Prefazione al libro di Nikos Klitsikas: ‘Dio ti protegga, o Siria’

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diosalvi la siria

Ciò che è avvenuto in Siria dal 2010 ad oggi è ormai tutto chiaro e documentato, ma è risaputo che se un giornalista o un politico hanno avuto l’input di fingere di dormire, non ci sono grida che possano svegliarlo.

Solo un’incrollabile fiducia nella possibilità di redenzione della specie umana può giustificare gli sforzi di quanti cercano di fare in modo che, come i salmoni, le verità possano vincere la grande corrente d’opinione creata dai media e partiti della lobby dei globalizzatori della grande finanza e arrivare ai cittadini che ora la ignorano.

Innanzitutto va chiarito che gli attacchi al Governo di Assad sono cominciati ben prima delle ‘rivolte primaverili’, organizzate nel 2011 nei centri abitati vicini a Israele, Giordania e Turchia, con le modalità messe a punto anni fa dai servizi USA e rivelateci anche da Jesse Ventura, ex governatore del Minnesota nel suo libro.

(https://www.newtoncompton.com/libro/il-libro-che-nessun-governo-ti-farebbe-mai-leggere : tali modalità consistono nell’infiltrarsi in gruppi politici di opposizione ai governi che si intendono rovesciare, finanziarne e guidarne l’espansione, preparare il clima mediatico con la diffusione di false notizie e, giunti al giusto livello di ebollizione socio-politica, far organizzare una grande e costosa manifestazione, durante la quale propri militari sotto copertura o uomini dei locali servizi già corrotti, avranno il compito di aprire il fuoco sui manifestanti. Di ciò verrà accusato il ‘regime’ o il Presidente da rovesciare e durante la successiva manifestazione di protesta basterà far sparare su manifestanti e sulla polizia per innescare lo scontro sociale e politico in cui anche le componenti di opposizione più moderate siano costrette a schierarsi con i rivoltosi guidati dai servizi. La campagna mediatica globale scatta e la guerra civile può in iniziare. Così è stato in Cecenia, nei Balcani, in Libia, in Siria, e più recentemente in Venezuela).

Considerando tutti gli elementi, sociali, politici, economici, militari e geopolitici che componevano il quadro entro cui USA/Nato, Israele, Arabia Saudita, Qatar e Turchia hanno deciso di rovesciare Assad, si può comprendere la loro rabbia attuale nel vederlo non solo resistere ma addirittura vincere militarmente e politicamente dopo anni di sfrenata corruzione, attentati terroristici, sabotaggi e blocco economico.

L’appoggio politico e militare della Russia, che ha una sua base militare a Tartus, nonché quello degli Hezbollah libanesi, hanno avuto un ruolo importante, ma non sarebbe certo bastato a salvare la Siria e Bashar el Assad se si fossero rivelate giuste le analisi degli aggressori e le loro previsioni sulla precarietà e fragilità della sua presidenza e della coesione sociale e religiosa della sua nazione.

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Bashar el Assad diviene Presidente suo malgrado, interrompendo studi e carriera medica in Europa, a causa della morte del fratello Bassel, che il padre aveva scelto come erede. Non tardano a presentarsi scontri e frizioni con le componenti più conservatrici del partito Baath (un loro slogan era : “Bashar ha la sua clinica, Maher el Assad – suo fratello cadetto – al potere!”), in particolare quelle sunnite con simpatie saudite.

L’ex vicepresidente Abdel Halim Khaddam, dopo aver inutilmente tentato di ridurre l’influenza di Assad dentro al congresso del Baath, nel 2005 fugge in Francia, si manifesta legato ai Saud e accusa Assad dell’assassinio dell’ex premier libanese Rafic Hariri, cosa sempre negata da Assad, anche se molte voci dell’epoca indicavano come mandanti gli apparati di sicurezza siriani guidati da alawiti critici con le aperture politico-economiche di Assad e della moglie Asmāʾ Akhras (sunnita,  di nazionalità inglese), ritenute eccessive.

Ma Assad ha saputo guadagnare consenso e nel contempo riformare partito e governo; nel giugno 2014, nonostante il terrorismo, il blocco economico e i miliardi spesi per corrompere militari e funzionari apicali, che avrebbero dovuto rovesciarlo, egli viene rieletto con l’88,7% dei voti in occasione della prima elezione multipartitica della Siria, mentre solo 5 generali su 1200 hanno fatto defezione.

Per superare la resistenza popolare e dei ceti medi siriani, ad un prevalere delle organizzazioni terroristiche sostenute dalla Arabia Saudita, USA, Unione Europea e paesi Nato finanziarono, addestrarono e armarono di tutto punto un fantomatico Esercito Libero Siriano, formato da qualche migliaio di disertori, tanti mercenari stranieri e decine di ‘istruttori’ USA/Nato. Dopo il primo anno questo esercito era del tutto ininfluente e gran parte delle sue armi (USA-Nato) era passato in mano a ISIS, Al Qaeda, Al Nusra e le altre bande salafite, a volte con scontri fratricidi per armi e bottini di guerra.

L’operazione politico-mediatica più importante per mettere in piedi una opposizione credibile e non in mano a Sauditi e Fratelli Musulmani fu la Conferenza di Antalya, promossa da Usāma al-Munağğid, siriano esiliato a Londra, membro del Movimento per la Giustizia e lo Sviluppo ed attivista dell’opposizione al regime. Su questo personaggio Wikileaks ha diffuso documenti diplomatici americani che attestano il suo finanziamento da parte degli USA tra il 2006 e il 2009. Tali fondi dovevano sostenere le opposizioni e le defezioni dal regime di Assad e la nascita di una tv indipendente siriana: Barada Tv, nata                  nell’aprile 2009 e strettamente collegata con il Movimento di al-Munağğid. Mentre la copertura mediatica e nei social globali è stata assicurata dall’ Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, installato nel Regno Unito. Questo strano ‘Osservatorio’ è formato da una sola persona, Rami Abdulrahman che risiede a Coventry, finanziato e gestito dai servizi inglesi, e le sue veline sono le fonti per le notizie sulla Siria da parte di tutti i media di proprietà della grande finanza globale.

Questo pressing di USA, petro-monarchie del Golfo Persico, Israele e paesi Nato, tra cui Italia, Grecia e Turchia, che nei loro programmi doveva essere una passeggiata modello Libia, è fallito, ma è costato alla Siria centinaia di migliaia di morti e milioni di migranti. L’ultimo sussulto di rabbia e impotenza è stata l’invenzione dell’uso dei gas tossici da parte dell’Esercito Siriano, messa in scena dai ‘Caschi Bianchi’, ONG a gestione Saudita, creata per affiancare l’attività dei terroristi.

Fragments found in Alonei Abba, about 2 miles (3.2 km) from where the remains of a crashed F-16 Israeli war plane were found, at the village of Alonei Abba
Aereo israeliano intervenuto a sostegno dei terroristi, abbattuto dalla contraerea siriana.

 

La Siria ha vinto ed ha sconfitto i terroristi, anche quelli che venivano definiti ‘buoni’ perché gestiti da ‘istruttori’ di USA/Francia e Inghilterra e riconquistato gran parte del suo territorio, ma non sono finite le manovre politiche e geo-politiche sulla Siria e sul suo Presidente.

Israele continua a operare bombardamenti in territorio siriano per ottenere una reazione che possa essere usata per costringere USA, Nato e suoi alleati del Golfo ad una guerra aperta contro la Siria, ma lo fa da quasi 10 anni senza successo ed è prevedibile che Siria e Russia non cadranno nella trappola,  mentre governi e media europei tacciono su queste folli e criminali violazioni del diritto internazionale (provate ad immaginare cosa farebbero e direbbero se la Russia bombardasse qualche base militare USA o Nato in un paese UE).

Gli USA hanno promesso un po’ di Siria ai leader curdi, da loro armati e ‘consigliati’ se combatteranno contro il Governo Assad, ma questo ha messo in crisi i loro rapporti con Erdogan, fino al fallito tentativo di golpe in Turchia, le cui reazioni e conseguenze politico-strategiche avranno un peso significativo in quell’area.

La Mogherini, Vice Presidente della Commissione e Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, che parla sempre a nome degli USA/Nato, ha detto che Assad non deve illudersi che la sua vittoria sul campo significhi che l’Europa abbandonerà gli oppositori militarmente sconfitti.

Occorrerà continuare a vigilare, controllando i comportamenti dei nostri governi e informando il maggior numero di cittadini, ma la vittoria di Assad e di chi l’ha coerentemente sostenuto contro gli aggressori ci consente di fare alcune considerazioni.

  • Fortunatamente, migliaia di terroristi e salafiti andati a combattere il governo siriano su input degli imam reclutatori sparsi dai Saud in mezzo mondo sono stati eliminati, ma purtroppo i sopravvissuti,  che stanno tornando negli stati in cui risiedevano, o che vengono fatti entrare in Europa come clandestini, sono stati militarmente addestrati e resteranno legati ai loro capi  jihadisti, costituendo un serio pericolo per le nostre comunità.

  • La forza di Assad e del suo governo è senza dubbio stata la coesione sociale e nazionale del suo popolo e l’eroismo dei suoi combattenti, ma un peso importante l’ha avuto anche l’abilità diplomatica ereditata dal padre, con cui ha saputo garantirsi l’appoggio diplomatico di Cina e Russia all’Onu e quello militare di Russia, Iran ed Hezbollah libanesi.

  • Nonostante gli onori e le onorificenze (compresa quello di Napolitano nel 2010) che gli tributavano nei vari paesi USA/Nato, a differenza della Libia, il livello politico culturale della ‘classe dirigente’ siriana ha consentito di leggere la natura profonda del capitalismo finanziario che non può fare a meno di cercare di soffocare la sovranità dei popoli per estendere il proprio potere globale. E’ questa lucidità d’analisi che li ha indotti a prepararsi, riuscendo anche a vedere subito la regia che stava dietro ai disordini simultaneamente scoppiati nelle zone di confine con Israele, Libano, Turchia e Giordania.

  • Dalle vicende siriane, i popoli europei dovrebbero trarre l’insegnamento di non credere più a quei media e a quei partiti che per tutti questi anni ci hanno raccontato menzogne, a loro richieste da finanziatori e/o proprietari dei media, destinate a coprire il criminale sostegno al terrorismo e preparare l’ingiusto blocco commerciale verso la Siria, per fiaccarne la resistenza. Facendo di questa lezione un patrimonio collettivo dei nostri popoli eviteremmo di farci scodellare/nuove guerre e nuovi crimini dei globalizzatori della grande finanza, che i loro media e i loro partiti sono già pronti a travestire da ‘difesa dei diritti umani’.

Fernando Rossi

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Tajani imbestialito per inesistenti offese di Junker all’Italia.

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tajani

Ecco il testo incriminato. Si tratta della risposta data da Junker ad una benevola domanda di un cittadino tedesco che chiedeva di fare di più per le zone povere d’Europa in particolare il meridione d’Italia.

“Sono innamorato dell’Italia, bella Italia, ma non accetterò più che tutto quello che va male nel sud Italia, mezzogiorno, sia spiegato con il fatto che l’ Unione Europea o la Commissione Europea non facciano abbastanza.  Sono gli italiani che devono prendersi cura delle regioni povere dell’Italia. Questo significa più lavoro, meno corruzione, serietà. Noi ci saremo, come sempre, ma non giochiamo questo gioco insistendo con lo scaricare la responsabilità all’Unione Europea. Un paese è un paese, una nazione è una nazione, prima viene la nazione poi l’Europa per seconda.”

Credo sia una delle poche volte che Junker dice qualcosa di vicino alla realtà.

Tutti sanno che il Presidente della Commissione Europea, eletto da Popolari e Socialdemocratici è un etilista, nonché servitore di banche e multinazionali ripetutamente coinvolto negli scandali lussemburghesi

(http://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2013/07/10/jean-claude-juncker-pronto-a-lasciare-dopo-20-anni/92333/ – http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/11/13/news/impresentabile-junker-ecco-perche-non-puo-guidare-l-europa-1.187956 )

Tajani e giornalisti e politici del sistema fingono di reagire ad offese contro gli italini che secondo loro avrebbe pronunciato, in verità hanno  deciso di gridare allo scandalo per costruirsi una sorta di alibi presentandosi come difensori della dignità e della sovranità italiana in Europa (dopo aver imperversato sui media per settimane, brandendo la clava di UE, BCE e Spread contro il nascituro governo del Cambiamento, fino a farlo inizialmente bocciare).

Ma senbra pure che la loro lingua batta dove il dente (di FI e di  Dell’Utri ?) duole; non vi è infatti alcun dubbio che le attuali condizioni del Mezzogiorno e della Sovranità nazionale (Britannia et similia) siano difficilmente imputabili al nuovo Governo 5 Stelle /Lega.

Se l’ex capo dei giovani monarchici italiani e il suo partito si fossero seriamente impegnati ad affrontare i problemi della occupazione e della legalità nel Mezzogiorno, nonché quelli della sovranità nazionale (e ciò vale anche per il PD, di D’Alema prima e di Renzi poi ), Junker non avrebbe di certo avuto motivo di chiedere un cambiamento nella situazione e nel comportamento dei governi italiani.

Tajani, e giornalisti e politici (compresi quelli del PD e Liberi e UgualialPD) che l’hanno seguito nell’attacco a Lega-5 Stelle prima e in quello a Junker ora,  avrebbero invece potuto e dovuto trarre spunto dal contenuto di quella ‘fintamente fraintesa’ risposta, per sviluppare due riflessioni e impegni operativi:

– “Sono gli italiani che devono prendersi cura delle regioni povere dell’Italia”. Giusto, ma per poterlo fare occorre , come rilevato dal Prof. Guarino, che si torni al testo approvato a Maastricht, modificando la ‘furbata’ del testo apparso di soppiatto nelle sue Norme Attuative con il quale si sono sottratte competenze economico-finanziarie agli stati conferendole a BCE e Commissione UE. http://formiche.net/2014/04/leuro-critico-guarino-racconta-la-storia-moneta-mai-nata/

– “Un paese è un paese, una nazione è una nazione, prima viene la nazione poi l’Europa per seconda.” Giustissimo, ed è quello che FI e PD non hanno fatto e che gli italiani hanno chiesto con il loro voto  e che il nuovo  governo dovrà fare. Trovo molto calzante un estratto dalle Conclusioni della tesi di Dottorato, della dott. Monia Benini ( “Elementi di storia dell’integrazione europea dalla prima guerra mondiale a oggi”, Zugo, 2016):

“Questa è un’Unione fatta di passi spediti e di brusche frenate, immaginata da menti che mettevano al centro la convivenza pacifica e il benessere diffuso fra i popoli, ma costruita da chi [NdR:  banche e multinazionali] ha messo al centro il risultato economico a breve termine (e in qualche caso, come avvenuto in Italia, pure con qualche trucco contabile, oltre al Segreto di Stato).

Un’Europa sospesa nel limbo, quella di oggi, a metà fra il passato e un futuro che non ha confini definiti, almeno fintanto che, di fronte allo stallo prodotto dagli errori che hanno generato delusione e diffidenza, non si avrà il coraggio di ripartire da una costruzione che garantisca una struttura politica capace di salvaguardare spazi di sovranità ai Paesi membri. “

Il golpe bianco di PD & complici

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mattarelli

Il punto, a mente più fredda, sul golpe bianco del PD.

 

Quando ieri pomeriggio il Presidente Pidirenzi della Repubblica ha abbattuto il nascituro Governo del cambiamento, in rete erano ancora in atto brucianti accuse verso 5Stelle e Lega per i cedimenti e/o ammorbidimenti nel testo del ‘Contratto’ , nonostante da settimane la lobby bancaria, imperniata sul PD, avesse già messo in campo le proprie agenzie di rating, i propri giornali e le proprie TV per sostenere l’esatto contrario e formulare i due argomenti truffa della nuova campagna elettorale.

  • 5Stelle e Lega vogliono uscire dall’Euro e questo causerebbe immani disastri economico-finanziari

  • 5Stelle e Lega hanno promesso ciò che non avrebbero mai potuto fare,  così hanno puntato i piedi sul prof. Savona per costringere Mattarella a bocciargli la lista dei ministri.

Nel comiziaccio di Mattarella c’era solo il primo punto, illustrato e condito con dovizia di immagini catastrofiche e da giudizio universale, il tutto imperniato su una Fake news di cui non vi è traccia nel ‘Contratto’ né tantomeno nella dichiarazione scritta che era stata richiesta al prof. Savona. In sintesi quanto detto da Mattarella  ‘Vogliono uscire dall’Euro, devo fermarli per salvare l’Italia’ è stata una messa in scena, ignobile e truffaldina.

Gli strateghi della grande finanza non sono quei geni che vogliono farci credere i loro media e i loro partiti, tant’è che hanno dato battaglia sulla persona a cui meno possono adattarsi i panni di un novello Robespierre o Pancho Villa o Che Guevara, infatti il professore Paolo Savona è un ebreo di un certo peso dentro la lobby, nonché un massone, e fu ministro dell’industria nel governo Ciampi e Amato-Carli che nel 1992 privatizzarono la Banca d’Italia.

(Vedi testo del comunicato richiestogli ma poi ignorato da Mattarella & complici :  https://scenarieconomici.it/comunicato-prof-paolo-savona/)

I politici e i giornalisti che hanno preso parte al golpe bianco dicono che, al di là della Costituzione scritta che prevede la nomina del Presidente su proposta del Presidente del Consiglio incaricato, esiste una Costituzione materiale, in base alla quale i Presidenti della Repubblica hanno più volte fatto modificare la lista dei ministri che a loro era stata ‘proposta’: ma è solo un espediente dialettico, sanno benissimo che un conto erano gli scontri tra le correnti interne alla Dc o al Pentapartito, a cui il loro Presidente (allenatore e/o arbitro interno) della Repubblica partecipava, un conto è che un Presidente (allenatore e/o arbitro interno) del PD, voglia dettare la linea politica e mettere propri rappresentanti nel governo/squadra avversaria.

Penso che ora, disvelata la macchinazione dei globalizzatori della grande finanza (in cui sarebbe fare un torto alla sua intelligenza pensare che lo stesso Mattarella sia stato inconsapevolmente trascinato da false notizie mediatiche o dei servizi), occorrerà

– stare calmi (non cadere nelle trappole del terrore già applicate alla Grecia);

– prepararci a nuovi colpi alla nostra qualità della vita da parte di un illegittimo Governo Mattarela-PD-Commissione Europea.

Ma soprattutto occorrerà stare in campo per rintuzzare le bugie e il terrorismo mediatico con cui ci condurranno al voto, perchè il loro obiettivo è rimettere in sella il Pidirenzi o il nuovo Partito di Renzi Matteo & complici (alla Macron) di cui stanno parlando.

P.S.

Qui cascano i politici e i giornalisti asini che sostengono il Golpe

Testimonianza, in tempi non sospetti, di chi ha scritto la Costituzione della Repubblica Italiana. Costantino Mortati, deputato dell’Assemblea Costituente, “Istituzioni di diritto pubblico”, edizione del 1975, pag. 568.

costitu

onida

regole

 

 

 

 

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ciofeca

Dunque il PD e Mattarella, ex DC come ormai tutti gli attuali capipartito PD, dopo aver lanciato ripetuti anatemi contro ‘i sovranisti’ (alludendo a Lega e 5 stelle), hanno proposto un ‘Governo tecnico’ o ‘Del Presidente’ che:

– approvi la Legge di Bilancio;

– rifaccia la Legge Elettorale:

– scongiuri l’aumento dell’IVA e rispetti gli impegni in Europa.

Se poi nel frattempo i partiti non troveranno l’intesa per un governo politico, allora sarà questo Governo tecnico a gestire la campagna elettorale.

Come volevasi dimostrare …
(https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1854913224559758&set=a.117911198259978.17806.100001232959661&type=3&theater), d’altronde fare profezie su cosa può fare un ex DC al momento della verità non è poi così complicato.

Il mio parere è che se Lega e 5 stelle non si accorderanno per formare un Governo, si debba votare subito; così la pensavo dopo le elezioni e ancor di più lo ritengo opportuno oggi, ma penso che l’assurdità della proposta PD/Mattarella vada illustrata e spiegata.

1) Perché dovrebbe essere un governo ‘non o anti’ PD ad approvare la Legge di Bilancio fatta dal Conte Gentiloni e suoi ministri PD ?
Facciano un Decreto Legge, il PD Mattarella lo firma, vale 60 gg, nel frattempo si vota e si fa un nuovo governo.

2) Mattarella dice, giustamente che l’attuale legge elettorale ‘Rosatellum’ (dal nome del proponente PD, Rosato) è da rifare.
Dimentica che lui avrebbe potuto non firmare quella legge, come gli avevamo chiesto in tanti, 5 stelle in primis, presentando anche le simulazioni che anticipavano ciò che ora è puntualmente avvenuto, salvo crolli maggiori del previsto di PD e Forza Italia. Mattarella invece la difese e la firmò, pensando che avrebbe avvantaggiato l’aggregazione di tante sigle e ‘quasi partiti’ raggruppatisi attorno al PD.

3) Dice Mattarella che il Governo tecnico dovrà scongiurare l’aumento dell’IVA e rispettare gli impegni in Europa.
Qui Mozzarella e Renzi superano se stessi. Dunque, ‘gli impegni in Europa’ sono contenuti nel documento del Programma del Semestre Europeo, in cui la Commissione Europea (in mano a Popolari e Socialdemocratici europei, di cui fanno parte PD e FI) individua, paese per paese le cose rilevanti da fare.

Per l’Italia è indicato a chiare lettere che va ridotta la tassazione su imprese e lavoro (giusto), ma tale riduzione di entrate fiscali e l’assolvimento degli impegni a ridurre il debito pubblico, vanno affrontati con l’aumento della tassazione sulla prima casa (IMU) e con l’aumento della tassazione indiretta (IVA). Quindi di che stanno ‘babbiando’? Rispettare gli impegni europei vuol dire aumentare l’IVA (e non solo); perché fingono di non saperlo?

Per poi scodellarci ancora lo stantio “Ce lo chiede l’Europa”o per far  credere agli italiani che questi ulteriori balzelli siano colpa del governo in carica e non siamo responsabilità di PD e complici ?

4) Dice Mattarella che se nel frattempo non maturerà un accordo per un nuovo Governo politico, le nuove elezioni è bene che siano gestite dal suo governo tecnico.
Nessun dubbio che per il PD sia conveniente far gestire la campagna elettorale da un governo preparato dal PD stesso, piuttosto che dai 5 stelle o dal centrodestra, o dalla Lega e 5 stelle insieme…             
Appunto, converrebbe al Pidirenzi non al resto degli italiani, che l’hanno sonoramente mandato… ‘in vacanza’.

La proposta del Governo del Presidente e i suoi attacchi ai partiti che propugnano la sovranità nazionale (prevista in Costituzione !) sono una ciofeca, una imbevibile pozione per tentare di far rescuscitare il Pidirenzi e riportarlo al governo con nuovi pastrocchi … ‘del Nazareno’.

OLOCAUSTI DIMENTICATI

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IRLANDA

Strana questa debordante giornata della memoria che dimentica tutti gli olocausti prima e dopo quello degli ebrei nei campi di concentramento nazisti (dimenticando o inserendo solo nei titoli di coda, i comunisti, gli zingari e gli omosessuali che morirono insieme a loro).

Strana la scelta ‘di cartello’ delle imprese mediatiche e dei partiti del sistema gestito dal capitalismo finanziario di ignorare gli altri genocidi in cui è ben documentato lo sterminio ben maggiore per crudeltà e per dimensione di altre popolazioni ed etnie.

Qui riporto un articolo che parla del primo genocidio europeo, quello avvenuto dal 1845 al 1850 in Irlanda, ma un minimo di ricordo e compassione universale ( non facendolo i globalizzatori palesano di non pensare affatto all’umanità ma ai propri interessi) andrebbe rivolta anche agli altri genocidi avvenuti in campi di concentramento-riserve-campi profughi e lasciati morire o in operazioni di guerra e pulizia etnica: da quello dei nativi americani a quello degli Armeni, da quello in Darfur a quello in Ruanda, da quello in Sudan a quello a Timor Est, dal milione e 200 mila comunisti massacrati in Indonesia ai 20 milioni di cinesi eliminati dai giapponesi nella seconda guerra mondiale … e via massacrando ancora oggi in Palestina, Siria, Ucraina, ecc.

L’olocausto dimenticato dell’Irlanda

di Riccardo Michelucci

C’è chi la chiama Great Famine (Grande Carestia), chi invece ritiene più corretto definirla Great  Hunger (Grande Fame), oppure usa la variante gaelica di quest’ultima, An Gorta Mór. Quello che a  prima vista può apparire poco più di un sottile gioco lessicale sancisce in realtà una differenza so-stanziale, capace di riaccendere rancori antichi e persino di innescare richieste di risarcimento. Ciò  che è fuori di dubbio è che quella che si verificò in Irlanda tra il 1845 e il 1850 fu la più immane tragedia avvenuta in epoca moderna nel Vecchio Continente prima dell’Olocausto. In poco meno di  cinque anni circa un milione di irlandesi furono uccisi dalla fame, dal tifo e dal colera, mentre altri  due milioni furono costretti all’emigrazione. Ma l’incerta contabilità di questa ecatombe (più veritiera dei 6 milioni della shoa NdR) non basta,  da sola, a raccontare i paradossi che aggravarono ulteriormente le sue dimensioni epocali.

Quasi mezzo secolo prima l’Irlanda era stata costretta all’unione politica con la Gran Bretagna e  privata del proprio parlamento. Era dunque parte integrante dell’impero britannico, la più grande, ricca e moderna potenza mondiale dell’epoca: gli Irlandesi erano a tutti gli effetti sudditi della regina Vittoria e soggetti alle leggi del parlamento di Londra. Le prospettive di sviluppo per l’economia irlandese erano così favorevoli da spingere le classi industriali britanniche a opporsi fermamente al libero scambio tra le due isole. Gli inglesi temevano di vedere il mercato inondato da merci a basso prezzo con una conseguente emigrazione massiccia di manodopera e di capitali. L’Irlanda era il paese più sovrappopolato d’Europa: oltre otto milioni e mezzo di abitanti rappresentavano la più consistente densità media per chilometro quadrato. Il paese aveva anche enormi squilibri sociali: il 20% della popolazione era composto da ricche famiglie immigrate protestanti di  origine inglese o scozzese, mentre il restante 80% era costituito da autoctoni di religione cattolica divisi in due categorie, gli affittuari e gli operai agricoli. Le fattorie erano di dimensioni molto ridotte e divise in subaffittanze. A causa della concorrenza provocata dalla sovrappopolazione gli affitti erano particolarmente alti e gli affittuari vivevano una condizione miserabile che li costringeva a lavorare quasi esclusivamente per pagare l’affitto e le decime alla chiesa anglicana.

Nella seconda metà del secolo precedente, per favorire gli interessi dell’Impero, l’Irlanda era stata trasformata in un’enorme fattoria capace di rifornire di prodotti alimentari a basso costo le classi industriali britanniche. Per farlo era stato concepito un apparato legislativo che impedisse ai contadini irlandesi di elevare il proprio tenore di vita. Anche negli anni di An Gorta Mór l’Irlanda continuò a essere un’importante produttrice di grano e di altre materie prime, ma queste vennero quasi interamente esportate in Inghilterra. Il cibo prodotto in Irlanda sarebbe stato più che sufficiente per sfamare la popolazione autoctona, ma i contadini erano costretti a venderlo per pagare i debiti fondiari ai proprietari terrieri.

La patata era rimasta l’unico alimento che garantiva la loro sussistenza. Nell’estate del 1845, però, la rapida diffusione della Phytophtora infestans, un fungo proveniente dall’America del nord, causò la completa distruzione del raccolto e creò le premesse di una delle più gravi carestie dell’Europa contemporanea. Quando la gente cominciò a morire i grandi latifondisti inglesi si preoccuparono soltanto di salvare i propri beni facendo espellere migliaia di contadini dalle terre e creando i presupposti di un gigantesco esodo.

In assenza di stime ufficiali è praticamente impossibile calcolare con precisione quante persone morirono di fame e malattie in quegli anni, ma secondo gran parte degli storici e dei demografi furono almeno un milione.                                                                                                                                                                                      Per Per quanto riguarda gli emigrati, si calcola che nello stesso quinquennio circa tre quarti delle persone che lasciarono l’Irlanda siano sbarcate negli Stati Uniti e in Canada. Questi viaggi transoceanici, compiuti in condizioni disumane che rimangono ancora ben impresse nella memoria popolare, hanno dato vita alla grande diaspora irlandese. Nell’arco di una sola generazione il paese celtico conobbe un declino demografico senza paragoni in Europa, perdendo circa un terzo della popolazione. Una tragedia di tali dimensioni non poteva non segnare la storia recente del popolo irlandese, aprendo una ferita che avrebbe lasciato segni profondi.

Oggi molti considerano riduttivo imputare questa tragedia soltanto alla malattia delle patate, ed è proprio dalle differenti interpretazioni di quei fatti che si è sviluppato un ampio dibattito. L’interrogativo principale è questo: in un paese ricco di materie prime può verificarsi una carestia soltanto perché “mancano le patate”? Non è forse più corretto affermare che il popolo irlandese fu volutamente ridotto alla fame?

È innegabile che le catastrofiche conseguenze della perdita dei raccolti dipesero dal contesto socio-economico di stampo coloniale e dall’atteggiamento del governo britannico, che decise di non aiutare i propri cittadini. Per evitare la tragedia sarebbe bastato inter-rompere le massicce esportazioni di generi alimentari che proseguirono regolarmente anche negli anni della carestia. Enormi quantitativi di avena, burro, carne, grano e uova continuarono a uscire dall’Irlanda diretti in Inghilterra a causa degli esosi affitti imposti a fittavoli poverissimi.

Soltanto nel cosiddetto Black ’47, l’anno peggiore della carestia, circa quattromila navi cariche di generi alimentari lasciarono l’isola dirette a Bristol, Glasgow, Liverpool e Londra. È evidente che gli inglesi non pianificarono lo sterminio per fame della popolazione irlandese, ma di sicuro non fecero niente per prevenirla o per ridurne le tragiche conseguenze. Gran parte della classe politica e dell’opinione pubblica inglese continuava a credere che la miseria e la povertà dell’Irlanda fossero le conseguenze dell’arretratezza e dell’inferiorità socio-culturale del suo popolo.

Di fronte alle dimensioni dell’ecatombe il governo britannico decise di prendere alcuni provvedimenti per salvare almeno le apparenze, ma questi si rivelarono del tutto inefficaci. Nel 1846 abolì i dazi sulle importazioni di grano fissati a difesa della produzione interna e avviò un programma di lavori pubblici a beneficio di chi era ancora in grado di lavorare. Poi introdusse gli aiuti stabiliti dal Poor Relief Act, ma li accompagnò a una crudele speculazione: chi possedesse “sotto qualsiasi forma” oltre un quarto di acro inglese di terra non avrebbe potuto ottenere aiuti. Ciò significava che per non morire di fame gli affittuari avrebbero dovuto abbandonare le terre e le case.

In quegli anni, inoltre, gli inglesi mostrarono un atteggiamento ostile, razzista e carico di pregiudizi, arrivando a considerare la carestia come un modo efficace per risolvere il “problema irlandese”. La crisi del raccolto delle patate offriva infatti all’impero britannico l’occasione propizia per una profonda riorganizzazione dell’economia attraverso il controllo della popolazione e il consolidamento della proprietà con vari metodi, tra i quali cui l’emigrazione. Ed è proprio qui che rispunta fuori il problema lessicale evocato in precedenza: secondo molti studiosi contemporanei il fatto che gli inglesi abbiano sfruttato quell’ecatombe per eliminare i contadini irlandesi può essere senza dubbio definito genocidio. La tesi è confermata da alcuni giuristi americani che hanno analizzato la questione sulla base del moderno diritto internazionale. Se il governo inglese avesse voluto limitare gli effetti della carestia avrebbe avuto i mezzi per farlo, mentre preferì usare la situazione che si era venuta a creare per fingere una riforma agraria a lunga scadenza al costo di morti, malattie ed emigrazione. In quegli anni la “peste della patata” colpì anche altri paesi europei, ma soltanto in Irlanda ebbe conseguenze così devastanti. Per tutti questi motivi, e basandosi anche sulla semplice considerazione che non si può morire per mancanza di patate, in Irlanda e negli Stati Uniti molti preferiscono parlare di “fame”, piuttosto che di “carestia”.

In tempi recenti alcuni studiosi della Shoah hanno affermato che An Gorta Mór è stato il primo caso di genocidio europeo, arrivando a paragonare l’operato del Ministro del Tesoro britannico  Charles Trevelyan a quello di Adolf Eichmann durante lo sterminio ebraico. Eppure, a quasi due secoli da quell’immane tragedia, l’establishment britannico non manifesta la minima intenzione di  assumersi la responsabilità della tragedia. I motivi non sono solo di carattere simbolico: esiste infatti il rischio concreto che il governo britannico, come accadde ai nazionalsocialisti con gli ebrei (in realtà ad incassare furono le organizzazioni sioniste, gli ebrei videro pochi di quei soldi NdR),  vengano sommersi da un’infinità di richieste di risarcimento da parte dei discendenti delle vittime.

Alan John Percivale Taylor, uno dei più prestigiosi storici britannici contemporanei, è arrivato a  paragonare le condizioni degli irlandesi ai tempi della Grande Fame a quelle dei disperati rinchiusi nei campi di concentramento nazisti durante la Seconda guerra mondiale: appena un secolo fa, tutta l’Irlanda si trovava nelle condizioni del campo di concentramento di Bergen Belsen. Circa due milioni di irlandesi morirono di fame e di malattie in soli cinque anni […]. La popolazione venne cacciata dalle proprie terre, fu affamata e trattata peggio degli animali. Quello che stupisce, semmai, è l’atteggiamento di molti accademici irlandesi, assai cauti nell’affermare le responsabilità di Londra. Non è un caso che la svolta sia arrivata solo quattro anni fa per opera di uno storico inviso al mondo universitario: Tim Pat Coogan. L’anziano studioso – già autore di opere importanti sull’IRA, sulla guerra civile e sulla diaspora irlandese – si è mosso con tutta la sua autorevolezza per rimuovere il velo di ipocrisia che cercava di nascondere una verità così scomoda.

Nel suo libro The Famine Plot: England’s Role In Ireland’s Greatest Tragedy (Palgrave Macmillan, 2012) sostiene che quanto accadde in Irlanda può essere paragonato ai recenti fatti del Darfur, perché rientra perfettamente nella definizione di genocidio approvata dalle Nazioni Unite. Lungi dal demonizzare il popolo inglese o la politica britannica nel suo insieme, Coogan mette sul banco degli accusati il governo dell’epoca, guidato dal liberale Lord John Russell, sostenitore di un liberismo sfrenato basato sulla dottrina del laissez-faire, e concentra le proprie accuse sul Ministro del Tesoro Charles Trevelyan, che gestì la crisi da plenipotenziario. Il libro dello studioso ri-produce integralmente una lettera inedita di Trevelyan, dalla quale emerge che fece di tutto per far morire o costringere all’emigrazione i contadini, consentendo ai latifondisti di convertire la produzione in modo più redditizio. Questo prova in modo definitivo che Londra non solo non volle alleviare le sofferenze della popolazione irlandese, ma che si adoperò deliberatamente per esacerbarle.

Bibliografia

Cahill T., Come gli irlandesi salvarono la civiltà, Fazi, Roma 1997.

Coogan T. P., The Famine Plot: England’s Role In Ireland’s Greatest Tragedy, Palgrave Macmillan, London 2012.

Keneally T., The Great Shame, Vintage, London 1998.

Kinealy C., This Great Calamity: The Irish Famine 1845-1852, Boulder, Roberts Rinehard, 1995

Laxton E., The Famine Ships: Irish Exodus to America 1846-1851, Bloomsbury, London 1996.

Mitchel J., Giornale di prigionia, Lubrina, Bergamo 1991.

Ó Grada C., The Great Irish Famine, MacMillan, London 1989.

Solidarietà transatlantica

La carestia irlandese non fu dimenticata da tutti. Numerose raccolte di fondi furono organizzate in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Anche l’impero ottomano inviò degli aiuti. Ma il contributo più inatteso venne dagli indiani Choctaw dell’Oklahoma. Nella primavera del 1847, nonostante le loro scarse possibilità, questi raccolsero 170 dollari e li inviarono a un’associazione umanitaria americana. Questo avvenne perché i Choctaw si sentivano idealmente legati alla tragedia del popolo irlandese. Sedici anni prima, nel 1831, gli indiani erano stati deportati dalle proprie terre divise fra Alabama, Louisiana e Mississippi e costretti a stabilirsi in Oklahoma. Molti erano morti per la fame e per il freddo nelle 500 miglia di marcia. Questa solidarietà transatlantica fra popoli oppressi ha creato un legame ancora vivo. Nel 1990 una delegazione choctaw è stata invitata a Mayo dall’associazione Action from Ireland (AFRI). Due anni dopo un gruppo di irlandesi ha ripercorso le 500 miglia che i Choctaw avevano fatto nel 1831. Nello stesso anno gli indiani hanno conferito il titolo di capo onorario a Mary Robinson, allora presidente dell’isola verde (l’Irlanda NDR).

Fonte https://issuu.com/lacausadeipopoli

Contro il capitalismo finanziario globale

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LOTTA DI POPOLO

sisifo    La sinistra/Sisifo continua a seguire chi vuol farle collocare l’antico masso della egemonia della classe operaia sulla cima del monte del popolo. Fa sforzi sovrumani, ma ogni volta che guadagna qualche metro, la naturale forza di gravità fa tornare il masso alla base del monte.

Per preparare e gestire il golpe in Ucraina le fondazioni di George Soros e i servizi NATO hanno reclutato gruppi paramilitari sedicenti nazisti da mezza Europa, Macedonia, Albania e Israele. Decine di uccisioni, stupri e violenze di ogni sorta. Un fatto clamoroso.

Ma partiti e media italiani del centrodestrasinistra non hanno riesumato nessuno slogan su un risorgente nazi-fascismo.

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In questi giorni invece, per futili motivi politici (un documento letto da alcuni skinheads durante la riunione di una Onlus a Lodi e una bandiera della Marina militare tedesca dei primi del ‘900, nella camera di un militare a Firenze), è stata scatenata una eccezionale campagna politico mediatica e non c’è stato TG o talk show che non abbia richiamato il pericolo di un ritorno del fascismo, ovviamente collegato al voto populista e anti euro in vari paesi d’Europa.

Parto da qui, sia per evidenziare la ridicola e strumentale montatura fatta dal PD & company alla continua ricerca di espedienti mediatici che facciano da paravento ai disastri combinati dal loro governo dell’Europa, dell’Italia, delle regioni, delle città, delle banche, delle coop, dei sindacati, delle Onlus, ecc., sia per cercare, nuovamente, di far emergere la necessità, per chi si ritiene comunista o socialista, di ripensare a idee forza e schemi ideologici derivanti da sistemi, economici e di potere superati dalla attuale fase di capitalismo finanziario globale (anche se non penso che, presso chi si trova più a suo agio nella recita di vecchi copioni, potrò avere più fortuna di 4 anni fa. [1] ).

fiat money

Sono molti i sociologi e gli analisti economici che parlano apertamente di proletarizzazione del ceto medio.

La borghesia, dai contadini agli artigiani, dai commercianti ai pescatori, dagli impiegati agli insegnanti, dai giornalisti ai rappresentanti, è stata falcidiata per numero, per reddito, per ruolo sociale e potere politico.

Non va certo meglio alla residua classe operaia.

La portata dei cambiamenti che li ha accomunati, è sottolineata anche dal drammatico dato dei suicidi. Nel solo 2014, i dati ufficiali (sottostimati per una presunta perdita di dignità/prestigio da parte dei familiari) riportano che, in Italia, oltre 200 persone, soprattutto imprenditori e lavoratori rimasti senza lavoro, si sono suicidate per ragioni economiche.

La distruzione/privatizzazione delle industrie pubbliche; le innovazioni di processo e di prodotto che hanno mirato, e tuttora mirano, alla riduzione degli addetti per unità di prodotto; la delocalizzazione degli impianti produttivi verso aree e stati con meno diritti (civili, sociali e politici), la gara tra stati per competere, al ribasso, con altri sistemi paese sul costo del lavoro, sul livello dei diritti e della salvaguardia dell’ambiente; tutti questi aspetti hanno portato ad una riduzione, nel numero e nella forza sociale e politica, della classe operaia.

precario

Al rapido declino di occupazione, salari, welfare e diritti hanno contribuito anche quei partiti e sindacati che ‘sulla carta’ avrebbero dovuto tutelare la classe lavoratrice, ma l’hanno lasciata in balia della globalizzazione/liberalizzazione voluta dalla grande finanza, dando a ciò il nome di ‘progresso’ e di ‘innovazione’, quando non di ‘superamento del nazionalismo’ o di ‘internazionalismo proletario’.

Ma ciò, pur con tempi e modalità diverse, è avvenuto ovunque, dunque non è a causa di questo o quel governo, partito o sindacato.

Negli ultimi 70 anni, con il concentrarsi della ricchezza e del potere reale nelle mani delle famiglie della grande finanza, divenute proprietarie delle banche centrali degli stati, delle multinazionali e dei media, siamo entrati in una nuova fase/organizzazione del potere, quella che Marx definiva come passaggio dal capitalismo industriale al capitalismo finanziario (finanzkapitalism), anche grazie alla creazione, sviluppo e controllo della digitalizzazione.

Il luogo principale di produzione del capitale oggi non è più la fabbrica, ma sono le banche centrali proprietarie della moneta e le istituzioni globali che ne controllano l’emissione, la circolazione e l’utilizzo, e queste sono gestite dalla grande finanza che ne ha fatto l’arma più potente della propria dittatura.

Basti pensare che il denaro impegnato in titoli ‘derivati’ quindi immateriali (non relativi a beni prodotti) è 10 volte il PIL globale, cioè tutto quanto viene prodotto nel mondo. [2]

Questa è la ragione di fondo della perdita di ruolo e di potere della classe operaia, ma anche dell’imprenditore e del ceto medio.

La fabbrica/manifattura di oggi, ha il suo ruolo primario nel controllo sociale e politico del territorio, gli stessi ‘mezzi di produzione’ sono per lo più in leasing, cioè di proprietà della grande finanza attraverso le sue banche, e il ‘proprietario’ (ex capitalista) è una sorta di direttore in mano alle multinazionali, azioniste di maggioranza e/o creditrici, nonchè arbitri del ‘mercato’, oggi meno libero che mai.

Ciò rende teoricamente inefficace la ‘vecchia arma’ dello sciopero ad oltranza o della occupazione delle fabbriche, ed a ciò va aggiunta la facilità con cui la multinazionale proprietaria può aumentare la stessa produzione in una qualsiasi delle sue società sparse per il mondo, scegliendo a suo piacimento costi energetici, ambientali e salariali più ridotti.

Se non si parte da questo dato di fatto e non si analizza l’attuale struttura del potere, i suoi snodi, le sue ‘casematte’, si rischia di continuare a:

– scrivere di ciò che sta avvenendo senza comprenderne il senso, né chi l’ha fatto accadere [3];

– fare convegni e manifestazioni tra pochi nostalgici della mitologia operaia;

– cercare un’improbabile egemonia di gruppo/partitino, nella in utile ‘mobilitazione’ contro un inesistente pericolo di ritorno del nazifascismo.

trilateral

Per affermare ed estendere la sua dittatura globale, la grande finanza, deve fare in modo che gli stati perdano sovranità, dipendano da lei attraverso il debito, abbiano economie deboli, organizzazione sociale in frantumi e il popolo non abbia fiducia in chi li governa, potendolo così pilotare con la paura.

La grande finanza ha concentrato il potere nelle sue mani e controlla ovviamente le banche, ma anche le multinazionali e l’informazione.

Le sue decisioni non seguono percorsi democratico-istituzionali, ma vengono assunte da summit di tipo mafioso e passate alla Superloggia massonica e ad organismi ‘rappresentativi’ della catena di comando (Bilderberg, Trilaterale, CFR, Club di Roma…), per la loro applicazione. Per questo parlamenti, governi e partiti (anche quelli non corrotti) hanno perso ruolo e potere.

Tutto il popolo italiano è oppresso dalla dittatura del capitalismo finanziario e dei suoi servitori; per questo occorre uscire da impotenti (poiché non incidono sui centri in cui si produce il capitale e si esercita il potere) visioni di classe e definire strategie e tattiche per vittoriose battaglie unitarie, di popolo.

La cultura politica derivante dallo studio/lettura dei classici del Movimento Operaio (Anarchico, Socialista e Comunista), nonchè dalle lotte per l’emancipazione sociale e politica contro il potere e la cultura con cui si è affermato il sistema capitalista, sarebbero utilissimi nel costruire l’unità di quella parte minoritaria di popolo (homo civicus), pur con diverse idee ma interessata a togliere il potere alla grande finanza e partecipare, attraverso la democrazia diretta alla sua gestione finalizzata al bene comune.

loro

L’antifascismo e l’anticomunismo appartengono alla storia, bella o brutta che la si voglia ritenere, e oggi servono solo a rinviare la presa di coscienza che il popolo può liberarsi solo unendo tutte le forze contrarie al dominio del capitalismo finanziario… e a coprire chi, fingendo di combattere per una parte contro l’altra, assolve al compito di tenerci divisi.

  1. https://vk.com/videos452517770?z=video452517770_456239018%2Fpl_452517770_-2.
  2. https://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/11/i-derivati-valgono-10-economie-mondiali-e-la-regolamentazione-resta-lontana/117519/
  3. http://fondazionefeltrinelli.it/come-sta-cambiando-il-capitalismo-occidentale/

 

 

Ah, l’Italia …

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ah, l'Italia

Ascoltando i TG si è potuto apprendere

  • che anche la Boldrini (…venite tutti in Italia, serve gente che lavori per meno soldi e con meno diritti), figlia di genitori politici 1e2 (Vendola-Renzi) e successivamente adottata da altri genitori 1e2 (Lerner-Pisapia), ha innestato la retromarcia pronunciando il nuovo slogan renzian/misitiano: “Agli immigrati dobbiamo garantire buone condizioni di vita a casa loro”, si potrebbe così abboccare e pensare ad un rinsavimento generale dei politici che hanno, sin qui, attuato i programmi di guerre , sfruttamento e migrazioni, voluto dalla grande finanza globalizzatrice; ma sarebbe un errore. Il nuovo copione prevede infatti che di fronte al rischio che media, malavita e rete clientelare con denaro pubblico, non riescano a bloccare il disgusto popolare per le ingiustizie del loro sistema, e che questi sentimenti entrino nelle urne elettorali, i loro attori cambino provvisoriamente d’abito e di ruolo.

    Ma l’immigrazione clandestina continua, protetta dal sistema.

    Dallo stesso TG apprendiamo infatti che 1) Una nave spagnola raccoglie immigrati in acque internazionali e li sbarca, non in Spagna ma in Italia; 2) i clandestini continuano ad attraccare anche su centinaia di piccole barche, e se intercettati, nonostante esista il reato di immigrazione clandestina, vengono subito rilasciati, consegnando loro un invito a tornare da dove vengono, invito che subito stracciano e la cosa finisce lì.

    Mentre qui a Ferrara, Franceschini, di fronte alla insorgenza dei ferraresi verso il migliaio di clandestini dediti a spaccio, furti e prostituzione, ha cercato di coprire la politica dell’accoglienza sin qui svolta, facendo intervenire l’Esercito, ma è solo scena e non fanno nulla; infatti hanno regole d’ingaggio che li rendono impotenti e sono in numero esiguo al punto da non riuscire nemmeno a coprire i tre turni, visto che è il ministro del turismo nonché padrone-padrino di un comune in dissesto finanziario, facesse almeno pagare 50 Euro ai turisti per partecipare al giro della città su mezzi militari..

  • La seconda notizia è un Renzi che si dice dalla parte dei cittadini contro i banchieri. Ma questa camaleontica invenzione è tesa unicamente a creare un polverone sui nodi PD/banche e Renzi/Boschi che stanno giungendo al pettine. Le scene della Commissione d’Inchiesta, quella della contrarietà alla rielezione di Visco a Bankitalia e quella della ‘sfiducia/ rimpallo responsabilità’ tra Consob e Bankitalia, fanno parte dei finti cambi di costume e ruolo per confondere gli elettori più sprovveduti (che, anche per merito dei media, sono tanti).

  • L’altra notizia interna che troneggia nei TG è quella di una legge finanziaria per il 2018 che rinvia aumento IVA e riduzione debito pubblico a quella che dovrà essere adottata il prossimo anno, per il 2019. Ma nessuno può illudersi che la banda della Leopolda si sia convertita alle varianti keynesiane di Moser e Barnard sulla ininfluenza del debito a fronte di una moneta che torni ad essere dello stato, la loro invece è solo irresponsabilità.

    Cercando trucchi e illusioni che coprano i misfatti compiuti nel servire banche e multinazionali, i loro strateghi e consiglieri (che rispondono alla grande finanza) gli suggeriscono mosse politiche e scelte economiche che bruciano le pur minime possibilità di uscita dal cappio del debito pubblico.

    Per partiti e uomini politici che intendono mantenere il loro paese all’interno del sistema di potere cosiddetto liberista, in cui banche e multinazionali decidono liberamente regole del gioco ed eccezioni, il debito pubblico è un vincolo; averlo aumentato negli anni in cui il costo del petrolio e il dollaro forte, da un lato, e la sciagurata politica di taglio a welfare, pensioni e diritti, dall’altro, ne avrebbero consentito una forte riduzione, è stato un tradimento degli interessi nazionali.

    Ora il Governo Gentiloni, costola dei Governi Renzi, con la sua legge finanziaria, persevera nell’errore e arriva a teorizzare l’opportunità di una ‘panem et circenses’ pre elettorale che, per sottrarre consensi a Lega e 5 Stelle ha il dovere di tentare di salvarsi da una purificazione/lavacro elettorale, distribuendo prebende e mancette, a destra e a manca, rinviando i ‘rimedi/stangata’ alla Legge Finanziaria per il 2019, che per effetto di tali rinvii sarà ancor più ‘lacrime e sangue’(ovviamente non per loro & complici ma, ancora una volta, per chi vive del proprio lavoro, chi ha lavorato e chi ancora cerca lavoro).

    Non vi è economista o commentatore politico, di qualsiasi credo politico, ma con residui di dignità, che non rilevi la smaccata natura elettorale di questa legge finanziaria.

    Altro elemento rivelatore è la decisione di rifinanziare, non con i soldi del Pidirenzi, ma con quelli degli italiani, la disastrosa gestione renziana dell’Alitalia, rinviandone l’inevitabile fallimento al dopo elezioni.

Tra poche ore arriveranno i risultati del voto siciliano e speriamo che, nonostante tutto (scarsa affluenza e voto terminato ieri alle 22 con seggi ‘riaperti’ per lo scrutinio 10 ore dopo, con … ‘quasi tutti’ … gli scrutatori e rappresentanti di lista delle famiglie dei boss locali andati a letto) arrivi un’onda che poi giunga fino alle politiche disgregando il sistema di potere ora gestito da Renzi & complici.

 

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