E’ interesse pubblico non lasciar strozzare il privato italiano e creare le condizioni per difendere e innovare le imprese, superare il precariato, salvaguardare ambiente e salute.

Per il Bene Comune, dalla sua nascita ha chiesto la nazionalizzazione di Bankitalia, ma PdL, PD, Di Pietro, Lega e UDC, fanno orecchie da mercante e non intendono nemmeno dare attuazione alla legge che ne fissa le modalità (n°262, votata dal Parlamento il 28 dicembre 2005).

La proprietà pubblica della moneta è la strada maestra per mettere ordine nella finanza di un paese, sfuggendo però al trucco delle Spa pubbliche, così studiate, da centrodestra e centrosinistra, per sfuggire al controllo democratico.

La nostra proposta per uscire dalla crisi è che vada garantita liquidità alle nuove imprese ed alle piccole e medie imprese strutturalmente sane ma “strozzate” dal credito. Per attuarla serve che la Banca d’Italia sia pubblica e che il Parlamento voti un piano straordinario, con una adeguata dotazione finanziaria.

Di risorse pubbliche “per l’industria” i vari governi alternatisi alla guida del paese ne hanno bruciate una quantità incredibile, con risultati occupazionali, produttivi ed ambientali davvero scandalosi; nei nuovi interventi vanno introdotti criteri e modalità innovative.

Il tipo di finanziamento ottimale, per l’interesse pubblico e per l’impresa sana è quello di poter cedere i propri immobili, o parte degli stessi, al patrimonio pubblico, ricevendoli subito in affitto ventennale per l’ammontare annuo di 1/20 della spesa sostenuta dal pubblico, più un tasso d’interesse fisso del 2% .

In ogni momento l’impresa potrà riacquistare la piena disponibilità degli immobili versando la differenza tra la spesa sostenuta dal pubblico e gli affiti già pagati.

Per mettere il denaro pubblico al riparo dalle truffe di partito, occorre mettere l’Ente Locale come garante ed erogatore terminale di un fondo nazionale, in modo che l’intera comunità sia partecipe della scelta e garante degli impegni.

L’azienda se in regola con la propria posizione tributaria, dovrà assumersi precisi impegni, dal rispetto dei diritti dei lavoratori, alla massima stabilizzazione del precariato, dalla riduzione dell’impatto ambientale, alla sicurezza sul lavoro.

Altri due punti salienti del provvedimento legislativo dovrebbero essere:

1) L’immobile produttivo, o la sua parte, entra nel demanio comunale portando a pareggio l’investimento e dando maggiore elasticità nel bilancio comunale (rispetto al patto di stabilità) al rapporto tra la situazione patrimoniale e la spesa corrente;

2) In caso di fallimento dell’Azienda, di delocalizzazione produttiva, o di altri reati che portassero alla rescissione dell’affitto, l’Ente Locale disporrà di immobili da utilizzare a sostegno di altre attività produttive.

Qualora, come accadrà a seguito della gravità della crisi, le aziende richiedenti siano per numero e per quantità dell’investimento ben oltre lo stanziamento messo a disposizione degli EE.LL, la priorità andrebbe data alle aziende che producono a basso chilometraggio nei trasporti merci e persone, che hanno un basso impatto ambientale e che eutilizzano fonti energetiche rinnovabili.

Sviluppando questa scelta l’Italia reggerebbe la crisi e ne uscirebbe più forte degli altri sistemi paese che, per ragioni di sudditanza al sistema bancario o per la necessità di usare risorse pubbliche in cambio di rapporti politico/clientelari, continueranno a bruciare inutilmente le proprie risorse affidandole al sistema bancario, all’industria bellica, alle solite grandi industrie dell’auto (che già saturano strade e ambiente) o alla realizzazione e difesa di impianti dannosi per ambiente e salute (..e per rimediare ai loro danni, saranno poi necessarie enormi risorse pubbliche ).

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