Il buco nella diga

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Molti storici fanno risalire l’inizio del declino geopolitico ed economico dell’Italia all’uccisione di Mattei, voluta dalle grandi compagnie petrolifere, ma io non sottovaluto nemmeno la strana morte di Berlinguer che spianò la strada all’ascesa di Napolitano, né il peso negativo della svolta ‘liberista’ imposta dalla massoneria nell’incontro del ’92 sul Britannia.

La linea politica decisa sul Britannia, imperniata su regalo alla grande finanza di Bankitalia e delle industrie e imprese pubbliche, fu facilmente attuata previo contemporanea operazione di ‘mani pulite’ che demolì la prima repubblica (https://www.youtube.com/watch?v=8csewRrKvu0).

Sull’Euro e sui limiti dell’Europa della grande finanza:

Le decisioni della grande finanza (https://www.controinformazione.info/i-veri-padroni-del-mondo-sconosciuti-al-pubblico/), ratificate dai suoi organi di governo (  https://www.popoffquotidiano.it/2014/11/23/la-massoneria-deviata-che-controlla-il-mondo-ecco-la-lista/) e comunicate in primis negli incontri con politici, militari, imprenditori e manager di fiducia attraverso le riunioni della Trilaterale e del Club Bilderberg, sono sempre state attuate e condivise dai sui partiti, persino quando si è trattato di guerre, di golpe e di sostegno al terrorismo, o di ‘riforme’ dannose per il proprio paese o imposizioni di ‘cambi’, vedi il farsi da parte di Berlusconi e di Renzi. 

Questa sudditanza e questi inganni hanno violato la nostra Costituzione e rovinato il nostro paese, che si è indebitato, ha perso un terzo della sua produzione industriale (il 22% dal 2007 al 2016) e non ha più alcun ruolo geopolitico.

Il nostro popolo ha visto la crescita esponenziale della povertà, della disoccupazione e dell’incuria per difesa del suolo, ambiente, servizi e opere pubbliche, mentre chi lavora ha meno diritti e meno salario.

Dopo aver fatto tutto ciò e gridato nei TG, nelle radio e dalle colonne dei ‘loro’ giornali che quelle erano le ‘Tavole della legge’ economico-finanziaria, per essere competitivi nella democratica e dirittumanista globalizzazione voluta dalla grande finanza, per poter crescere ‘domani’, e dopo che centinaia di imprenditori ed ex-lavoratori si sono suicidati, vengono a dirci che hanno sbagliato ad ubbidire al Fondo Monetario Internazionale.

Sarebbe già grave, ma è vero ?

Non è vero!

Già nell’ottobre 2012 non un ‘complottista’ né un ‘populista’ o ‘Sovranista’, ma il capo economista del FMI, Olivier Blanchard, criticò i fondamenti della politica del FMI dettata dalle superlogge newyorkesi e grandi banchieri USA raggruppati nel reganiano “Washington Consensus” (https://www.repubblica.it/economia/rubriche/eurobarometro/2015/05/23/news/blanchard_il_nemico_numero_uno_dell_austerity_lascia_il_fmi-115024052/).

Le sue tesi e le sue analisi convinsero molti, apportando anche correzioni alla politica del FMI, ma UE e BCE restarono ancorati alle vecchie scelte.

Perché?

Perché alla Germania e alla grande finanza egemone in Europa che controlla i propri partiti europei, conveniva continuare l’indebolimento della sovranità degli stati già intrappolati nel sistema Euro e anche ai banchieri USA e governi democratici USA stava bene una Europa con al piede la palla di piombo della austerità della BCE, che avvantaggiava la sola Germania.

L’ammissione di essere stati servi ubbidienti del FMI (ma in realtà della Merkel e di Draghi, uomo della Goldman Sachs, come Prodi) non è un’attenuante ma una aggravante; talmente grave che basterebbe a fare in modo che tutti gli elettori (fuori dalle loro clientele) che sono fin qui riusciti ad ingannare, decidano di non votarli più.

Tajani, Zingaretti, Berlusconi, Mattarella, e compagnia bella di politici e giornalisti al seguito, devono ancora resettarsi e continuano a sparare le loro accuse di ‘populismo’ e di ‘sovranismo’, vestendole di disprezzo, verso i partiti e i politici che sostengono l’esperienza del Governo Conte.

Personalmente (in attesa che la sinistra si liberi della egemonia sorosiana), nonostante dissenta da più d’un fatto, decisione o comunicato di questo Governo e/o di qualche Ministro o figura istituzionale, continuo a sostenere il Governo Conte, ritenendolo l’unica strada oggi aperta per arrivare al rispetto del primo articolo della nostra Costituzione:

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La SOVRANITA’ appartiene al POPOLO, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione (sarà proprio perché è imperniata su populismo e sovranismo che PD e complici volevano cambiarla?).

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Contro il capitalismo finanziario globale

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LOTTA DI POPOLO

sisifo    La sinistra/Sisifo continua a seguire chi vuol farle collocare l’antico masso della egemonia della classe operaia sulla cima del monte del popolo. Fa sforzi sovrumani, ma ogni volta che guadagna qualche metro, la naturale forza di gravità fa tornare il masso alla base del monte.

Per preparare e gestire il golpe in Ucraina le fondazioni di George Soros e i servizi NATO hanno reclutato gruppi paramilitari sedicenti nazisti da mezza Europa, Macedonia, Albania e Israele. Decine di uccisioni, stupri e violenze di ogni sorta. Un fatto clamoroso.

Ma partiti e media italiani del centrodestrasinistra non hanno riesumato nessuno slogan su un risorgente nazi-fascismo.

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In questi giorni invece, per futili motivi politici (un documento letto da alcuni skinheads durante la riunione di una Onlus a Lodi e una bandiera della Marina militare tedesca dei primi del ‘900, nella camera di un militare a Firenze), è stata scatenata una eccezionale campagna politico mediatica e non c’è stato TG o talk show che non abbia richiamato il pericolo di un ritorno del fascismo, ovviamente collegato al voto populista e anti euro in vari paesi d’Europa.

Parto da qui, sia per evidenziare la ridicola e strumentale montatura fatta dal PD & company alla continua ricerca di espedienti mediatici che facciano da paravento ai disastri combinati dal loro governo dell’Europa, dell’Italia, delle regioni, delle città, delle banche, delle coop, dei sindacati, delle Onlus, ecc., sia per cercare, nuovamente, di far emergere la necessità, per chi si ritiene comunista o socialista, di ripensare a idee forza e schemi ideologici derivanti da sistemi, economici e di potere superati dalla attuale fase di capitalismo finanziario globale (anche se non penso che, presso chi si trova più a suo agio nella recita di vecchi copioni, potrò avere più fortuna di 4 anni fa. [1] ).

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Sono molti i sociologi e gli analisti economici che parlano apertamente di proletarizzazione del ceto medio.

La borghesia, dai contadini agli artigiani, dai commercianti ai pescatori, dagli impiegati agli insegnanti, dai giornalisti ai rappresentanti, è stata falcidiata per numero, per reddito, per ruolo sociale e potere politico.

Non va certo meglio alla residua classe operaia.

La portata dei cambiamenti che li ha accomunati, è sottolineata anche dal drammatico dato dei suicidi. Nel solo 2014, i dati ufficiali (sottostimati per una presunta perdita di dignità/prestigio da parte dei familiari) riportano che, in Italia, oltre 200 persone, soprattutto imprenditori e lavoratori rimasti senza lavoro, si sono suicidate per ragioni economiche.

La distruzione/privatizzazione delle industrie pubbliche; le innovazioni di processo e di prodotto che hanno mirato, e tuttora mirano, alla riduzione degli addetti per unità di prodotto; la delocalizzazione degli impianti produttivi verso aree e stati con meno diritti (civili, sociali e politici), la gara tra stati per competere, al ribasso, con altri sistemi paese sul costo del lavoro, sul livello dei diritti e della salvaguardia dell’ambiente; tutti questi aspetti hanno portato ad una riduzione, nel numero e nella forza sociale e politica, della classe operaia.

precario

Al rapido declino di occupazione, salari, welfare e diritti hanno contribuito anche quei partiti e sindacati che ‘sulla carta’ avrebbero dovuto tutelare la classe lavoratrice, ma l’hanno lasciata in balia della globalizzazione/liberalizzazione voluta dalla grande finanza, dando a ciò il nome di ‘progresso’ e di ‘innovazione’, quando non di ‘superamento del nazionalismo’ o di ‘internazionalismo proletario’.

Ma ciò, pur con tempi e modalità diverse, è avvenuto ovunque, dunque non è a causa di questo o quel governo, partito o sindacato.

Negli ultimi 70 anni, con il concentrarsi della ricchezza e del potere reale nelle mani delle famiglie della grande finanza, divenute proprietarie delle banche centrali degli stati, delle multinazionali e dei media, siamo entrati in una nuova fase/organizzazione del potere, quella che Marx definiva come passaggio dal capitalismo industriale al capitalismo finanziario (finanzkapitalism), anche grazie alla creazione, sviluppo e controllo della digitalizzazione.

Il luogo principale di produzione del capitale oggi non è più la fabbrica, ma sono le banche centrali proprietarie della moneta e le istituzioni globali che ne controllano l’emissione, la circolazione e l’utilizzo, e queste sono gestite dalla grande finanza che ne ha fatto l’arma più potente della propria dittatura.

Basti pensare che il denaro impegnato in titoli ‘derivati’ quindi immateriali (non relativi a beni prodotti) è 10 volte il PIL globale, cioè tutto quanto viene prodotto nel mondo. [2]

Questa è la ragione di fondo della perdita di ruolo e di potere della classe operaia, ma anche dell’imprenditore e del ceto medio.

La fabbrica/manifattura di oggi, ha il suo ruolo primario nel controllo sociale e politico del territorio, gli stessi ‘mezzi di produzione’ sono per lo più in leasing, cioè di proprietà della grande finanza attraverso le sue banche, e il ‘proprietario’ (ex capitalista) è una sorta di direttore in mano alle multinazionali, azioniste di maggioranza e/o creditrici, nonchè arbitri del ‘mercato’, oggi meno libero che mai.

Ciò rende teoricamente inefficace la ‘vecchia arma’ dello sciopero ad oltranza o della occupazione delle fabbriche, ed a ciò va aggiunta la facilità con cui la multinazionale proprietaria può aumentare la stessa produzione in una qualsiasi delle sue società sparse per il mondo, scegliendo a suo piacimento costi energetici, ambientali e salariali più ridotti.

Se non si parte da questo dato di fatto e non si analizza l’attuale struttura del potere, i suoi snodi, le sue ‘casematte’, si rischia di continuare a:

– scrivere di ciò che sta avvenendo senza comprenderne il senso, né chi l’ha fatto accadere [3];

– fare convegni e manifestazioni tra pochi nostalgici della mitologia operaia;

– cercare un’improbabile egemonia di gruppo/partitino, nella in utile ‘mobilitazione’ contro un inesistente pericolo di ritorno del nazifascismo.

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Per affermare ed estendere la sua dittatura globale, la grande finanza, deve fare in modo che gli stati perdano sovranità, dipendano da lei attraverso il debito, abbiano economie deboli, organizzazione sociale in frantumi e il popolo non abbia fiducia in chi li governa, potendolo così pilotare con la paura.

La grande finanza ha concentrato il potere nelle sue mani e controlla ovviamente le banche, ma anche le multinazionali e l’informazione.

Le sue decisioni non seguono percorsi democratico-istituzionali, ma vengono assunte da summit di tipo mafioso e passate alla Superloggia massonica e ad organismi ‘rappresentativi’ della catena di comando (Bilderberg, Trilaterale, CFR, Club di Roma…), per la loro applicazione. Per questo parlamenti, governi e partiti (anche quelli non corrotti) hanno perso ruolo e potere.

Tutto il popolo italiano è oppresso dalla dittatura del capitalismo finanziario e dei suoi servitori; per questo occorre uscire da impotenti (poiché non incidono sui centri in cui si produce il capitale e si esercita il potere) visioni di classe e definire strategie e tattiche per vittoriose battaglie unitarie, di popolo.

La cultura politica derivante dallo studio/lettura dei classici del Movimento Operaio (Anarchico, Socialista e Comunista), nonchè dalle lotte per l’emancipazione sociale e politica contro il potere e la cultura con cui si è affermato il sistema capitalista, sarebbero utilissimi nel costruire l’unità di quella parte minoritaria di popolo (homo civicus), pur con diverse idee ma interessata a togliere il potere alla grande finanza e partecipare, attraverso la democrazia diretta alla sua gestione finalizzata al bene comune.

loro

L’antifascismo e l’anticomunismo appartengono alla storia, bella o brutta che la si voglia ritenere, e oggi servono solo a rinviare la presa di coscienza che il popolo può liberarsi solo unendo tutte le forze contrarie al dominio del capitalismo finanziario… e a coprire chi, fingendo di combattere per una parte contro l’altra, assolve al compito di tenerci divisi.

  1. https://vk.com/videos452517770?z=video452517770_456239018%2Fpl_452517770_-2.
  2. https://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/11/i-derivati-valgono-10-economie-mondiali-e-la-regolamentazione-resta-lontana/117519/
  3. http://fondazionefeltrinelli.it/come-sta-cambiando-il-capitalismo-occidentale/