA, Tesla aveva abbandonato gli studi alla Università tecnica di Graz. (Charles Batchelor, suo superiore alla Continental,  scrisse a Thomas Alva Edison, nella lettera di accompagnamento “Conosco due grandi uomini: uno siete voi, l’altro è questo giovane”. Edison assunse Tesla nella sua azienda Edison Machine Works).

20987667_1648839741824806_1353719078_nSmiljan, Croazia, casa natale di Tesla, pannelo con i numeri dei suoi brevetti

Approfondendo le cause di tale abbandono scopriamo che fu un funzionario dell’Impero Austro-Ungarico, a togliergli senza alcuna motivazione l’assegno – borsa di studio dell’esercito per gli universitari delle zone di confine croate.

Come sarebbe cambiata la storia economico-politica del mondo se Tesla avesse terminato gli studi in Austria e poi a Praga, senza dover andare a lavorare per la Edison a Budapest e poi a Strasburgo e definitivamente negli USA ?

Cosa sarebbe successo se le sue scoperte e invenzioni, invece che negli USA a beneficio delle loro banche, industrie e multinazionali della energia, comunicazioni, industria bellica (i motori inventati da Tesla sono ritenuti la base della seconda rivoluzione industriale), si fossero sviluppate in quegli anni in Europa?

TeslaTurbineOriginal

Turbina Tesla

Con la produzione di energia infinita e la sua gratuita fruizione da parte delle persone non avremmo avuto la concentrazione di potere finanziario-politico nelle mani dei Rockefeller (petrolio),  così come le applicazioni militari delle scoperte di Tesla, dal radar al ‘Bulbo di Tesla’, ecc. , non sarebbero state  USA , ma austro-ungariche prima e croato-serbe poi, e oggi avremmo un altro mondo.

20862371_1640322686009845_1519041924_o

Citazione di Nikola Tesla

Certamente migliore, visto che la potenza politico-economica delle banche e multinazionali USA è servita per creare guerre a go go, l’uso della bomba atomica e l’asservimento di gran parte dei popoli del pianeta .

21013484_1648839195158194_224949692_n

Particolare della parete che ospita copie dei libri dedicati nel mondo a Tesla. Molti parlano di una morte ‘non naturale’, utile agli interessi delle multinazionli dell’energia e dell’industria bellica

Info :

 

 

 

Dopo Salvini, su fiscal compact Renzi copia anche ‘sovranisti e populisti’

Lascia un commento

il trio

Il primo banchiere di Renzi  si è (o è stato) suicidato*.

Pare che Serra & Banchieri Rothschild non intendano imitarlo e abbiano dato gli 8 mesi al loro ex Presidente; per questo Matteo Renzi , dopo aver copiato il ‘razzista’ Salvini sulla immigrazione clandestina, ha deciso di copiare anche i ‘ sovranisti e populisti’ che si oppongono al fiscal compact (**), che il suo PD ha messo in Costituzione (!),  pur di recuperare consensi, sostegni  e voti per le prossime elezioni politiche.

I globalizzatori germanocentrici, su pressioni dei banchieri,  prima di scartarlo a vantaggio del Conte Gentiloni o di Franceschini, gli hanno dato un tacito lasciapassare (come quello pre-referendum) per poter dire minchiate elettorali fino alle elezioni, ma qualcosa pare non aver  funzionato:  o lui ha tirato troppo la catena o qualcuno non era a conoscenza dei taciti accordi .

Sta di fatto che all’eurogruppo hanno impallinato e deriso la sua proposta, ‘a reti mediatiche unificate’, di alzare il debito al 2,9% per 5 anni ***.

Da bravo pokerista Matteo fa finta di nulla,  anzi (sulle orme dell’altro pargolo sorosiano, Tsipras) gioca la carta di presentarsi agli italiani come strenuo combattente contro la Commissione, la BCE e la Merkel.

Ora, lui, Piagnone Richetti e Martina (il sosia di Fassino), hanno aperto una lunga campagna elettorale e gireranno l’Italia, sul treno e sui media, con la scusa del libro acchiappavoti di Matteo. Un estremo tentativo di riorganizzare le truppe renziane rimaste nel PD, e di recuperare i ‘fratelli’ e gli opinion leader, di centrodestrasinistra, delle varie regioni e città.

Nonostante lui e le due scimmiette (la terza rimarrà acquattata nei Boschi) non manifestino dubbi o paure, dentro al PDirenzi e nel Governo Renziloni, c’è chi, ligio agli input dei globalizzatori germanocentrici, fa trapelare il proprio dissenso.

Loro, e alcuni giornalisti, pensano che i bluff di Renzi finiranno per favorire chi, come Lega e 5 Stelle dice questo da anni, alienando all’attuale gruppo dei ‘Leopoldini’, impadronitisi del PD, la solidarietà dei popolari, dei socialdemocratici europei e dei loro burattinai della grande finanza, .. e vede già il masso in fondo al tunnel ..

(*) https://www.pressreader.com/italy/libero/20150304/281479274875666

(**)  https://it.wikipedia.org/wiki/Patto_di_bilancio_europeo

(***)  http://www.lastampa.it/2017/07/11/economia/lue-ignora-le-proposte-di-renzi-parliamo-con-ghttps://it.wikipedia.org/wiki/Patto_di_bilancio_europeoentiloni-e-padoan-e0uyUu0cLSEYNVBKuOruDO/pagina.html

 

 

Amarcord. NAPOLITANO & COMPLICI AVEVANO LA LORO ‘MISSION’ GIA’ DAL 2006

Lascia un commento

57555696-620x350

Parisi era venuto al Senato i primi di febbraio 2007, più che altro per appuntarsi sul petto la medaglia di chi “portava a casa” una nuova base militare americana in Italia, in aggiunta a quelle imposte, 62 anni prima, dagli occupanti della nostra nazione sconfitta.

Ma vari fattori, complicarono la questione. Il leghista Calderoli, annusata l’aria delle riserve di una parte dei DS e di Rifondazione sul come si era posto Parisi, presentò un ordine del giorno di elogio e pieno sostegno al Ministro della Difesa, per contro, dopo ripetuti incontri della maggioranza venne fuori uno scarno testo di risoluzione che “prendeva atto” delle dichiarazioni del Ministro. La risoluzione Calderoli prese più voti di quella della maggioranza, poiché fu votata anche da alcuni senatori della Margherita.

Fu quindi un pesante smacco per il Governo.

D’Alema dopo pochi giorni dichiarò, alla stampa, che sarebbe andato lui di persona in Senato a sistemare le cose. Nel giro di pochi giorni giocò anche il jolly: “Se il 21 febbraio vado sotto, io mi dimetto”. A ruota, Napolitano: “Un governo, in politica estera, deve avere una sua autonoma maggioranza in Parlamento”. Ergo, se si dimette D’Alema, dovrà dimettersi anche Prodi.

Prima della puntuale ricostruzione di quella seduta, che qui esporrò, è utile anche considerare che :

  1. All’indomani del voto politico 2006, di fronte alla risicata maggioranza di Prodi in Senato, gli opinionisti e l’insieme dei media con La Repubblica di De Benedetti in testa, rilanciarono il modello della “Grosse Koalition”, sperimentato in Germania (giunto poi in Italia con i successivi ‘Governi Napolitano, non eletti’). Ma se il tema politico del dopo voto 2006 erano i soli 5 (cinque ) senatori di differenza, perché non venne offerta la Presidenza del Senato al PDL che la rivendicava ? Ciò avrebbe portato la differenza a +6, visto che il Presidente non partecipa alle votazioni. In verità le opposizioni rivendicarono la Camera, che era sempre servita per  la rappresentanza della opposizione (Pietro Ingrao, Nilde Iotti), ma Bertinotti minacciò sfracelli pretendendo il rispetto degli accordi con i DS e così il centrodestra spostò la sua richiesta di garanzia/visibilità sul Senato. Qui però a puntare i piedi fu Marini, supportato da quasi tutti i Popolari-Margherita.     Con l’elezione di Marini, la differenza scendeva a +4, che poi divenne di 2, con l’acquisto di De Gregorio, passato da IDV a Forza Italia, quindi, uno in più al CD e uno in meno al CS.

  2. dalmolin1

    C’erano tensioni interne alla maggioranza, ma soprattutto tra la maggioranza e movimenti di popolo nel paese, sui temi del precariato, della guerra e nuova base militare USA a Vicenza, dell’ambiente, delle privatizzazioni e della distanza tra la casta dei politici ed il popolo (enorme successo del libro di Rizzo-Stella).

  3. I DS avevano platealmente invitato Casini ad entrare in maggioranza e un Bertinotti più preoccupato della sua poltrona di Presidente della Camera che dell’Italia, nel mese di febbraio 2007, aveva mandato messaggi di completa apertura, dietro al velo di un: “Purché non si stravolga il programma”. Follini era il ‘pontiere’ che per settimane, tra riunioni, pranzi e cene, aveva lavorato alla preparazione dell’allargamento della maggioranza.

                          ***

pasticciaccio 2

La mattina del 21, mentre in aula si sviluppava la discussione sulla relazione D’Alema, la capogruppo Finocchiaro mi fece chiamare e mi disse che le cose stavano precipitando.

“.. Mancano ancora Scalfaro e Pininfarina, la Montalcini non sta bene mentre la discussione sarà lunga; Andreotti non si sa cosa deciderà di fare (durante la seduta presentò una risoluzione per la liberazione del soldato Shalit, che ovviamente, tutti gli votarono, sia per ingraziarselo pensando al successivo voto su D’Alema, sia per non mettersi in cattiva luce rispetto alla potente lobby sionista-mediatica e bancaria, quel giorno presente anche in tribuna oltre che in aula con i suoi senatori), Cossiga è imprevedibile, ma ha già parlato con D’Alema ..”, e alla fine, “Vedremo quale situazione si presenterà dopo la replica…”; poi mi consegna ad un suo collaboratore che, numeri alla mano, simula varie ipotesi sulla votazione per indurmi a votare a favore.

Dopo un po’ la Finocchiaro ritorna e dice che gli altri voti dei senatori contro la guerra sono già garantiti, siamo rimasti solo io e Turigliatto che ora abbiamo la responsabilità sulla vita del Governo.  Così le ricordo che 20 giorni prima noi senatori contro la guerra, avevamo preso contatto con il Ministro Chiti (che era stato garante dell’accordo dell’autunno 2006, per avere il nostro voto a favore delle missioni di guerra, in cambio di un ritiro programmato fissato in 9 punti, oggetto di altrettante mozioni accolte, e poi, dopo 1 anno, ‘tradite’  dal governo) chiedendo  al Governo di mettere il ‘voto di fiducia’.

afghanistan

Con l’istituto del voto di fiducia, l’oggetto del voto non sarebbe più stato “Restiamo in guerra, nuova base militare americana e nuovi accordi militari con Israele”, ma sarebbe diventato “Governo si, o governo no”. Chiti ci rispose allora ( e Franceschini, capogruppo DS/Margherita alla Camera, me lo confermò personalmente) che era una discussione aperta, che anche nel Governo c’era chi voleva mettere la fiducia, ma che sarebbe passata la scelta di non farlo, sia per non forzare i lavori del Parlamento con troppi voti di fiducia (Napolitano era irresoluto ?!), sia perché mettendo la fiducia si sarebbe impedito il voto a favore dei “non componenti della maggioranza” (!?), in effetti sulla guerra, sia Blair, in Inghilterra, che Shroeder, in Germania, avevano avuto maggioranze trasversali, per supplire alle astensioni ed ai voti contrari delle sinistre e dei pacifisti dei loro parlamenti.

pasticcio

Nel salutare la Finocchiaro ribadii che non ci sarebbe stato verso di farmi votare a favore della guerra, al massimo avrei potuto non partecipare al voto, in modo da ridurre il quorum da raggiungere, come avevo visto nelle varie ipotesi fattemi dal suo collaboratore.

Nel dibattito in aula, molti senatori della maggioranza, almeno 7,  avevano intanto espresso critiche durissime alla relazione; l’UDC le cavalcò per dimostrare che quella era la debolezza del Governo Prodi ed esprimendo grande apprezzamento per D’Alema che, così dichiararono in aula,… ‘aveva costruito un ponte verso la politica estera dei governi democristiani’.

Cossiga invece non terminerà l’intervento, chiedendo di metterlo agli atti…così non udii in aula quanto lessi solo l’indomani in segreteria e che ognuno può andare a leggere negli atti parlamentari.

 … “Vedo che lei va affermando erroneamente che i nostri militari in Afghanistan prendono ordini solo e soltanto dai comandanti italiani. Sembra che lei, e me ne duole, abbia dimenticato ormai le nozioni fondamentali sulla catena di comando della NATO, che così ben aveva appreso a Palazzo Chigi, ai tempi dell’intervento unilaterale degli Stati Uniti contro la Repubblica di Jugoslavia, quando lei con grande coraggio schierò l’Italia accanto all’alleato d’oltre Atlantico, e anche autorizzò i duri e spietati bombardamenti aerei contro Belgrado e le fondamentali infrastrutture militari e civili serbe, bombardamenti che dopo trentasette duri giorni piegarono, grande successo della politica democratica del celebrato duo “unilateralista” Clinton-D’Alema, il Governo comunista di Milosevic, e portò all’occupazione del Kosovo, occupazione che ancora oggi dura. E a quei bombardamenti parteciparono, per volontà e decisione del Governo, con decisione e perizia, numerosi aerei dell’Aeronautica militare e della Marina militare, i cui comandanti ed equipaggi ella, con grande dignità, ringraziò per il coraggio e la professionalità da essi dimostrata nella sua, mi creda, dai nostri militari non dimenticata visita alla base di Gioia del Colle”…,”Rimarrò quindi idealmente, signor Ministro, al “centro”, anzi al centro-sinistra con il trattino, come ai tempi del suo Governo, di questa Assemblea, e voterò caso per caso, secondo quello che sarà il mio convincimento, libero da vincoli anche solo di amicizia politica, ma senza venire meno ai vincoli di amicizia personale che mi legano a molti, e a lei in primo piano, signor Ministro, che militano nel centro-sinistra”.

Al ritorno dall’incontro con la Finocchiaro informai subito il sen. Boccia, segretario d’aula, della mia decisione di non partecipare al voto, lui mi batté una mano sulla spalla dicendomi che se proprio non ce la facevo a votare a favore della guerra, quella era la scelta giusta, e aggiunse che era preoccupato perché mancavano ancora Scalfaro e Pininfarina. Ad una mia domanda rispose che se gli altri senatori ‘contro la guerra’ avassero votato a favore, il Governo sarebbe passato, anche perchè con Pininfarina eravamo sicuri, garantiva D’Alema; tra Cossiga e Andreotti, dopo la replica un voto sarebbe arrivato, mentre l’altro poteva anche non partecipare al voto.

Nei giorni successivi pensai che lui, o era un bugiardo patentato o non sapesse nulla della torta che era stata preparata per far cadere il Governo.

Terminato il dibattito, arrivarono le conclusioni di D’Alema.

Prima disse che non voleva i voti della minoranza perché la sua politica estera era in discontinuità con quella praticata dai loro governi (ma se ci avevano detto  di fiducia per avere l’appoggio anche da settori della minoranza !?);  poi, mentre nella relazione aveva glissato su Vicenza, dicendo che il Senato ne aveva già discusso con Parisi, disse addirittura che la nuova base era un necessario allargamento dell’altra base americana già esistente, e  ‘In cauda venenum’ concluse: “Chi condivide la politica estera del Governo la voti, chi non la condivide voti contro, anziché dire che la sostiene dicendo che è un’altra da quella che è !”

Ci siamo cercati con gli sguardi, tra tutti i senatori contro la guerra più, altri “simpatizzanti” (gli stessi che durante la giornata, dentro e fuori dall’aula ci avevano rassicurato che nelle conclusioni avremmo potuto cogliere gli aggiustamenti di tiro che, grazie alla loro mediazione, si erano  ottenuti e tra questi l’exit strategy dall’ Afghanistan, cioè quello che gli avevamo già chiesto e non ottenuto nel 2006), e gli sguardi attoniti e stralunati, esprimevano chiaramente un : “Ma che c…o sta dicendo !?!”

Poi ci furono le dichiarazioni di voto. (http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=15&id=253523);

questa la registrazione della mia

(http://video.google.com/videoplay?docid=-5869184715324334471); successivamente, in un clima tesissimo si passò alla votazione, allora sfilai la mia tesserina, risultando assente.

Assente risultava anche Turigliatto, uscito dall’aula (e solo l’indomani verificai che assenti in Congedo (!) risultavano pure i senatori di maggioranza: Scalfaro e Vernetti. Un’altra domanda mi sorge spontanea: perché in aula non lo sapeva nessuno?)

Durante il voto “elettronico simultaneo”, man mano che sui due pannelli che danno conto delle espressioni di voto dei singoli senatori, si accendevano le luci verdi “a favore”, rosse “contrari”, bianche “astenuti”, si moltiplicarono le pressioni per farmi votare a favore (tralascio tutte le espressioni usate, e gli oggetti tirati, tra i lanciatori notai Rosa Calipari, eletta in Senato per ‘compensare’ l’uccisione in Iraq del marito Nicola, agente dei servizi italiani, da parte dei militari USA).

Intanto Marini non chiudeva mai la votazione elettronica…durò quasi 5 minuti … in Senato non era mai successo e non successe più!

Durante questi minuti, qualche senatore convinto che i giochi fossero già fatti senza doversi esporre e lasciando il cerino in mano alla sinistra interna alla maggioranza, si accorse, o gli fu fatto notare che, invece, il Governo rischiava di farcela, così all’ultimo secondo del lungo recupero stabilito dall’arbitro Marini, si accesero due lucine rosse (voto contro) sul tabellone elettronico (ci sono i filmati), di fronte agli scranni di Andreotti e Cossiga.

Marini, lesse il risultato della votazione: “Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo (sic), mediante procedimento elettronico: Senatori presenti 319; senatori votanti 318 (perché Marini non poteva votare); maggioranza 160; favorevoli 158; contrari 136; astenuti 24, il Senato non approva”. Quindi, per chi non è idiota, se io e Turigliatto avessimo votato a favore, il risultato sarebbe stato: senatori presenti 321, votanti 320, maggioranza (votanti/ diviso 2/ +1) 161, favorevoli 160…..il Senato non approva !!

Pochi minuti dopo scattò la campagna che era già stata preparata e si sprecarono cronache e notizie d’agenzia sui due senatori che avevano fatto cadere il Governo. Una campagna indecente a cui presero parte anche i media ferraresi a guida Franceschini (DS-Margherita), L’Unità, il Carlino la Nuova Ferrara, Telestense e le varie radio ex DC.

Mentre Prodi andava da Napolitano per le dimissioni, l’UDC emetteva un comunicato che poneva il tema dell’allargamento della maggioranza e faceva circolare i nomi di nuovi Presidenti del Consiglio che loro avrebbero votato: Marini, Amato, Dini o altra figura “tecnica”.

tri

Poco prima di mezzanotte, Napolitano decise a sorpresa  di non accettare le dimissioni del Governo Prodi, rinviandolo alle Camere.

Sarebbe un bel pezzo del puzzle, sapere chi fece cosa, in quelle frenetiche ore (da Berlusconi all’Ambasciata USA, dalla Superloggia massonica a Israele, dal Bilderberg alla Trilaterale, ecc..) ma la sostanza fu il dietrofront di Casini e un flop dell’imboscata a Prodi.

Alle prime luci dell’alba l’UDC emise un comunicato in cui prendeva atto del mutato clima politico e si sganciava dagli sviluppi della crisi.

Le camere votarono la fiducia, con la maggioranza che con l’arruolamento dello ‘scafista’ Follini, dalla minoranza alla maggioranza, tornava a +4,  e con Prodi che successe a se stesso.

A luglio, il Governo Prodi superò la seconda imboscata, preparata da Dini, ma poi cadde alla terza, ordita nel gennaio 2008.

giustizia-interna-nuova

Questo assalto decisivo fu ‘corale’, da ‘Anno Zero’di Santoro al Corriere, ma testa d’ariete fu il gruppo editoriale L’Espresso di proprietà di De Benedetti (tessera n°1 del neonato veltroniano PD) che sviluppò una ampia campagna mediatica contro il Ministro Mastella e sua moglie, rei dei medesimi reati/comportamenti clientelari (nomine di presidenti USL e primari ospedalieri di ‘fiducia’) di tutti gli altri partiti del centrodestrasinistra.

Mastella e quasi tutti i suoi uscirono dalla maggioranza e Napolitano sancì la crisi.

Marini fu incaricato, insieme a Bianco, di condurre le false consultazioni sulla ipotesi di dar vita al un ‘Governo tecnico’, con il solo compito di fare la Riforma Elettorale e gestire  l’ordinaria amministrazione. Il mio colloquio con loro fu molto strano, e quella che credetti rassegnazione, si rivelò condivisione della strategia Napolitano-Veltroni.

Infatti, al rientro dalla consultazione, mi fermai a pranzo in un ristorante della zona e lì mi capitò di udire il famoso Scarpellini parlare (a voce alta per vantarsene), con la segreteria di Veltroni che gli aveva chiesto contributi per un concerto (non so se fosse Odovaine), da cui io, il titolare  e altri astanti apprendemmo che l’indomani Veltroni  si sarebbe dimesso da Sindaco di Roma per candidarsi a Premier nelle ormai certe elezioni politiche anticipate.

La trombatura di Marini alla  Presidente della Repubblica non è che la minima parte del conto che lui e i suoi complici dovrebbero pagare per le trame di palazzo con cui ci hanno preso in giro

(nonostante Renzi, che l’ha bocciato, e Mattarella che ha preso il posto che a lui avevano promesso, non siano persone e politici diversi e/o migliori di lui).

Older Entries