Populisti = Terroristi?

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La Commissione Europea gestita da PPE (in Italia FI) e S&D (in Italia PD), nel testo di ‘Orizzonte Europa – programma quadro di ricerca e innovazione’(che definisce la destinazione di 120 miliardi di euro), aveva incredibilmente inserito l’assurda equiparazione tra ‘populismo’ e ‘terrorismo’:

“Strategie per affrontare il populismo, gli estremismi, la radicalizzazione, il terrorismo e per includere e coinvolgere i cittadini disillusi ed emarginati; (..)”

Fonte: http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-%2F%2FEP%2F%2FNONSGML%2BPV%2B20181212%2BRES-RCV%2BDOC%2BPDF%2BV0%2F%2FIT&language=IT&fbclid=IwAR2Iv4mohGNOKRhOmuigt6J7u-OnniXvJcHI3m3g3ZugmNuFShroMSJuApE (pag. 87)

E’ pur vero che la Commissione è solita approvare a scatola chiusa tutto quanto viene predisposto dalla Round Table delle grandi banche e delle corporation sovranazionali, ma non è pensabile che nessuno, daTajani a Junker, da MoscoWC a DombrovsCHI?, da Berlusconi a Martina e/o Zingaretti, per quanto ancora frastornati dal voto popolare alle recenti elezioni politiche italiane, non si rendessero conto della assurdità di accomunare milioni di ‘populisti’ (sostenitori della sovranità popolare, così come scrive la Costituzione della Repubblica Italiana) ai terroristi (per altro, in Siria e Ucraina, sostenuti anche dalla NATO).

I 5 Stelle si sono accorti del ‘colpo di mano’ della Commissione e hanno presentato un emendamento per cancellarlo, ma PPE, S&D e loro alleati e complici nel Parlamento Europeo, Verdi in primis, alle 12, 30 di Mercoledì 12 Dicembre, il giorno dopo all’attentato di Strasburgo, hanno votato NO, respingendo l’emendamento con 554 voti contro 99, confermando così il testo originario.

Non possono ora sostenere di non essersene accorti, o che sia stato colpa di un errore del computer; l’hanno proprio voluto.

Nonostante questa idiozia, i milioni di populisti italiani ed europei, che la prossima primavera potrebbero eleggere la nuova maggioranza del Parlamento Europeo non si armeranno per diventare terroristi, come FI e PD (con codazzo di + Europa, Verdi e Civica popolare), vorrebbero che gli elettori li considerassero… in modo da salvare la loro poltrona e il sistema costruito dalla grande finanza.

Europarlamentari italiani a favore dell’emendamento/cancellazione, oltre a Lega e M5S: Forenza (Gue), Spinelli (Gue), Borrelli (Non Iscritti), Cofferati (Sinistra Italiana).

Europarlamentari italiani contro l’emendamento/cancellazione, quindi per mantenere il parallelo populisti/terroristi :                                              Cicu (FI), Gardini (FI), Leontini (FI), Martuscello (FI), Matera (FI), Salini (FI), Bettini (PD), Bonafè (PD), Bresso (PD), Briano (PD), Caputo (PD), Chinnici (PD), Costa (PD), Cozzolino (PD), Danti (PD), De Castro (PD), De Monte (PD), Ferrandino (PD), Gentile (PD), Giuffrida (PD), Gualtieri (PD), Morgano (PD), Mosca (PD), Panzeri (ex Liberi & Uguali al PD, ora ?), Paolucci (Articolo 1, ora?), Picierno (PD), Sassoli (PD), Viotti (PD), Zanonato (PD), Zoffoli (PD).

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Simul stabunt, simul cadent

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Jeroen Dijsselbloem con Wolfgang Schäuble e Draghi.png

Nella foto: Schauble, l’uomo forte della finanza tedesca, già Ministro del Tesoro e ora Presidente del Bundestag; il suo scudiero, l’olandese Djsselbloom, già Presidente dell’Eurogruppo dei Ministri delle finanze degli stati membri, voluto nel 2011 dalla Germania ( Nel marzo del 2017 ha una vasta eco, producendo molte proteste, un’intervista al Frankfurter Allgemeine Zeitung in cui, riferendosi agli Stati dell’Europa Meridionale, dice: «Durante la crisi dell’euro, i paesi del Nord hanno dimostrato solidarietà con i paesi interessati dalla crisi. Come socialdemocratico, do grande importanza alla solidarietà (?). Ma ci sono anche dei doveri. Non puoi spendere tutti i soldi in alcol e donne e poi chiedere aiuto»); Mario Draghi, che è stato vicepresidente di Goldman Sachs International per l’Europa fra il 2002 e il 2005, era “associato” incaricato delle “imprese e dei paesi sovrani”, il dipartimento che poco prima del suo arrivo aveva aiutato la Grecia a truccare i suoi conti grazie a dei prodotti finanziari “swap” sul debito sovrano.

L’UE non è una Federazione di Stati, con buona pace di chi ci racconta che, essendo una federazione, gli stati membri devono rinunciare alla propria sovranità nazionale; e non lo è principalmente perché servirebbe una Costituzione Europea, quindi una qual forma di democrazia che grande finanza e suoi portavoce a Bruxelles non gradiscono, ma anche perché la Germania non accetterà mai l’idea che ogni stato debba poi concorrere alla formazione del necessario budget federale con l’8-10% del proprio PIL.

La ‘strana creatura’ della attuale UE è nata dalla decisione di dare agli stati membri una moneta unica gestita dalla Banca Centrale Europea, istituzione autonoma e indipendente, quindi fuori da un controllo democratico e politico degli stati, ma in realtà sotto il controllo della grande finanza e ora affidata all’italiano Mario Draghi, uomo di fiducia della Goldman Sachs e membro del Club Bilderberg.

Nel Trattato di Amsterdam fu fissato per gli stati membri (a capocchia, cioè senza alcuna argomentazione che giustificasse quei parametri),

– il vincolo di non superamento del rapporto del 3% tra debito e PIL;

il vincolo di riduzione se un paese realizzava un alto surplus di partite correnti (grosso modo, la differenza tra esportazioni e importazioni).

Il limite del 3% del rapporto tra debito e PIL è stato più volte superato da numerosi stati europei, tra cui la Francia e la Germania, senza che Commissione Europea, BCE, grande finanza e partiti Popolari e socialdemocratici europei dicessero o facessero alcunchè, mentre ora il governo italiano si è prefisso di arrivare al 2,4% (cioè 1/3 in meno del 3,1 % ) ma viene pesantemente attaccato e calunniato dai commissari europei, dal Presidente del Parlamento Europeo Tajani, da Draghi della BCE e dal piddino, per ora ancora, Presidente della Repubblica Italiana, che da oltre un mese invocano la punizione ‘dei mercati’e fanno terrorismo finanziario per impaurire i cittadini e convincerli a tornare a votare PD e Forza Italia.

Io sono un convintissimo sostenitore del fatto che da questa UE e da questa BCE occorra uscire quanto prima, ma la maggioranza degli italiani spera che il tutto sia modificabile dall’interno e confida che saranno le prossime elezioni europee e registrare la volontà dei popoli di recuperare sovranità e limitare austerità e potere di banche e multinazionali; vedremo.

Per ora qui siamo e qui occorre ballare, con queste regole.

Ma delle due regole perché solo una deve essere applicata (e male, visto che il limite è 3, ma si minacciano sfracelli per un 2,4%)?

L’altra regola, la Germania ha deciso che non andava rispettata e l’ha sempre superata e ignorata ricevendo raccomandazioni placebo da parte della Commisione UE, gestita da Popolari e Socialdemocratici Europei.

Nel cosiddetto Six-Pack, entrato in vigore nel 2011, viene infatti introdotta la regola che se uno stato, nel surplus di partite correnti, supera il 6% medio per tre anni, deve essere sanzionato. La Germania ha continuato a farlo e nessuno ha detto nulla, tutti allineati e coperti, a cominciare dal quisling, Tajani.

L’avanzo delle partite correnti tedesco del 2017 è stato dell’8,9 per cento e nel 2018 è prevista una crescita ulteriore, continuando lo strangolamento delle esportazioni dei partner dell’Ue, Italia in primis visto che siamo la seconda economia industriale europea.

E allora?

Simul stabunt, simul cadent.

Ciò deve essere rivendicato dal nostro Governo e dai cittadini in grado di sottrarsi alla ipnosi mediatica dei TG, Talk show e ‘articolesse’ suoi giornali dei difensori delle banche e delle multinazionali (compresa la sedicente sinistra finanziata e guidata dalle fondazioni e onlus di George Soros), sia perché è questione di giustizia e pur essendo una Unione sui generis non dovrebbe avere figli e figliastri; sia perché è questione economico finanziaria, poiché applicando quella riduzione del 3% del surplus delle partite correnti tedesche per riportarlo al 6%, l’Italia beneficerebbe di un significativo aumento delle sue esportazioni, che aumenterebbero sensibilmente il PIL migliorando il proprio rapporto  debito/PIL.