OLOCAUSTI DIMENTICATI

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IRLANDA

Strana questa debordante giornata della memoria che dimentica tutti gli olocausti prima e dopo quello degli ebrei nei campi di concentramento nazisti (dimenticando o inserendo solo nei titoli di coda, i comunisti, gli zingari e gli omosessuali che morirono insieme a loro).

Strana la scelta ‘di cartello’ delle imprese mediatiche e dei partiti del sistema gestito dal capitalismo finanziario di ignorare gli altri genocidi in cui è ben documentato lo sterminio ben maggiore per crudeltà e per dimensione di altre popolazioni ed etnie.

Qui riporto un articolo che parla del primo genocidio europeo, quello avvenuto dal 1845 al 1850 in Irlanda, ma un minimo di ricordo e compassione universale ( non facendolo i globalizzatori palesano di non pensare affatto all’umanità ma ai propri interessi) andrebbe rivolta anche agli altri genocidi avvenuti in campi di concentramento-riserve-campi profughi e lasciati morire o in operazioni di guerra e pulizia etnica: da quello dei nativi americani a quello degli Armeni, da quello in Darfur a quello in Ruanda, da quello in Sudan a quello a Timor Est, dal milione e 200 mila comunisti massacrati in Indonesia ai 20 milioni di cinesi eliminati dai giapponesi nella seconda guerra mondiale … e via massacrando ancora oggi in Palestina, Siria, Ucraina, ecc.

L’olocausto dimenticato dell’Irlanda

di Riccardo Michelucci

C’è chi la chiama Great Famine (Grande Carestia), chi invece ritiene più corretto definirla Great  Hunger (Grande Fame), oppure usa la variante gaelica di quest’ultima, An Gorta Mór. Quello che a  prima vista può apparire poco più di un sottile gioco lessicale sancisce in realtà una differenza so-stanziale, capace di riaccendere rancori antichi e persino di innescare richieste di risarcimento. Ciò  che è fuori di dubbio è che quella che si verificò in Irlanda tra il 1845 e il 1850 fu la più immane tragedia avvenuta in epoca moderna nel Vecchio Continente prima dell’Olocausto. In poco meno di  cinque anni circa un milione di irlandesi furono uccisi dalla fame, dal tifo e dal colera, mentre altri  due milioni furono costretti all’emigrazione. Ma l’incerta contabilità di questa ecatombe (più veritiera dei 6 milioni della shoa NdR) non basta,  da sola, a raccontare i paradossi che aggravarono ulteriormente le sue dimensioni epocali.

Quasi mezzo secolo prima l’Irlanda era stata costretta all’unione politica con la Gran Bretagna e  privata del proprio parlamento. Era dunque parte integrante dell’impero britannico, la più grande, ricca e moderna potenza mondiale dell’epoca: gli Irlandesi erano a tutti gli effetti sudditi della regina Vittoria e soggetti alle leggi del parlamento di Londra. Le prospettive di sviluppo per l’economia irlandese erano così favorevoli da spingere le classi industriali britanniche a opporsi fermamente al libero scambio tra le due isole. Gli inglesi temevano di vedere il mercato inondato da merci a basso prezzo con una conseguente emigrazione massiccia di manodopera e di capitali. L’Irlanda era il paese più sovrappopolato d’Europa: oltre otto milioni e mezzo di abitanti rappresentavano la più consistente densità media per chilometro quadrato. Il paese aveva anche enormi squilibri sociali: il 20% della popolazione era composto da ricche famiglie immigrate protestanti di  origine inglese o scozzese, mentre il restante 80% era costituito da autoctoni di religione cattolica divisi in due categorie, gli affittuari e gli operai agricoli. Le fattorie erano di dimensioni molto ridotte e divise in subaffittanze. A causa della concorrenza provocata dalla sovrappopolazione gli affitti erano particolarmente alti e gli affittuari vivevano una condizione miserabile che li costringeva a lavorare quasi esclusivamente per pagare l’affitto e le decime alla chiesa anglicana.

Nella seconda metà del secolo precedente, per favorire gli interessi dell’Impero, l’Irlanda era stata trasformata in un’enorme fattoria capace di rifornire di prodotti alimentari a basso costo le classi industriali britanniche. Per farlo era stato concepito un apparato legislativo che impedisse ai contadini irlandesi di elevare il proprio tenore di vita. Anche negli anni di An Gorta Mór l’Irlanda continuò a essere un’importante produttrice di grano e di altre materie prime, ma queste vennero quasi interamente esportate in Inghilterra. Il cibo prodotto in Irlanda sarebbe stato più che sufficiente per sfamare la popolazione autoctona, ma i contadini erano costretti a venderlo per pagare i debiti fondiari ai proprietari terrieri.

La patata era rimasta l’unico alimento che garantiva la loro sussistenza. Nell’estate del 1845, però, la rapida diffusione della Phytophtora infestans, un fungo proveniente dall’America del nord, causò la completa distruzione del raccolto e creò le premesse di una delle più gravi carestie dell’Europa contemporanea. Quando la gente cominciò a morire i grandi latifondisti inglesi si preoccuparono soltanto di salvare i propri beni facendo espellere migliaia di contadini dalle terre e creando i presupposti di un gigantesco esodo.

In assenza di stime ufficiali è praticamente impossibile calcolare con precisione quante persone morirono di fame e malattie in quegli anni, ma secondo gran parte degli storici e dei demografi furono almeno un milione.                                                                                                                                                                                      Per Per quanto riguarda gli emigrati, si calcola che nello stesso quinquennio circa tre quarti delle persone che lasciarono l’Irlanda siano sbarcate negli Stati Uniti e in Canada. Questi viaggi transoceanici, compiuti in condizioni disumane che rimangono ancora ben impresse nella memoria popolare, hanno dato vita alla grande diaspora irlandese. Nell’arco di una sola generazione il paese celtico conobbe un declino demografico senza paragoni in Europa, perdendo circa un terzo della popolazione. Una tragedia di tali dimensioni non poteva non segnare la storia recente del popolo irlandese, aprendo una ferita che avrebbe lasciato segni profondi.

Oggi molti considerano riduttivo imputare questa tragedia soltanto alla malattia delle patate, ed è proprio dalle differenti interpretazioni di quei fatti che si è sviluppato un ampio dibattito. L’interrogativo principale è questo: in un paese ricco di materie prime può verificarsi una carestia soltanto perché “mancano le patate”? Non è forse più corretto affermare che il popolo irlandese fu volutamente ridotto alla fame?

È innegabile che le catastrofiche conseguenze della perdita dei raccolti dipesero dal contesto socio-economico di stampo coloniale e dall’atteggiamento del governo britannico, che decise di non aiutare i propri cittadini. Per evitare la tragedia sarebbe bastato inter-rompere le massicce esportazioni di generi alimentari che proseguirono regolarmente anche negli anni della carestia. Enormi quantitativi di avena, burro, carne, grano e uova continuarono a uscire dall’Irlanda diretti in Inghilterra a causa degli esosi affitti imposti a fittavoli poverissimi.

Soltanto nel cosiddetto Black ’47, l’anno peggiore della carestia, circa quattromila navi cariche di generi alimentari lasciarono l’isola dirette a Bristol, Glasgow, Liverpool e Londra. È evidente che gli inglesi non pianificarono lo sterminio per fame della popolazione irlandese, ma di sicuro non fecero niente per prevenirla o per ridurne le tragiche conseguenze. Gran parte della classe politica e dell’opinione pubblica inglese continuava a credere che la miseria e la povertà dell’Irlanda fossero le conseguenze dell’arretratezza e dell’inferiorità socio-culturale del suo popolo.

Di fronte alle dimensioni dell’ecatombe il governo britannico decise di prendere alcuni provvedimenti per salvare almeno le apparenze, ma questi si rivelarono del tutto inefficaci. Nel 1846 abolì i dazi sulle importazioni di grano fissati a difesa della produzione interna e avviò un programma di lavori pubblici a beneficio di chi era ancora in grado di lavorare. Poi introdusse gli aiuti stabiliti dal Poor Relief Act, ma li accompagnò a una crudele speculazione: chi possedesse “sotto qualsiasi forma” oltre un quarto di acro inglese di terra non avrebbe potuto ottenere aiuti. Ciò significava che per non morire di fame gli affittuari avrebbero dovuto abbandonare le terre e le case.

In quegli anni, inoltre, gli inglesi mostrarono un atteggiamento ostile, razzista e carico di pregiudizi, arrivando a considerare la carestia come un modo efficace per risolvere il “problema irlandese”. La crisi del raccolto delle patate offriva infatti all’impero britannico l’occasione propizia per una profonda riorganizzazione dell’economia attraverso il controllo della popolazione e il consolidamento della proprietà con vari metodi, tra i quali cui l’emigrazione. Ed è proprio qui che rispunta fuori il problema lessicale evocato in precedenza: secondo molti studiosi contemporanei il fatto che gli inglesi abbiano sfruttato quell’ecatombe per eliminare i contadini irlandesi può essere senza dubbio definito genocidio. La tesi è confermata da alcuni giuristi americani che hanno analizzato la questione sulla base del moderno diritto internazionale. Se il governo inglese avesse voluto limitare gli effetti della carestia avrebbe avuto i mezzi per farlo, mentre preferì usare la situazione che si era venuta a creare per fingere una riforma agraria a lunga scadenza al costo di morti, malattie ed emigrazione. In quegli anni la “peste della patata” colpì anche altri paesi europei, ma soltanto in Irlanda ebbe conseguenze così devastanti. Per tutti questi motivi, e basandosi anche sulla semplice considerazione che non si può morire per mancanza di patate, in Irlanda e negli Stati Uniti molti preferiscono parlare di “fame”, piuttosto che di “carestia”.

In tempi recenti alcuni studiosi della Shoah hanno affermato che An Gorta Mór è stato il primo caso di genocidio europeo, arrivando a paragonare l’operato del Ministro del Tesoro britannico  Charles Trevelyan a quello di Adolf Eichmann durante lo sterminio ebraico. Eppure, a quasi due secoli da quell’immane tragedia, l’establishment britannico non manifesta la minima intenzione di  assumersi la responsabilità della tragedia. I motivi non sono solo di carattere simbolico: esiste infatti il rischio concreto che il governo britannico, come accadde ai nazionalsocialisti con gli ebrei (in realtà ad incassare furono le organizzazioni sioniste, gli ebrei videro pochi di quei soldi NdR),  vengano sommersi da un’infinità di richieste di risarcimento da parte dei discendenti delle vittime.

Alan John Percivale Taylor, uno dei più prestigiosi storici britannici contemporanei, è arrivato a  paragonare le condizioni degli irlandesi ai tempi della Grande Fame a quelle dei disperati rinchiusi nei campi di concentramento nazisti durante la Seconda guerra mondiale: appena un secolo fa, tutta l’Irlanda si trovava nelle condizioni del campo di concentramento di Bergen Belsen. Circa due milioni di irlandesi morirono di fame e di malattie in soli cinque anni […]. La popolazione venne cacciata dalle proprie terre, fu affamata e trattata peggio degli animali. Quello che stupisce, semmai, è l’atteggiamento di molti accademici irlandesi, assai cauti nell’affermare le responsabilità di Londra. Non è un caso che la svolta sia arrivata solo quattro anni fa per opera di uno storico inviso al mondo universitario: Tim Pat Coogan. L’anziano studioso – già autore di opere importanti sull’IRA, sulla guerra civile e sulla diaspora irlandese – si è mosso con tutta la sua autorevolezza per rimuovere il velo di ipocrisia che cercava di nascondere una verità così scomoda.

Nel suo libro The Famine Plot: England’s Role In Ireland’s Greatest Tragedy (Palgrave Macmillan, 2012) sostiene che quanto accadde in Irlanda può essere paragonato ai recenti fatti del Darfur, perché rientra perfettamente nella definizione di genocidio approvata dalle Nazioni Unite. Lungi dal demonizzare il popolo inglese o la politica britannica nel suo insieme, Coogan mette sul banco degli accusati il governo dell’epoca, guidato dal liberale Lord John Russell, sostenitore di un liberismo sfrenato basato sulla dottrina del laissez-faire, e concentra le proprie accuse sul Ministro del Tesoro Charles Trevelyan, che gestì la crisi da plenipotenziario. Il libro dello studioso ri-produce integralmente una lettera inedita di Trevelyan, dalla quale emerge che fece di tutto per far morire o costringere all’emigrazione i contadini, consentendo ai latifondisti di convertire la produzione in modo più redditizio. Questo prova in modo definitivo che Londra non solo non volle alleviare le sofferenze della popolazione irlandese, ma che si adoperò deliberatamente per esacerbarle.

Bibliografia

Cahill T., Come gli irlandesi salvarono la civiltà, Fazi, Roma 1997.

Coogan T. P., The Famine Plot: England’s Role In Ireland’s Greatest Tragedy, Palgrave Macmillan, London 2012.

Keneally T., The Great Shame, Vintage, London 1998.

Kinealy C., This Great Calamity: The Irish Famine 1845-1852, Boulder, Roberts Rinehard, 1995

Laxton E., The Famine Ships: Irish Exodus to America 1846-1851, Bloomsbury, London 1996.

Mitchel J., Giornale di prigionia, Lubrina, Bergamo 1991.

Ó Grada C., The Great Irish Famine, MacMillan, London 1989.

Solidarietà transatlantica

La carestia irlandese non fu dimenticata da tutti. Numerose raccolte di fondi furono organizzate in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Anche l’impero ottomano inviò degli aiuti. Ma il contributo più inatteso venne dagli indiani Choctaw dell’Oklahoma. Nella primavera del 1847, nonostante le loro scarse possibilità, questi raccolsero 170 dollari e li inviarono a un’associazione umanitaria americana. Questo avvenne perché i Choctaw si sentivano idealmente legati alla tragedia del popolo irlandese. Sedici anni prima, nel 1831, gli indiani erano stati deportati dalle proprie terre divise fra Alabama, Louisiana e Mississippi e costretti a stabilirsi in Oklahoma. Molti erano morti per la fame e per il freddo nelle 500 miglia di marcia. Questa solidarietà transatlantica fra popoli oppressi ha creato un legame ancora vivo. Nel 1990 una delegazione choctaw è stata invitata a Mayo dall’associazione Action from Ireland (AFRI). Due anni dopo un gruppo di irlandesi ha ripercorso le 500 miglia che i Choctaw avevano fatto nel 1831. Nello stesso anno gli indiani hanno conferito il titolo di capo onorario a Mary Robinson, allora presidente dell’isola verde (l’Irlanda NDR).

Fonte https://issuu.com/lacausadeipopoli

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Contro il capitalismo finanziario globale

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LOTTA DI POPOLO

sisifo    La sinistra/Sisifo continua a seguire chi vuol farle collocare l’antico masso della egemonia della classe operaia sulla cima del monte del popolo. Fa sforzi sovrumani, ma ogni volta che guadagna qualche metro, la naturale forza di gravità fa tornare il masso alla base del monte.

Per preparare e gestire il golpe in Ucraina le fondazioni di George Soros e i servizi NATO hanno reclutato gruppi paramilitari sedicenti nazisti da mezza Europa, Macedonia, Albania e Israele. Decine di uccisioni, stupri e violenze di ogni sorta. Un fatto clamoroso.

Ma partiti e media italiani del centrodestrasinistra non hanno riesumato nessuno slogan su un risorgente nazi-fascismo.

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In questi giorni invece, per futili motivi politici (un documento letto da alcuni skinheads durante la riunione di una Onlus a Lodi e una bandiera della Marina militare tedesca dei primi del ‘900, nella camera di un militare a Firenze), è stata scatenata una eccezionale campagna politico mediatica e non c’è stato TG o talk show che non abbia richiamato il pericolo di un ritorno del fascismo, ovviamente collegato al voto populista e anti euro in vari paesi d’Europa.

Parto da qui, sia per evidenziare la ridicola e strumentale montatura fatta dal PD & company alla continua ricerca di espedienti mediatici che facciano da paravento ai disastri combinati dal loro governo dell’Europa, dell’Italia, delle regioni, delle città, delle banche, delle coop, dei sindacati, delle Onlus, ecc., sia per cercare, nuovamente, di far emergere la necessità, per chi si ritiene comunista o socialista, di ripensare a idee forza e schemi ideologici derivanti da sistemi, economici e di potere superati dalla attuale fase di capitalismo finanziario globale (anche se non penso che, presso chi si trova più a suo agio nella recita di vecchi copioni, potrò avere più fortuna di 4 anni fa. [1] ).

fiat money

Sono molti i sociologi e gli analisti economici che parlano apertamente di proletarizzazione del ceto medio.

La borghesia, dai contadini agli artigiani, dai commercianti ai pescatori, dagli impiegati agli insegnanti, dai giornalisti ai rappresentanti, è stata falcidiata per numero, per reddito, per ruolo sociale e potere politico.

Non va certo meglio alla residua classe operaia.

La portata dei cambiamenti che li ha accomunati, è sottolineata anche dal drammatico dato dei suicidi. Nel solo 2014, i dati ufficiali (sottostimati per una presunta perdita di dignità/prestigio da parte dei familiari) riportano che, in Italia, oltre 200 persone, soprattutto imprenditori e lavoratori rimasti senza lavoro, si sono suicidate per ragioni economiche.

La distruzione/privatizzazione delle industrie pubbliche; le innovazioni di processo e di prodotto che hanno mirato, e tuttora mirano, alla riduzione degli addetti per unità di prodotto; la delocalizzazione degli impianti produttivi verso aree e stati con meno diritti (civili, sociali e politici), la gara tra stati per competere, al ribasso, con altri sistemi paese sul costo del lavoro, sul livello dei diritti e della salvaguardia dell’ambiente; tutti questi aspetti hanno portato ad una riduzione, nel numero e nella forza sociale e politica, della classe operaia.

precario

Al rapido declino di occupazione, salari, welfare e diritti hanno contribuito anche quei partiti e sindacati che ‘sulla carta’ avrebbero dovuto tutelare la classe lavoratrice, ma l’hanno lasciata in balia della globalizzazione/liberalizzazione voluta dalla grande finanza, dando a ciò il nome di ‘progresso’ e di ‘innovazione’, quando non di ‘superamento del nazionalismo’ o di ‘internazionalismo proletario’.

Ma ciò, pur con tempi e modalità diverse, è avvenuto ovunque, dunque non è a causa di questo o quel governo, partito o sindacato.

Negli ultimi 70 anni, con il concentrarsi della ricchezza e del potere reale nelle mani delle famiglie della grande finanza, divenute proprietarie delle banche centrali degli stati, delle multinazionali e dei media, siamo entrati in una nuova fase/organizzazione del potere, quella che Marx definiva come passaggio dal capitalismo industriale al capitalismo finanziario (finanzkapitalism), anche grazie alla creazione, sviluppo e controllo della digitalizzazione.

Il luogo principale di produzione del capitale oggi non è più la fabbrica, ma sono le banche centrali proprietarie della moneta e le istituzioni globali che ne controllano l’emissione, la circolazione e l’utilizzo, e queste sono gestite dalla grande finanza che ne ha fatto l’arma più potente della propria dittatura.

Basti pensare che il denaro impegnato in titoli ‘derivati’ quindi immateriali (non relativi a beni prodotti) è 10 volte il PIL globale, cioè tutto quanto viene prodotto nel mondo. [2]

Questa è la ragione di fondo della perdita di ruolo e di potere della classe operaia, ma anche dell’imprenditore e del ceto medio.

La fabbrica/manifattura di oggi, ha il suo ruolo primario nel controllo sociale e politico del territorio, gli stessi ‘mezzi di produzione’ sono per lo più in leasing, cioè di proprietà della grande finanza attraverso le sue banche, e il ‘proprietario’ (ex capitalista) è una sorta di direttore in mano alle multinazionali, azioniste di maggioranza e/o creditrici, nonchè arbitri del ‘mercato’, oggi meno libero che mai.

Ciò rende teoricamente inefficace la ‘vecchia arma’ dello sciopero ad oltranza o della occupazione delle fabbriche, ed a ciò va aggiunta la facilità con cui la multinazionale proprietaria può aumentare la stessa produzione in una qualsiasi delle sue società sparse per il mondo, scegliendo a suo piacimento costi energetici, ambientali e salariali più ridotti.

Se non si parte da questo dato di fatto e non si analizza l’attuale struttura del potere, i suoi snodi, le sue ‘casematte’, si rischia di continuare a:

– scrivere di ciò che sta avvenendo senza comprenderne il senso, né chi l’ha fatto accadere [3];

– fare convegni e manifestazioni tra pochi nostalgici della mitologia operaia;

– cercare un’improbabile egemonia di gruppo/partitino, nella in utile ‘mobilitazione’ contro un inesistente pericolo di ritorno del nazifascismo.

trilateral

Per affermare ed estendere la sua dittatura globale, la grande finanza, deve fare in modo che gli stati perdano sovranità, dipendano da lei attraverso il debito, abbiano economie deboli, organizzazione sociale in frantumi e il popolo non abbia fiducia in chi li governa, potendolo così pilotare con la paura.

La grande finanza ha concentrato il potere nelle sue mani e controlla ovviamente le banche, ma anche le multinazionali e l’informazione.

Le sue decisioni non seguono percorsi democratico-istituzionali, ma vengono assunte da summit di tipo mafioso e passate alla Superloggia massonica e ad organismi ‘rappresentativi’ della catena di comando (Bilderberg, Trilaterale, CFR, Club di Roma…), per la loro applicazione. Per questo parlamenti, governi e partiti (anche quelli non corrotti) hanno perso ruolo e potere.

Tutto il popolo italiano è oppresso dalla dittatura del capitalismo finanziario e dei suoi servitori; per questo occorre uscire da impotenti (poiché non incidono sui centri in cui si produce il capitale e si esercita il potere) visioni di classe e definire strategie e tattiche per vittoriose battaglie unitarie, di popolo.

La cultura politica derivante dallo studio/lettura dei classici del Movimento Operaio (Anarchico, Socialista e Comunista), nonchè dalle lotte per l’emancipazione sociale e politica contro il potere e la cultura con cui si è affermato il sistema capitalista, sarebbero utilissimi nel costruire l’unità di quella parte minoritaria di popolo (homo civicus), pur con diverse idee ma interessata a togliere il potere alla grande finanza e partecipare, attraverso la democrazia diretta alla sua gestione finalizzata al bene comune.

loro

L’antifascismo e l’anticomunismo appartengono alla storia, bella o brutta che la si voglia ritenere, e oggi servono solo a rinviare la presa di coscienza che il popolo può liberarsi solo unendo tutte le forze contrarie al dominio del capitalismo finanziario… e a coprire chi, fingendo di combattere per una parte contro l’altra, assolve al compito di tenerci divisi.

  1. https://vk.com/videos452517770?z=video452517770_456239018%2Fpl_452517770_-2.
  2. https://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/11/i-derivati-valgono-10-economie-mondiali-e-la-regolamentazione-resta-lontana/117519/
  3. http://fondazionefeltrinelli.it/come-sta-cambiando-il-capitalismo-occidentale/

 

 

Ah, l’Italia …

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ah, l'Italia

Ascoltando i TG si è potuto apprendere

  • che anche la Boldrini (…venite tutti in Italia, serve gente che lavori per meno soldi e con meno diritti), figlia di genitori politici 1e2 (Vendola-Renzi) e successivamente adottata da altri genitori 1e2 (Lerner-Pisapia), ha innestato la retromarcia pronunciando il nuovo slogan renzian/misitiano: “Agli immigrati dobbiamo garantire buone condizioni di vita a casa loro”, si potrebbe così abboccare e pensare ad un rinsavimento generale dei politici che hanno, sin qui, attuato i programmi di guerre , sfruttamento e migrazioni, voluto dalla grande finanza globalizzatrice; ma sarebbe un errore. Il nuovo copione prevede infatti che di fronte al rischio che media, malavita e rete clientelare con denaro pubblico, non riescano a bloccare il disgusto popolare per le ingiustizie del loro sistema, e che questi sentimenti entrino nelle urne elettorali, i loro attori cambino provvisoriamente d’abito e di ruolo.

    Ma l’immigrazione clandestina continua, protetta dal sistema.

    Dallo stesso TG apprendiamo infatti che 1) Una nave spagnola raccoglie immigrati in acque internazionali e li sbarca, non in Spagna ma in Italia; 2) i clandestini continuano ad attraccare anche su centinaia di piccole barche, e se intercettati, nonostante esista il reato di immigrazione clandestina, vengono subito rilasciati, consegnando loro un invito a tornare da dove vengono, invito che subito stracciano e la cosa finisce lì.

    Mentre qui a Ferrara, Franceschini, di fronte alla insorgenza dei ferraresi verso il migliaio di clandestini dediti a spaccio, furti e prostituzione, ha cercato di coprire la politica dell’accoglienza sin qui svolta, facendo intervenire l’Esercito, ma è solo scena e non fanno nulla; infatti hanno regole d’ingaggio che li rendono impotenti e sono in numero esiguo al punto da non riuscire nemmeno a coprire i tre turni, visto che è il ministro del turismo nonché padrone-padrino di un comune in dissesto finanziario, facesse almeno pagare 50 Euro ai turisti per partecipare al giro della città su mezzi militari..

  • La seconda notizia è un Renzi che si dice dalla parte dei cittadini contro i banchieri. Ma questa camaleontica invenzione è tesa unicamente a creare un polverone sui nodi PD/banche e Renzi/Boschi che stanno giungendo al pettine. Le scene della Commissione d’Inchiesta, quella della contrarietà alla rielezione di Visco a Bankitalia e quella della ‘sfiducia/ rimpallo responsabilità’ tra Consob e Bankitalia, fanno parte dei finti cambi di costume e ruolo per confondere gli elettori più sprovveduti (che, anche per merito dei media, sono tanti).

  • L’altra notizia interna che troneggia nei TG è quella di una legge finanziaria per il 2018 che rinvia aumento IVA e riduzione debito pubblico a quella che dovrà essere adottata il prossimo anno, per il 2019. Ma nessuno può illudersi che la banda della Leopolda si sia convertita alle varianti keynesiane di Moser e Barnard sulla ininfluenza del debito a fronte di una moneta che torni ad essere dello stato, la loro invece è solo irresponsabilità.

    Cercando trucchi e illusioni che coprano i misfatti compiuti nel servire banche e multinazionali, i loro strateghi e consiglieri (che rispondono alla grande finanza) gli suggeriscono mosse politiche e scelte economiche che bruciano le pur minime possibilità di uscita dal cappio del debito pubblico.

    Per partiti e uomini politici che intendono mantenere il loro paese all’interno del sistema di potere cosiddetto liberista, in cui banche e multinazionali decidono liberamente regole del gioco ed eccezioni, il debito pubblico è un vincolo; averlo aumentato negli anni in cui il costo del petrolio e il dollaro forte, da un lato, e la sciagurata politica di taglio a welfare, pensioni e diritti, dall’altro, ne avrebbero consentito una forte riduzione, è stato un tradimento degli interessi nazionali.

    Ora il Governo Gentiloni, costola dei Governi Renzi, con la sua legge finanziaria, persevera nell’errore e arriva a teorizzare l’opportunità di una ‘panem et circenses’ pre elettorale che, per sottrarre consensi a Lega e 5 Stelle ha il dovere di tentare di salvarsi da una purificazione/lavacro elettorale, distribuendo prebende e mancette, a destra e a manca, rinviando i ‘rimedi/stangata’ alla Legge Finanziaria per il 2019, che per effetto di tali rinvii sarà ancor più ‘lacrime e sangue’(ovviamente non per loro & complici ma, ancora una volta, per chi vive del proprio lavoro, chi ha lavorato e chi ancora cerca lavoro).

    Non vi è economista o commentatore politico, di qualsiasi credo politico, ma con residui di dignità, che non rilevi la smaccata natura elettorale di questa legge finanziaria.

    Altro elemento rivelatore è la decisione di rifinanziare, non con i soldi del Pidirenzi, ma con quelli degli italiani, la disastrosa gestione renziana dell’Alitalia, rinviandone l’inevitabile fallimento al dopo elezioni.

Tra poche ore arriveranno i risultati del voto siciliano e speriamo che, nonostante tutto (scarsa affluenza e voto terminato ieri alle 22 con seggi ‘riaperti’ per lo scrutinio 10 ore dopo, con … ‘quasi tutti’ … gli scrutatori e rappresentanti di lista delle famiglie dei boss locali andati a letto) arrivi un’onda che poi giunga fino alle politiche disgregando il sistema di potere ora gestito da Renzi & complici.

 

Ma cos’è questa Europa?

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Babele

Parlamento UE Strasburgo e Torre di Babele

Junker è il Presidente della Commissione Europea, quella organizzazione di cui fanno parte 28 stati, ma solo 18 hanno adottato la moneta unica, lasciando però anch’essi, sul proprio territorio 12 ‘aree libere’, di cui beneficiano piccole aree (e già il fatto che un’area venga lasciata fuori per proteggerne l’economia, in l’Italia l’area di Campione, aiuta a comprendere l’assurdità di una moneta unica per realtà europee disomogenee per tasse, economie, bilanci, costi, welfare, ecc.).

Junker, prima di essere nominato presidente, per accordo tra popolari e socialdemocratici europei, era primo Ministro del Granducato del Lussemburgo (576.000 abitanti, 6.000 in meno di Genova, ma 6 rappresentanti in Parlamento Europeo, in proporzione l’Italia dovrebbe averne… 600!), che irrazionalmente e con enorme dispendio finanziario-logistico, ospita la sede della Amministrazione della UE.

Poroshenko-and-Juncker-800x520Junker abbraccia un’altro grande ubriacone, il golpista ucraino Porosenko

Non che sia più razionale l’altra scelta di avere un volta al mese le riunioni del Parlamento Europeo e relative sedi e uffici a Strasburgo (1), ma quella è una condizione/ricatto politico imposta dalla Francia che ha 70 milioni di abitanti (non i 570.000 del Granducato) e che, per accordo con la Germania, gode anch’essa del ruolo di ‘Stato guida dell’Europa’.

Di fatto, con le sedi distaccate di Strasburgo e Lussemburgo si sperperano miliardi di Euro in spese superflue (sedi, facchinaggio, trasferte e viaggi di persone e materiali), poi si predica e applica l’austerità nelle spese sociali e nel welfare degli Stati.

L’Unione Europea, per le sue varie sedi e mansioni ha ‘stranamente’ privilegiato gli abitanti del Granducato  assumendone a migliaia, mentre tra gli alti funzionari, il piccolo Lussemburgo registra un imbattibile record di rappresentanti (in Medio Oriente c’è il ‘popolo eletto’ e in UE il ‘popolo raccomandato’ ?).

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Perché ?

Il Lussemburgo, brilla per il record del riciclaggio del denaro sporco (nota 2), mentre insieme alla City di Londra (ora si è aggiunta Malta) è il buco nero/paradiso fiscale dell’Europa (note 3 e 4).

In Lussemburgo hanno sede migliaia di ‘creature’ della grande finanza per l’Europa, ecco spiegato il peso politico del Lussemburgo, in una Europa che è governata da banche e multinazionali, e le cui decisioni sono istruite e pensate dalla Round Table (5).

roundtable-chart

Sarebbe anche interessante sapere quanti politici e partiti europei hanno conti aperti (socchiusi ?) in Lussemburgo … a bocca di pozzo.

Guardando alla UE, noi italiani potremmo quasi consolarci per dipendenza da banche/multinazionali e vizi indotti, quali: sperperi, clientele, mobbing, molestie sessuali (6) e ambiente, … già anche sulla salvaguardia di ambiente e salute, con varie sedi imbottite di amianto (7), in UE non si fanno mancare nulla.

Del resto, come il pesce, l’Europa comincia subito a puzzare dalla testa …


Note:

(1)     https://it.wikipedia.org/wiki/Istituzioni_europee_a_Strasburgo

(2)     http://vocidallestero.it/2015/11/04/la-germania-e-seconda-solo-al-lussemburgo-in-quanto-a-riciclaggio-di-denaro-sporco/

(3)     http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2014/11/05/news/il-segreto-del-paradiso-fiscale-il-buco-nero-delle-tasse-1.186704

(4)     http://www.linkiesta.it/it/article/2014/11/18/luxleaks-lo-scandalo-tasse-in-lussemburgo-in-un-video/23535/

(5)     https://corporateeurope.org/eu-crisis/2013/06/mad-men-roundtable

(6)     https://www.facebook.com/daniela.aiuto?hc_ref=ARS_h0dgyPoSzsOrHFI8_vANQmm0savI5th7JPx-px2NgzB5zt3X1FabcwdPoWaMN8s&pnref=story

(7)     http://www.zeroamianto.it/news/amianto-sede-ue

 

Il dopo’Referendum’ catalano

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catalogna

I commentatori politici si soffermano sui gravi errori della corona spagnola e del premier Rajoy, eletto Presidente del Governo grazie alla astensione dei socialisti, e giustamente criticano le violenze sulla popolazione, da loro ordinate alla polizia per impedire il referendum catalano. I più attenti ritengono che la loro insipienza abbia ora approfondito il solco tra Madrid e Barcellona e paventano una situazione di non ritorno.

A questo punto, poco importano sia la dietrologia sullo zampino finanziario di Soros & globalizzatori vari, sia le informazioni sulla inattendibilità di cifre e percentuali emersi da un Referendum senza nemmeno la parvenza di un minimo di controllo democratico; oggi, quegli oltre 800 feriti e le immagini delle violenze portano dritto alla secessione della Catalogna dalla Spagna.

Non sarà il colpo mortale per il ‘toro’ Europa, come non lo è stato la Brexit, ma dietro la banderilla Catalogna ci sono quelle degli altri popoli che reclamano la propria indipendenza da Stati entro i cui confini sono stati inseriti per antiche acquisizioni-cessioni tra casate reali.
L’Europa delle ingiustizie e delle sperequazioni sociali si regge sul sostegno politico e mediatico dei partiti e dei media della grande finanza e questo sostegno viene ripagato da politiche che indeboliscono la sovranità popolare a vantaggio del potere globale di banche e multinazionali; ma sono proprio queste politiche a renderla debole e invisa ai popoli europei.
Tutte queste spinte, indipendentemente dalle diverse ragioni storiche, dall’ orientamento politico che ne è egemone e dal diverso consenso (quelle catalane erano una netta minoranza, prima della infinita serie di errori di Governo e Corona, mentre quelle balcaniche furono gestite da USA e NATO per disgregare la Jugoslavia, portando Slovenia, Croazia e Bosnia in orbita tedesca) sono come delle banderillas che, dopo la vicenda catalana, saranno rilanciate e sostenute, dalle fondazioni e Onlus di Soros & globalizzatori complici, per stremare il toro Europa.

E’ curioso che i colpi più duri sin qui sferrati all’Europa, progettata nel 1927 dal Conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi (la cui somiglianza con Draghi è anch’essa singolare), siano venuti dalla monarchia inglese (che guida le logge massoniche globali) e dalla, debilitata, monarchia spagnola, mentre un altro Conte, Paolo Gentiloni Silveri, nobile di Filottrano, Cingoli e Macerata, è stato posto alla guida dell’Italia (e c’è ancora chi crede che i ‘fratelli’ siano una associazione politica della borghesia contro la nobiltà).

kalergi-draghi

Analizzando le ragioni socio-economiche che mettono questa UE ed i partiti che la gestiscono (Popolari & Socialdemocratici) contro la sovranità e gli interessi dei loro popoli per servire quelli delle grandi banche e delle multinazionali (testimoniato dal grande consenso ai partiti ‘euroscettici’, o che come tali si presentano, in Grecia, Italia, Inghilterra, Francia ed ora nella stessa Germania) si possono comprendere le ragioni politiche che, contrariamente a quanto sarebbe necessario per una efficace gestione delle comunità e dei beni comuni, stanno spingendo i governi europei (PPE & PSE) come quello italiano, a centralizzare ancor più il potere decisionale contrapponendosi alla partecipazione democratica delle autonomie locali.

Personalmente, resto fedele al progetto della Democrazia Diretta esercitato dalle Assemblee Sovrane delle Comunità (che elaborammo ai tempi di ‘Per il Comune’) in grado di unire e valorizzare tutte le spinte sinceramente autonomiste, ma ora, come allora, so benissimo che quella è una Europa Dei Popoli, che è di là da venire …

La priorità resta quindi quella di sconfiggere la grande finanza globalizzatrice che persegue per vie dirette e/o per vie traverse la propria necessità di distruggere –indebolire gli stati sovrani, per assorbirne tutto il potere e le competenze .

Perciò, se i catalani non riusciranno a liberarsi dalla egemonia degli uomini di Soros & soci che già vogliono gestire una Catalogna indipendente da Madrid, ma dipendente da loro, questo si tramuterà in un danno per quel popolo e per gli altri popoli e nazioni europee.

 

Nikola Tesla: anche il caso fa la storia

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La visita alla casa natale di Tesla consente di farsi un’idea della sconfinata genialità di questo scienziato rimasta per decenni oscurata, nonostante la ventina di lauree honoris causa conferitegli.

Il furto e l’occultamento dei  suoi studi, esperimenti  e brevetti da parte  di altri ‘inventori’(tra cui il nostro Marconi, per quello della radio), delle multinazionali e dei servizi segreti, civili e militari, USA,  hanno privato l’umanità degli straordinari sviluppi civili delle sue invenzioni e intuizioni.

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Libro su l’FBI e Tesla

Ciononostante sono 700 le invenzioni e circa 300 i brevetti che hanno cambiato il mondo (Nikola Tesla: le 10 invenzioni che hanno cambiato il mondo , https://www.aprireazienda.com/invenzioni-nikola-tesla/) e arricchito banche e e multinazionali USA, diversi altri sono stati posti sotto segreto dalla FBI ( fu lo stesso J. Edgar Hoover, capo dell’FBI, a dichiararle “most secret”, vista la natura delle invenzioni di Tesla e dei suoi brevetti).

Prima che la Continental Edison Company lo  ‘pescasse’ nel 1882 a  Budapest , dove lavorava alla compagnia dei telefoni, per portarlo a Parigi, e due anni dopo negli USA, Tesla aveva abbandonato gli studi alla Università tecnica di Graz. (Charles Batchelor, suo superiore alla Continental,  scrisse a Thomas Alva Edison, nella lettera di accompagnamento “Conosco due grandi uomini: uno siete voi, l’altro è questo giovane”. Edison assunse Tesla nella sua azienda Edison Machine Works).

20987667_1648839741824806_1353719078_nSmiljan, Croazia, casa natale di Tesla, pannelo con i numeri dei suoi brevetti

Approfondendo le cause di tale abbandono scopriamo che fu un funzionario dell’Impero Austro-Ungarico, a togliergli senza alcuna motivazione l’assegno – borsa di studio dell’esercito per gli universitari delle zone di confine croate.

Come sarebbe cambiata la storia economico-politica del mondo se Tesla avesse terminato gli studi in Austria e poi a Praga, senza dover andare a lavorare per la Edison a Budapest e poi a Strasburgo e definitivamente negli USA ?

Cosa sarebbe successo se le sue scoperte e invenzioni, invece che negli USA a beneficio delle loro banche, industrie e multinazionali della energia, comunicazioni, industria bellica (i motori inventati da Tesla sono ritenuti la base della seconda rivoluzione industriale), si fossero sviluppate in quegli anni in Europa?

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Turbina Tesla

Con la produzione di energia infinita e la sua gratuita fruizione da parte delle persone non avremmo avuto la concentrazione di potere finanziario-politico nelle mani dei Rockefeller (petrolio),  così come le applicazioni militari delle scoperte di Tesla, dal radar al ‘Bulbo di Tesla’, ecc. , non sarebbero state  USA , ma austro-ungariche prima e croato-serbe poi, e oggi avremmo un altro mondo.

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Citazione di Nikola Tesla

Certamente migliore, visto che la potenza politico-economica delle banche e multinazionali USA è servita per creare guerre a go go, l’uso della bomba atomica e l’asservimento di gran parte dei popoli del pianeta .

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Particolare della parete che ospita copie dei libri dedicati nel mondo a Tesla. Molti parlano di una morte ‘non naturale’, utile agli interessi delle multinazionli dell’energia e dell’industria bellica

Info :

 

 

 

Dopo Salvini, su fiscal compact Renzi copia anche ‘sovranisti e populisti’

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il trio

Il primo banchiere di Renzi  si è (o è stato) suicidato*.

Pare che Serra & Banchieri Rothschild non intendano imitarlo e abbiano dato gli 8 mesi al loro ex Presidente; per questo Matteo Renzi , dopo aver copiato il ‘razzista’ Salvini sulla immigrazione clandestina, ha deciso di copiare anche i ‘ sovranisti e populisti’ che si oppongono al fiscal compact (**), che il suo PD ha messo in Costituzione (!),  pur di recuperare consensi, sostegni  e voti per le prossime elezioni politiche.

I globalizzatori germanocentrici, su pressioni dei banchieri,  prima di scartarlo a vantaggio del Conte Gentiloni o di Franceschini, gli hanno dato un tacito lasciapassare (come quello pre-referendum) per poter dire minchiate elettorali fino alle elezioni, ma qualcosa pare non aver  funzionato:  o lui ha tirato troppo la catena o qualcuno non era a conoscenza dei taciti accordi .

Sta di fatto che all’eurogruppo hanno impallinato e deriso la sua proposta, ‘a reti mediatiche unificate’, di alzare il debito al 2,9% per 5 anni ***.

Da bravo pokerista Matteo fa finta di nulla,  anzi (sulle orme dell’altro pargolo sorosiano, Tsipras) gioca la carta di presentarsi agli italiani come strenuo combattente contro la Commissione, la BCE e la Merkel.

Ora, lui, Piagnone Richetti e Martina (il sosia di Fassino), hanno aperto una lunga campagna elettorale e gireranno l’Italia, sul treno e sui media, con la scusa del libro acchiappavoti di Matteo. Un estremo tentativo di riorganizzare le truppe renziane rimaste nel PD, e di recuperare i ‘fratelli’ e gli opinion leader, di centrodestrasinistra, delle varie regioni e città.

Nonostante lui e le due scimmiette (la terza rimarrà acquattata nei Boschi) non manifestino dubbi o paure, dentro al PDirenzi e nel Governo Renziloni, c’è chi, ligio agli input dei globalizzatori germanocentrici, fa trapelare il proprio dissenso.

Loro, e alcuni giornalisti, pensano che i bluff di Renzi finiranno per favorire chi, come Lega e 5 Stelle dice questo da anni, alienando all’attuale gruppo dei ‘Leopoldini’, impadronitisi del PD, la solidarietà dei popolari, dei socialdemocratici europei e dei loro burattinai della grande finanza, .. e vede già il masso in fondo al tunnel ..

(*) https://www.pressreader.com/italy/libero/20150304/281479274875666

(**)  https://it.wikipedia.org/wiki/Patto_di_bilancio_europeo

(***)  http://www.lastampa.it/2017/07/11/economia/lue-ignora-le-proposte-di-renzi-parliamo-con-ghttps://it.wikipedia.org/wiki/Patto_di_bilancio_europeoentiloni-e-padoan-e0uyUu0cLSEYNVBKuOruDO/pagina.html

 

 

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