Ma cos’è questa crisi? Appunti sulla natura e sugli obiettivi della crisi finanziaria

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Nell’attuale “crisi finanziaria“, insieme a più confuse operazioni speculative, noi leggiamo un disegno dai nitidi contorni, con cui l’alta finanza vuole saldare Europa ed USA sotto il proprio controllo.

  • sta concentrandosi il potere in poche superbanche, con ondate di chiusure per quelle fuori dal giro grosso, dei club elitari e della criminalità organizzata;
  • stiamo galoppando verso la parità €-$, cosa dannosa per i prodotti americani, che ora sopravvivono grazie al cambio vantaggioso, ma lavoratori e imprenditori americani (o il debito Usa ), per l’alta finanza, americana e sionista, contano come quelli europei, cioè nulla , loro pensano ad umentare il proprio potere nel sistema mafioso dell’alta finanza, per controllare produzione e commercializzazione globale;
  • stanno saltando migliaia di industrie e società commerciali che, in Europa e negli altri paesi “orientati” dalla Banca Mondiale, si vedono chiudere i rubinetti del credito, per essere poi acquisite dalla grande finanza a prezzi stracciati;
  • vengono messe in ginocchio le finanze pubbliche degli stati (finite nelle reti del signoraggio bancario, primario e secondario, che porta alla moltiplicazione del debito), con manovre speculative ed allarmistiche, in modo da strozzarli attraverso le proprie società di rating e ottenerne la totale sudditanza alla BCE ed al FMI, anch’essi strumenti governati dall’alta finanza;
  • dalla Grecia a Pomigliano, la “shock economy” della crisi viene utilizzata per cancellare diritti e conquiste sociali e civili, verso il nuovo ordine mondiale che prevede qualche migliaio di oligarchi, qualche milione di “notabili” e miliardi di sudditi-consumatori.
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Un piano straordinario per le imprese e il lavoro.

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E’ interesse pubblico non lasciar strozzare il privato italiano e creare le condizioni per difendere e innovare le imprese, superare il precariato, salvaguardare ambiente e salute.

Per il Bene Comune, dalla sua nascita ha chiesto la nazionalizzazione di Bankitalia, ma PdL, PD, Di Pietro, Lega e UDC, fanno orecchie da mercante e non intendono nemmeno dare attuazione alla legge che ne fissa le modalità (n°262, votata dal Parlamento il 28 dicembre 2005).

La proprietà pubblica della moneta è la strada maestra per mettere ordine nella finanza di un paese, sfuggendo però al trucco delle Spa pubbliche, così studiate, da centrodestra e centrosinistra, per sfuggire al controllo democratico.

La nostra proposta per uscire dalla crisi è che vada garantita liquidità alle nuove imprese ed alle piccole e medie imprese strutturalmente sane ma “strozzate” dal credito. Per attuarla serve che la Banca d’Italia sia pubblica e che il Parlamento voti un piano straordinario, con una adeguata dotazione finanziaria.

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